Tra Ravenna e Firenze, ecco Pomposa

Pomposa

La torre di Deusdedit e la chiesa

L’abbazia di Pomposa, pienamente romanica, è come un’altalena nel prato vasto del Medioevo. Capace di portarci indietro nel tempo, grazie alle sue origini “bizantine”, riesce poi a condurci di slancio fino ai secoli del Medioevo inoltrato. Nell’aura soffice che la circonda, Ravenna si sposa a Firenze; e agli elementi di chiara derivazione paleocristiana – gli splendidi pavimenti intarsiati, la struttura decisamente antica, le mura sottili e ricamate – risponde, grazie agli affreschi trecenteschi sparsi insieme su ogni parete dell’interno, un afflato di vitalità tipico già dell’era dei Comuni.

Solo il campanile, posto in fianco alla basilica come una quercia vigorosa, parla decisamente un linguaggio romanico. Dice la sua data di nascita – l’anno 1063 – e dice il nome del suo costruttore, Deusdedit. E piantata nel mezzo del lungo tempo medievale, la torre è un po’ come l’asse del pendolo: tutto attorno a lui e alla chiesa, fluida come la nebbia si svolge una parata di bellezza che davvero va dai secoli della prima cristianità fino quasi alla Rinascenza.

Così, Pomposa e la sua abbazia forse non soddisfano appieno i puristi del romanico, coloro che cercano pareti spesse, finestre piccole e capitelli abitati da centauri e leoni. Ma per chi ha voglia e pazienza, l’antico complesso e la sua storia secolare diventano un abbecedario del Medioevo, una “summa” del meglio dei secoli che un tempo si chiamavono “bui”, e che a Pomposa invece dimostrano di essere luce continua, via via diversa ma mai affievolita.

Pomposa05

La splendida aula dell’abbazia

10 pensieri su “Tra Ravenna e Firenze, ecco Pomposa

  1. Rossana Lenzi ha detto:

    Ed il suo splendido campanile porta comunque impressa l’inconfondibile impronta del simbolismo medioevale, in quelle sue finestre che si allargano e si moltiplicano, via via più splendenti e numerose a meno a mano che si innalzano verso il cielo: simbolo dell’anima che tenta di avvicinarsi a Dio. Tutti i campanili di quell’epoca esprimono con le loro finestre via via più leggere questo medesimo simbolo, meraviglioso afflato verso Dio.

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  2. Anonimo ha detto:

    Devo vederla ancora ma ho visto Ravenna e ho visto la Cattedrale di Otranto..c’è un filo rosso che le accomuna e le lega anche ad Aquileia, o il filo rosso è la mia passione per il romanico, cosa che del resto non riesco a spiegarmi..Giulio tu come te lo spieghi??

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Aquileia, Pomposa, Ravenna, Otranto: grandi centri dell’arte del Medioevo, ma anche grandi realizzazioni dell’arte medievale… adriatica. Forse il “filo rosso” è il mare, e il dialogo che via mare tutti questi centri hanno mantenuto… oltremare. Episodi d’arte che guardano sicuramente meno di altri al romanico europeo, e molto invece a Bisanzio e all’oriente in genere.

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