La cripta? E’ un cuore che “non regge”

La cripta è un cuore che non regge. Sono arrivato a questa conclusione, cercando di comprendere questa parte della chiesa romanica – la “cripta”, appunto – tanto importante, ma a cui si tende ad attribuire origini e funzioni a volte eccessive.

La cripta è un cuore: non c’è dubbio infatti che questo ambiente abbia la funzione di custodire ciò che di più sacro è contenuto in una chiesa. Nella cripta, cioè nella parte più “nascosta” (il greco krypté e il latino crypta hanno questo significato) sotto l’altare della chiesa si conservano il corpo del santo, o la reliquia preziosa. In questo spazio riparato e sacro si venera e si prega il sarcofago o il reliquiario. Vi si svolgono riti particolari; ma vi si svolge, soprattutto, la visita dei pellegrini al “cuore” della chiesa: essi vi discendono da uno degli accessi – molto spesso le cripte ne hanno due -, poi girano intorno al sacro oggetto che la cripta custodisce, e risalgono dalla scala sull’altro lato. Da approfondire: la cripta svolge il ruolo che più avanti, nel romanico maturo e poi nel gotico, sarà affidato al deambulatorio; cripta e deambulatorio, una nei secoli alti e l’altro nel medioevo più recente, sono due percorsi, alternativi, intorno al sancta sanctorum

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Santa Giustina a Sezzadio (foto: Paolo Salvi)

La cripta è un cuore, quindi; ma è un cuore che “non regge”. Dal punto di vista strutturale, è sbagliato pensare alla cripta come al primo nucleo della chiesa, come ad uno spazio antico su cui la chiesa viene edificata in seguito. No: la cripta romanica è un locale costruito come parte della chiesa che viene edificata; e con questa sta in un rapporto di contemporaneità; non è l’embrione, il nucleo antichissimo nato a sé stante, ma al contrario essa viene semplicemente prevista nel progetto costruttivo, insieme alle altre parti dell’edificio. Certo: molte cripte sono più antiche della chiesa in cui si trovano; ma questo accade perché la parte superiore della chiesa è stata ricostruita, magari dopo secoli, e però in quell’occasione si è deciso di conservare la cripta originaria; e non perché la cripta costituisca “le fondamenta antiche” della chiesa. Ecco, allora: normalmente, la cripta è un cuore “che non regge”: costruita come parte della chiesa, porta il semplice peso del presbiterio che le sta sopra, del piano di calpestio; al contrario, non grava sulla cripta tutto il peso della struttura sovrastante, delle mura e delle coperture del presbiterio e dell’abside. Banalizzando all’estremo – e ovviamente senza escludere casi differenti – la cripta può essere paragonata più ad un soppalco, pensato per “dividere” lo spazio, che alle fondamenta dell’edificio intero, costruite per reggerne il peso. Idealmente, nella semplificazione estrema, la cripta “non regge”; e lo si vede bene a Nonantola, dove la vastissima cripta della grande chiesa abbaziale è “attraversata” da grandi pilastri: sono quelli a portare il peso della parte di chiesa sovrastante, che su questi poggia, non certo sulle colonne della cripta.

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Cripta di Nonantola: tra le esili colonnine si vedono tre dei grandi pilastri “passanti” che portano la chiesa

Proprio perché “non regge”, proprio perché non porta un peso strutturale ma solo il pavimento del presbiterio e le funzioni che vi si svolgono, la cripta può essere sorretta dalle esili colonnine e dagli esili capitelli che si incontrano a Modena, ad Aquileia, nell’Abbadia San Salvatore, a Trani, in Sant’Eusebio a Pavia, a Sezzadio, a Cardona… Sopra di queste colonnine e sopra questi piccoli capitelli si innalzano, nella stragrande maggioranza dei casi, piccole volte a crociera. Può sorprendere, questa diffusione della crociera in tante cripte; e può sorprendere che la cripta sia voltata “a crociera” anche in quelle chiese e in quelle regioni dove il resto dell’edificio rifugge questo tipo di copertura e le navate magari sono ancora completate in legno. Ma tant’è: in un locale sotterraneo, com’è la cripta, la copertura “a crociere” permette di scaricare al meglio i pesi. E c’è di più. In un locale basso, com’è la cripta, la copertura “a crociere” libera spazi: immaginate infatti la cripta di Nonantola coperta con lunghe volte a botte? Sarebbe come tagliata a fette… La copertura con volte a crociera, invece, frapporrebbe sotto il solaio l’ostacolo minore possibile, permette i movimenti, non costringe ad incurvarsi più volte percorrendo questo spazio sacro.

E’ vero: alcune chiese sono sorte su precedenti antichi sacelli. Ma la cripta romanica è un’altra cosa. E’ tutt’altro che un residuo dell’antico: al contrario, la sua “invenzione” è perfettamente inserita nel percorso del romanico, e la sua struttura è funzionale e razionale: è un cuore che “non regge”, ma sa svolgere benissimo il proprio lavoro dentro l’organismo, complesso e coerente, della chiesa romanica.

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La cripta dell’Abbadia San Salvatore (dal bel sito http://www.cittadellefiaccole.it)

 

P.S.: Alla stesura di questo articolo ha contribuito in modo fondamentale il confronto con alcuni amici e il loro prezioso contributo: Before Chartres ringrazia in particolare Emi Lamberti, Angela Gilberto, Paolo Salvi, Leonardo Begliomini e Pietro Castelnovi.

 

11 pensieri su “La cripta? E’ un cuore che “non regge”

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Un discorso che fila, non c’è che dire. In molti punti lo trovo condivisibile, ad esempio sul fatto che la cripta sia pensata in origine insieme alla chiesa primitiva; abbiamo però anche cripte costruite in tempi successivi rispetto alla chiesa e spesso sono le più alte e spaziose. Quelle originarie sono con campate piccole e quadrate, con volte immancabilmente a crociera, spesso non cordonata (più in uso nel gotico). Non ho argomenti abbastanza forti per contrastare il tuo assunto. L’unica cosa che mi pare non hai detto, è che talvolta la cripta, più che essere il luogo delle reliquie e semplicemente una chiesa iemale (da hiems, inverno in latino), cioè un luogo di ridotte dimensioni e meno freddo della chiesa superiore.

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    • Walter Scarpi ha detto:

      Non l’avevo mai vista così. Ora che la guardo così, mi pare ovvio. La cripta è dunque un cielo sotterraneo, libero da funzioni strutturali d’insieme, sgravato da compiti ancillari. Uno dei pochi spazi che si basta: non porta il peso d’altri. Ecco a cosa serve, anche, il guscio esterno: a custodire un circuito segreto, libero, leggero.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Pietro Castelnovi (da Fb):
    Bell’articolo! Mi sento un poco citato…😉 costruttivamente l’accostamento ad un soppalco é esatto, peró va approfondito, é letteralmente il caso di dirlo, l’aspetto volumetrico della cripta. Essa non é solo un diaframma, quella é la copertura della cripta, giustamente definita un soppalco, o anche un palco per innalzare il presbiterio. La cripta é peró una chiesa nella chiesa, É divisa in numero ben preciso di navate, ha absidi e altari e soprattutto é profonda, o meglio piú profonda della chiesa. É quindi un volume denso, compresso, direttamente legato alle sepolture, é un tramite tra vita e morte, luce e tenebre, sopra e sotto. Nella chiesa di San Glisente a Berzo, Vallecamonica, la cripta duecentesca si dice prenda il posto di preistorici luoghi di osservazione astronomica. Rimane la parte piu intonsa della chiesa a 2000 metri la parte superiore ha avuto molti problemi a resistere nel tempo. Li sulla cima del monte, in un luogo di luce soverchiante, ancora oggi c’é questo volume interrato, disegnato a terra da un cerchio e da e da un rettangolo aureo, entrambi di egual perimetro, quattro colonnine esili dividono l’aula in tre navatelle, le colonne son poste nei 4 punti cardinali, 5 feritoie inquadravano sorgere e calare del sole negli equinozi e nei solstizi. Oggi ancora succede intorno al 21 giugno e al Natale che la luce calda e d’oro del sole penetra questo grembo sotterraneo aprendo un varco tra vita e morte, tra luce e buio tra cielo e terra. Questo volume, la cripta, É necessario allo spazio sacro, tanto che, quando non si riesce a scavarla sotto al presbiterio, la si realizza dislocata. Nella chiesa della SS Trinità a Esine, la cripta é a fianco della chiesa, semi-nterrata: la roccia compatta impediva di scavare agevolmente.

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  3. Chiara De Lorenzi ha detto:

    La cripta piu’ Che il cuore rappresenta il SEME,cioe’ Il Santo ( spesso un martire) che sepolto sottoterra morto, fa “ fiorire” la Chiesa soprastante. Come da Cristo morto e risorto prende vita la Chiesa, così dai Cristiani Santi la Chiesa continua a vivere nei secoli. Tutta l’ architettura sacra cristiana, massimamente medievale,si deve considerare come Sacra Scrittura tradotta in pietra dal grande valore teologico a fine catechetico

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  4. Paola Lamberti ha detto:

    grazie innanzi tutto.
    poi questo è un pensiero ” a briglia sciolta” nella cripta ci sta il santa Santorum, ci sta la discesa agli Inferi inteso più come memoria che come dannazione, come discesa nel grembo della Terra, come discesa alle origini, dentro se stessi…una sorta di deserto interiore.
    ultima libertà, non sparatemi…nel vedere tra le immagini delle cripte quelle di grandi dimensioni, con ampia profondità e maggior respiro ho trovato una contaminazione con la moschea di Granada e forse altre. Sarebbe bello capire meglio…
    Ps: la cripta di Nonantola è poi, per me troppo luminosa, il nuovo impianto impoverisce quel chiaroscuro che doveva essere in origine.

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