Paolo, un apostolo clandestino a Silos

Lo dico con tenerezza: il Maestro dei rilievi di Silos sa scolpire bene solo le figure in piedi. Però con queste fa meraviglie. E che emozione, che leggerezza, nel suo capolavoro, in quel “Dubbio di San Tommaso” fatto tutto di uomini in piedi, eppure vivo come poche altre sculture romaniche!

Nel chiostro del monastero di Silos, famoso per il suo doppio giro di colonnati e capitelli – siamo nell’alta Spagna, regione di Burgos -, il “Dubbio di san Tommaso” è uno degli otto grandi pannelli che ornano i pilastri angolari. L’ampio spazio rettangolare è riempito di tredici figure in piedi: quelle di Gesù e di Tommaso, faccia a faccia, e quelle degli Apostoli che assistono al dialogo.

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Chiostro di Silos, il rilievo che rappresenta il “Dubbio di san Tommaso”

Magistrale è la rappresentazione dell’incontro, quello che nessun cristiano dimentica. Dice infatti Gesù a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. E mentre l’apostolo, preso ancora dal dubbio come ciascuno di noi, non trattiene la mano e vuole la sua certezza, il braccio del Cristo già quasi lo avvolge, e ne abbraccia la pervicace umanità. Non lo condannerà, il Signore; e al tardivo: “Mio Signore e mio Dio!” pronunciato da Tommaso, risponderà con un mesto: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. Benedizione triste, più che sentenza; che non sanziona, ma piuttosto compatisce, proprio come fa quel braccio allargato, che nel rilievo di Silos risalta come una freccia conficcata sul bersaglio.

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Le guardie addormentate davanti al sepolcro

E poi gli uomini in piedi, di cui dicevamo. Tommaso e il Cristo, e i Dodici tutto attorno. Il Maestro di Silos ha vere difficoltà a scolpire figure in posa diversa – guardiamo solo, su uno degli altri pannelli, le pose goffe dei soldati dormienti davanti al sepolcro – ma questo gruppo di figure in piedi è invece un capolavoro di equilibrio e nitidezza: per i lenti passi di danza delle figure in prima fila, per la varietà sottile dei volti, per il modo in cui ogni figura pulsa partecipe di quanto accade… e soprattutto per la stupefacente grazia con cui il gruppo degli apostoli “circonda e racchiude in sé le figura maggiore del Cristo. C’è un arco in pietra, a coronare in alto la scena, ma già le teste inclinate dei Dodici costruiscono una cupola avvolgente intorno al dialogo tra il Messia e l’Uomo: custodiscono con le loro figure il grande dono della fede.

Uno degli apostoli, in particolare, risalta. Sta in fianco al Messia; la sua testa costituisce il centro della composizione. E’ san Paolo, l’Apostolo delle Genti, l’apostolo della Fede, individuato come tutti gli altri dal nome inciso sull’aureola. La sua presenza in questa scena ribalta le regole della storia – quando Gesù apparve ai suoi e a Tommaso, san Paolo era ancora Saulo, e ancora perseguitava i cristiani! – e per questo, con ancora più forza, rappresenta la grande sfida tra dubbio e fede. I suoi occhi guardano la mano tesa dell’incredulo, e la combattono con la testimonianza e con la forza della fede.

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Tommaso tocca il costato di Gesù

 

Tutti gli otto rilievi del chiostro di Silos – già ricco per i magnifici capitelli – hanno la stessa forma rettangolare, e ogni scena è coronata da un arco. Sono collocati a due a due all’incrocio delle gallerie del chiostro. Al “Dubbio di san Tommaso” si affianca la vicina scena dei “Discepoli di Emmaus”, altra bellissima prova di come il Maestro di Silos sa trattare le figure in piedi; i due rilievi in questione sono opere di grandissimo valore, per certi versi ingenue ma ricche di personalità e di pathos, datate intorno ai primi decenni del XII secolo secondo alcuni, secondo altri agli ultimi anni del secolo precedente. Riferibili alla medesima mano sono anche il pannello della “Deposizione” e quello del “Sepolcro e Visita delle donne”, anche questi notevolissimi, e poi quelli dedicati alla “Pentecoste” e all'”Ascensione”, meno felici pur se anch’essi… pieni di figure in piedi.

Diverso l’autore degli ultimi due pannelli, l'”Annunciazione” e l'”Incoronazione della Vergine con l’Albero di Jesse”.

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Silos: davanti ai pannelli più belli del chiostro

 

 

5 pensieri su “Paolo, un apostolo clandestino a Silos

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Alessio Avanzini (da Fb):
    Paolo è la trasposizione latina di Saulo, che tale era prima e tale rimarrà. Poi difficile che perseguitasse i cristiani che… nemmeno esistevano.
    Ovvio che non può essere nel Cenacolo. La conversione di Paolo così come la precedente persecuzione, di cui peraltro si parla in diverse agiografie ma nn si ha notizia certa, sono ovviamente posteriori a tutti i fatti “raccontati” nel bellissimo rilievo. Quindi non possono essere contemporanei o precedenti addirittura come dite. È molto probabile invece che l’autore abbia voluto portare il messaggio Paolino, vero fondatore del credo cristiano, all’interno del cenacolo per darne maggior base dal punto di vista teologico e dimostrare la continuità tra il Cristo della croce e la resurrezione e Paolo appunto. Non dimentichiamo che la resurrezione è fulcro del canone di Paolo.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      I discepoli del Cristo, i “cristiani”, esistevano eccome, anche prima del Cenacolo, anche prima della crocifissione… Non a caso a Silos un “pannello” parallelo ritrae proprio i “discepoli” di Emmaus. Il tema è: pochi giorni dopo la risurrezione, Saulo – che non poteva essere nel Cenacolo perché ancora non convertito – era già impegnato nella sua “lotta” contro la nuova fede?

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Alessio Avanzini (da Fb):
        Non mi addentro in una discussione storico/teologica che risale..agli albori dei tempi. Ma cmq mi permetto di dissentire sulla definizione di ” cristiani”. Che i discepoli di Gesù, si possano definire cristiani, è cosa molto contestata e per diversi motivi. Fino al 134 d.c., si preferisce parlare di un gruppo diversificato all’interno del giudaismo. D’altronde, lo stesso Paolo, nel suo peregrinare non si lesinava certo nell’entrare nelle Sinagoghe delle città che visitava per compiere i riti necessari. Definire quindi i nuovi fedeli, che seguono un nuovo messaggio ancora tutto da definire, come cristiani è una forzatura ed una semplificazione dei tempi posteriori. Comprensibile per carità, ma non corretta. All’ultima domanda è difficile rispondere. Innanzitutto presuppone che Gesù sia stato crocifisso per motivi di fede, come ” capo” di una nuova religione o che dir si voglia. Ma anche questa è una visione posteriore. Ci vorrà tempo perché i discepoli si organizzino in comunità, e quindi solo posteriormente ci potranno essere persecuzioni nei loro confronti. Personalmente credo che il lasso di tempo tra i due eventi sia abbastanza largo, e che solo la ricostruzione posteriore, soprattutto agiografica e quindi poco attendibile nella cronologia, abbia avvicinato i fatti.

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        • Giulio Giuliani ha detto:

          Grazie, Alessio. Analisi chiarissima, e condivisibile. Molto giusto precisare le molte cose che scrivi, e che nell’articolo sul “pannello” di Silos stavano sullo sfondo, solo accennate. Mi permetto di aggiungere – sempre semplificando molto – che tra la risurrezione di Gesù e le “persecuzioni” può essere passato, come dici tu, un lasso di tempo non breve. Ma tra la risurrezione – quindi tra l’apparizione nel Cenacolo – e l’attività di Paolo come “persecutore” non ci può essere una distanza temporale significativa: pochi anni dopo la vicenda terrena di Gesù, Paolo era già convertito, e “apostolo” con Pietro, quindi le “sue” azioni di “persecuzione” sono contemporanee o vicinissime al tempo dell’apparizione nel Cenacolo.

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