Duomo di Parma, campione romanico

Eppure la cattedrale di Parma, con il suo interno completamente invaso da figurazioni barocche, è più profondamente romanica della romanicissima cattedrale di Modena. Dimenticate le facciate; concentratevi invece sull’interno delle due chiese, e confrontatele. La navata di Modena – è vero – è tutta pietra rossa calda e medievale, mentre Parma… cosa si può dire di Parma, se guardi in alto e attorno e vedi solo colori e movimento e santi affrescati? Torniamo a Modena: da un pavimento in cotto salgono, alternati, pilasti compositi e colonne; li interrompono classici capitelli in pietra, e più in alto lo sguardo percorre i matronei, e nella volta le crociere sono marcate e chiare… Che può dire Parma, invece, dove perfino la luce sembra sia stata accesa ben più tardi, forse solo nel secolo del manierismo? “La prima impressione entrando (…) non è quella di un monumento romanico” scrive Sergio Stocchi. “E’ infatti il colore che determina la prima sensazione, non l’architettura; e il colore – continua – è quello degli affreschi cinquecenteschi che ricoprono tutto quanto: pareti, volte, archi e costoloni, e poi, procedendo verso il presbiterio, i transetti e la cupola” (Emilia-Romagna, Italia Romanica, Jaca Book, p. 192). La prima impressione, a Parma – anche la mia – non è quella di entrare in un monumento medievale.

CapitelloParma

Uno dei capitelli dei pilastri

Eppure… Eppure la grande cattedrale di Parma conserva, nascosta sotto il rivestimento pittorico tardo, una purissima struttura romanica. E la sua grande navata è forse il più bell’esempio, nel Belpaese, di romanico compiuto e coerente: regge il confronto con la basilica di Compostella e la normanna Lessay, e gareggia in maestosità con le grandi chiese ottoniane, che supera tutte in eleganza.

Regolari le campate, elegantissimo l’alzato, con quel matroneo continuo che cammina lungo la navata senza farsi distrarre dai dipinti che lo assediano, e anzi con essi dialogando come in un cammino fatto volentieri assieme. Perfettamente romanica la copertura a crociere continue, rara nelle grandi cattedrali italiane – pensate a San Miniato a Firenze, o al Duomo di Pisa, e alle mille chiese medievali coperte da capriate -. Coerente il dialogo tra la navata principale e quelle laterali, che rispondono con le loro volte a crociera quadrate alle volte a crociera rettangolari della navata maggiore. Splendida e diffusa, nelle posizioni canoniche, la scultura: più di cento i capitelli sui pilastri, e sulle colonne dei matronei, e in alto all’attacco delle volte, senza contare quelli della cripta.

Così, se osservato profondamente ad occhi socchiusi, per la sua struttura il duomo parmense parla, sotto gli affreschi tardo cinquecenteschi, un linguaggio romanico tra i più puri (più puro, per tornare a confronti quasi irriverenti, di quello parlato a Modena, dove le volte, e anche il mirabile pulpito, sono già gotici!). E a dirla tutta forse Parma è più romanica di Modena proprio grazie a quel colore, a quegli affreschi, a quel rivestimento di immagini del XVI secolo che ricopre ogni angolo del suo interno. Perché l’idea di una chiesa romanica spoglia, asciutta, con muri in mattoni o in pietra “a vista”, è in realtà uno stereotipo, e le basiliche del tempo romanico erano molto spesso intonacate e poi completamente affrescate: “Sappiamo che il colore, gli affreschi, la ‘sontuosa tappezzeria’, esistevano anche nelle chiese romaniche, anche se sono andati quasi ovunque perduti. Il linguaggio pittorico era ovviamente un altro – spiega con parole chiarissime Sergio Stocchi – ma l’effetto cromatico d’assieme non doveva essere molto diverso da quello che gli affreschi cinquecenteschi danno oggi al duomo di Parma” (ibid, pp. 192-193).

Parma1

Parma, la navata del Duomo e la volta

6 pensieri su “Duomo di Parma, campione romanico

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Sara Pacifico (da Fb):
    Non c’è penombra, ma una vivida luce che emana dagli affreschi cinquecenteschi, Un campionario di scultura romanica, di pittura, di storia, dispiritualita’. Immagino le signore di un tempo sedute nei matronei, in tanta bellezza, unica esperienza sensoriale vissuta come anticipo del paradiso.

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