E un tocco di genio rinnovò i timpani

Un trucco, un guizzo d’artista: è bastato un colpo di genio – e chissà chi fu il primo scultore romanico a concepirlo – per cambiare la classica rappresentazione del Cristo in gloria nei timpani medievali.

La scena del Redentore circondato dal “tetramorfo”, rappresentata centinaia di volte, è ispirata al racconto della visione di Giovanni. Gli attori sono cinque: al centro c’è il Cristo che torna nella gloria dell’Ultimo Giorno; il Salvatore è in trono e, come dice l’Apocalisse, è attorniato dai quattro “Viventi”, e cioè da un uomo, un volatile, un leone e un vitello, simboli di tutto quanto si muove sulla terra: gli esseri umani, quelli che volano, quelli selvatici, quelli domestici. Il Cristo torna, atteso da secoli, e gli esseri “viventi” – che solo in seguito diverranno i simboli degli Evangelisti! – sono pronti alla rinascita: danzano nella fine dei tempi incontro ai tempi nuovi che si aprono.

TimpanoArles

Il timpano di Arles

In questa minuetto “a cinque”, nei timpani romanici leone e vitello stanno in basso, mentre l’uomo e il volatile stanno più in alto. I quattro “Viventi” – che insieme assumono il nome di “tetramorfo”, “le quattro forme” – guardano il Signore in trono. Tutti sono dotati di ali, così che l’uomo diventa un angelo, e le due bestie terrestri si trasformano in veri e propri animali simbolici, il toro alato e il leone alato – con il secondo che, legato a Venezia, avrà molta fortuna in seguito -.

E’ in questo schema classico, che un particolare, come una scintilla, muta la rappresentazione: succede infatti che ad un certo punto il toro e il leone si “girano”, dando le terga al Salvatore; ma poi, per non essere scortesi e non smettere di guardarlo, di nuovo voltano la testa, indirizzando lo sguardo verso il centro. Con questa giravolta, e poi con la torsione del collo, le due bestie alate riempiono al meglio lo spazio particolare del timpano, e allo stesso tempo danno un impulso di movimento alla scena. Si confrontino due timpani per molti aspetti simili, quello di Arles e quello di Chartres, che mostrano bene la differenza di impostazione: statica e classica ad Arles, dove toro e leone sono rivolti verso il centro; mossa e briosa a Chartres, dove girati e rigirati i due quadrupedi danno alla scena una nuova inattesa vivacità.

TimpanoChartres

Il timpano di Chartres

Non sapremo mai quale scultore romanico abbia inventato questa “inversione”, facendo scoccare la scintilla. Comunque, che sia stato un guizzo isolato poi copiato da altri, o un’invenzione a cui molti sono arrivati per proprio conto, siamo di fronte ad una geniale intuizione, che ha ridato brio ad una scena tante volte rappresentata. Sarebbe bello avere un catalogo, una mappa, per vedere chi tra gli scultori medievali, e dove, ha saputo e voluto far proprio questo trucco d’artista.

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