West-werk: il regio palazzo in facciata

Ciò che più impressiona, visitando le grandi chiese della Germania romanica, sono le facciate trasformate in palazzi alti e possenti: gli storici dell’arte parlano di west-werk, e catalogano con questo nome – “corpo occidentale” – la magnifica speculazione edilizia con cui gli architetti del nord stravolsero le loro chiese, rendendole inconfondibili.

In principio era un porticato: le chiese paleocristiane infatti avevano, davanti all’ingresso, un portico, non molto di più; la facciata, più sopra, era sottile, una parete liscia. Furono i secoli del romanico a trasformare quella facciata originaria in una struttura spessa e  complessa, partendo appunto da quel portico: accade anche in Italia ed in Francia; ma in Germania l’evoluzione è davvero abnorme.

In principio, dicevamo, era un porticato, una tettoia posta a riparare l’ingresso della basilica. E sono mille i porticati in pietra che il tempo romanico ci ha lasciati: a Pomposa, ad Autun, a Sant’Angelo in Formis, a Cardona, in tante chiese medievali romane… Nel passo successivo, il porticato si fa più chiuso, e si trasforma in un “nartece”, cioè in un locale di passaggio, un’anticamera da attraversare prima di accedere alla navata e alla chiesa vera e propria: è quello che accade a Vézelay, per fare un solo esempio. Il nartece poi si sdoppia in altezza, diventando un vero e proprio volume a due o più piani posto davanti alla facciata della chiesa: ecco che questa si gonfia, come a Paray-le-Monial, o a Chatel-Montagne. Qui ormai il volume frapposto tra la facciata e la navata dà alla facciata stessa uno spessore suo proprio; e questo volume dialoga poi con la navata sia al piano terreno, dove si colloca appunto l’accesso vero alla navata, sia al piano superiore, dove spesso si realizza una tribuna che, soprelevata, guarda verso l’interno della chiesa.

La facciata non è più un semplice muro: tutti questi diversi tentativi e queste soluzioni – quando non si concretizzano in un vero e proprio corpo di fabbrica aggiunto alla chiesa come a Saint-Philbert a Tournus o a Fleury – la trasformano “da parete a struttura”, ne fanno un volume con una sua propria dimensione e con una sua propria articolazione. In molte chiese del romanico compiuto, quindi, si accede allo spazio sacro della navata non più attraversando la semplice facciata lineare della chiesa paleocristiana, su cui si apre una porta; ma piuttosto attraversando un vero e proprio spazio dell’ingresso, un ambiente nuovo, che dà luogo ad un cammino graduale che porta da “fuori” a “dentro”. E così, proprio come progressivamente gli architetti romanici trasformano con una sempre maggiore articolazione la struttura orientale della chiesa, agiscono anche sulla facciata, trasformando un semplice portico in un nartece, costruendo tribune che, sopra il nartece guardano verso la navata… operando con il gusto tipico romanico che cerca e ama la tensione tra volumi e forze, e non certo la semplice interlocuzione tra superfici passive.

Ma la potente esperienza tedesca, con i suoi giganteschi “corpi occidentali”, va ben oltre: nelle regioni dell’Impero, infatti, la metamorfosi della facciata non risponde solo a finalità architettoniche; qui infatti è forte – specie nelle basiliche “imperiali” come il duomo di Spira – la necessità di costruire, dentro la chiesa, un luogo privilegiato che sia dedicato e riservato all’Imperatore; e questo luogo privilegiato viene presto individuato nella facciata.

Ecco che cos’è il west-werk: è un nartece degno dell’Imperatore e della sua corte; è la mole articolata di spazi e di affacci che, durante la liturgia, controbilancia l’altro luogo privilegiato della chiesa, e cioè il complesso altare-presbiterio-abside in cui il Vescovo o l’Abate dimostravano ad ogni celebrazione il loro potere spirituale. Alla cattedra del celebrante, nell’abside, si contrappone la cattedra opposta dell’imperatore, nel west-werk. E’ anche il luogo in cui l’Imperatore, oltre ad assistere alle funzioni religiose, si fa presente nella città, abita, riceve, governa. E’ il “corpo occidentale” possente che ne celebra l’autorità.

E all’esterno, la mole massiccia del west-werk – che si propone come un palazzo di molti piani, dalle molte torri e dalle funzioni evidentemente diverse da quelle religiose – controbilancia il fiorire di absidi, torri e tiburi della zona orientale. E testimonia a chi guarda la forza dell’Imperatore, lo addita come autorità sempre presente e sempre potente, anche là dove si parla di fede, misteri, liturgie e preghiera.

WestWerkSpira1

Il Duomo di Spira con il suo massiccio west-werk, ricostruito in epoca moderna, ma splendido in questa foto particolarmente intensa di U.Walli da http://www.andareingiro.net)

 

5 pensieri su “West-werk: il regio palazzo in facciata

      • Giulio Giuliani ha detto:

        Marco Squarcini (da Fb):
        Da giovane me le bevevo tutte e ho sospirato di ammirazione in tutte le chiese di Colonia… Finché, salendo su una delle torri della facciatadel Duomo, non mi sono accorto che è in cemento armato. Da allora sono diventato più schifiltoso e mi sdilinquisco solo nei cntri non bombardati: Bamberga, Naumburg, Quedlinburg, Gernrode eccetera eccetera… 🙂

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  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Maurizio Lanzetta (da Fb):
    Tipico delle cattedrali imperiali tedesche, bicefale, proprio per mettere in evidenza la parità di importanza dell’Imperatore col Principe-Vescovo. Purtroppo questo nartece é ottocentesco, ma comunque bellissimo. Bisogna ricordare che il Duomo di Spira (Speyer) fu trasformato da Napoleone in una stalla e lui stesso voleva abbatterlo, abbattimento che fu osteggiato da sua moglie. Conserva una delle cripte più belle in territorio tedesco

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