Il dubbio di Sara, da Mamre a Parma

Avvenne a Mamre, all’ombra di una quercia – e lo ripropone uno dei capitelli della cattedrale di Parma – l’incontro misterioso, e gravido di eventi futuri, tra Abramo e gli angeli che si avvicinarono alla sua tenda.

Narra la Bibbia che Abramo “sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno”. Abramo è già vecchio, com’è anziana la moglie Sara, che riposa nella tenda; e vaga come un nomade, Abramo, perché insegue la promessa fattagli dal Signore, e cerca la terra in cui potrà finalmente stabilirsi. “Egli alzò gli occhi – continua il capitolo 18 della Genesi – e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo»…”. Tre uomini vede Abramo, ma in quei tre uomini riconosce il Signore; e in tutto l’episodio a Lui, e a loro, il vecchio patriarca si rivolge usando alternativamente il singolare e il plurale.

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L’incontro tra l’anziano patriarca e “gli angeli”

Operando la sua sintesi, piena di significato, il capitello di Parma ferma e mostra il racconto nel momento cruciale dell’incontro. I “tre uomini”, a sinistra sono rappresentati come tre angeli – e vedremo che davvero sono portatori di un messaggio -; in questo modo l’artista romanico scioglie il conflitto, e giustifica l’incertezza che percorre il testo biblico: coloro che Abramo vide non erano uomini, ma potevano essere sembrati uomini; e poiché erano inviati del cielo, bene ha fatto il patriarca a intrevvedere dietro al loro arrivo la presenza del Signore. Al di qua della quercia, che ci riporta a Mamre, Abramo è rappresentato con il bastone, e con i tratti somatici della vecchiaia.

Sara, a sinistra, ascolta. Ascolta e riflette. Ascolta e si interroga, e forse ride. Perché dopo aver preparato focacce per gli ospiti, e dopo aver servito loro la carne cucinata per volere del marito, Sara sente dire di sé cose difficili da credere:

Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda ed era dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? C’è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio». Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma quegli disse: «Sì, hai proprio riso».

Andò così, quel giorno, alla quercia di Mamre. Il vecchio Abramo, con la sue fede incrollabile, corse incontro a tre sconosciuti, e li accolse, e in essi vide il Signore. I tre uomini recavano il dono della fertilità e di una discendenza che sarà numerosissima, rappresentato da ciò gli angeli portano nelle mani. Ma mentre Abramo si aprì, e si aprì con fede, Sara invece dubitò, perché la promessa di una discendenza era stata fatta a lei e al marito tante volte, e per questo risuonava ormai vuota alle sue orecchie. Eppure, un anno più tardi, al proprio seno allatterà Isacco, quel figlio ormai insperato… che poi Abramo sarà pronto a sacrificare al Signore. Ma questa è un’altra storia, narrata in altre pagine della Bibbia, e in altri capitelli.

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ParmaCapitelliGherzi2L’incontro alla Quercia di Mamre, raffigurato di rado nei rilievi romanici, è uno degli episodi biblici scolpiti nel Duomo di Parma. I capitelli della cattedrale, databili al XII secolo e attribuibili a mani diverse, sono stati dorati nel Cinquecento. Sono per la maggior parte decorati con elementi vegetali, con animali e animali e figure mitologiche, tratte dalle favole del tempo – tra i più noti il capitello con l’asino che si esibisce alla cetra – , scene di vita quotidiana, e soldati a cavallo, arcieri, cacciatori, e ancora storie di santi, e scene di iniziazione alla fede. Tra le scene bibliche rappresentate, anche il Sacrificio di Isacco, che si collega all’annuncio del suo concepimento; altri capitelli istoriati rappresentano Sansone e Maria.

Posti al culmine degli alti pilastri della navata, o nel colonnato dei matronei, i capitelli della Cattedrale non sono facilmente osservabili: in questo post sono utilizzate le foto di Roberto Gherzi, che nella sua Pagina Fb “Roberto Romanico” ha pubblicato un ampio e interessantissimo album.  

 

 

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