Romena: il genio italiano in un’abside

Quella parte absidale così ruvida, eppure così aggraziata, che, mostrandosi a chi giunge da Poppi, sembra declinare a sinistra più che a destra, fondendosi alle costruzioni attigue su quel lato: questo è il paradigma della Pieve di Romena, per chi la osserva con lo sguardo appassionato, per chi ne porta con sé la più classica delle cartoline illustrate.

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La parte absidale in una bella foto di Alberto Moriconi

E in effetti questa zona orientale è particolare e notevole: l’abside è una sola, non affiancata dalle absidiole che molto spesso – ma non qui in Toscana! – concludono a loro volta le navate laterali. Eppure un doppio giro di archetti si stende dalla curva dell’unica abside, e coinvolge con la propria decorazione ordinata e profonda tutte le pareti di fondo: si ricava così la sensazione di una parte absidale complessa e articolata, pur su uno schema addirittura elementare. E la Pieve di Romena, così, risponde a tante altre chiese, e addirittura ad altre “scuole” dell’Europa romanica – si pensi solo a quella d’Alvernia, dove le absidi fioriscono mirabilmente -, fornendo un esempio tra i più belli tra quelli espressi dal genio romanico italiano.

Il corpo della Pieve è pieno di fascino; l’impianto basilicale – la copertura è in legno, il transetto è assente come pure i matronei, i sostegni sono costituita da semplici colonne con capitelli rustici – è anch’esso molto italiano, quasi indifferente all’evoluzione strutturale del romanico. Terremoti e smottamenti e crolli conseguenti, però, hanno privato la chiesa di tutta la parte occidentale: le prime due campate non esistono più, e la Pieve risulta quindi di molto più corta di quanto non fosse in origine; la facciata attuale è un semplice muro tirato su dopo i crolli, a chiudere quanto restava della basilica.

Più corta, e per questo più raccolta, la Pieve di Romena sembra quasi essersi voluta adattare, da sé, ad accogliere la vita quella vivacissima comunità cristiana che oggi la abita. Romena stupisce anche per questo suo tratto particolare: è da decenni infatti il cuore antico di un’intensissima attività di incontri, ritiri, predicazione, accoglienza, tutta ancorata alle radici della fede e della spiritualità cristiana.

Succede, a Romena, quanto purtroppo non accade in tante chiese e in tanti complessi di fondazione medievale: qui la navata, e il presbiterio, e il sagrato continuano a svolgere, e con grande intensità, le funzioni per cui furono costruite; e lo stesso dicasi delle strutture di servizio della Pieve, anch’esse ancora utilizzati dalla fraternità di Romena al servizio dell’accoglienza, della riflessione spirituale, dell’ospitalità per chi cerca condivisione e preghiera.

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La Fraternità riunita nella chiesa

Va detto: così come alcuni tra gli amanti del romanico (non tutti) restano sconcertati nel vedere certi monasteri trasformati in resort, allo stesso modo altri sembrano non gradire la vivacità spirituale che trovano visitando Romena: a qualcuno, evidentemente, piacciono di più quelle chiese vuote e silenziose, dove si possano fare, senza l’intralcio di gente che vive, fotografie romaniche e insieme romantiche… E forse proprio a questi la Pieve di Romena riserva la sua bella parte absidale: si accomodino all’esterno, in po’ a distanza, se non colgono la profonda bellezza di una chiesa che ancora si riempie i polmoni con aria salubre, opera con mani accoglienti, e prende fiato con lo stessa ansia di soprannaturale con cui respirava nove secoli fa.

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La Pieve (foto: Vignaccia76)

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La Pieve di Romena, dedicata a San Pietro, sorge a poca distanza dal Castello di Poppi, insieme al quale costituisce il centro attrattivo della bella regione del Casentino, in provincia di Arezzo, nel nord della Toscana (si veda il documentatissimo www.ilbelcasentino.it, da cui sono prese alcune foto che corredano questo articolo).

San Pietro a Romena, che tra le pievi del contado toscano gareggia in bellezza con quella di Gropina, è stata edificata nella sua forma attuale verso la metà del XII secolo: lo certifica la scritta su uno dei capitelli della navata, che recita “TEMPORE FAMIS MCLII”, cioè “Tempo di carestia 1152”.

La Pieve constava di sette campate, mentre la dimensione e la struttura attuali sono l’esito dei crolli collegati agli eventi sismici del XVII secolo; il campanile, rovinato anch’esso in epoca moderna, presenta ora una terminazione tutt’altro che romanica, ma che non dispiace nel contesto. Tutto le strutture che contornano la Pieve sono state riadattate con cura e attenzione e messe al servizio delle varie e continuative attività della Fraternità di Romena, a cui è affidata la Pieve, e che alla Pieve si affida.

4 pensieri su “Romena: il genio italiano in un’abside

  1. Anonimo ha detto:

    Che bella notizia quando un edificio nato per uno scopo, anzi LO scopo, torna nuovamente a proporlo ! Giusto, gli amici di Napoleone rosichino e si adattino, anzi “Aprite le porte, anzi spalancate….”

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Stefano Geromin (da Fb):
    È molto bello quello che scrivi sull’utilizzo degli spazi della pieve da parte della Fraternità di Romena. Tra le altre cose organizzano degli incontri con i genitori che hanno perso i loro giovani figli. Hanno anche piantato degli alberi sul prato della pieve in ricordo dei ragazzi.

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanna D’Andrea (da Fb):
    Di questa pieve mi piace tutto, la semplicita’ dell’interno, le pietre usate nella costruzione, e il paesaggio in cui si colloca!!! .e’ il luogo e la chiesa in cui sentire l’armonia che si cerca!

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