Il ‘Santullano’, la chiesa con tre anime

Bisogna avere spessore: chi cerca il medioevo da cartolina, infatti, non avrà gioia nel visitare San Julián de los Prados. C’è molto da vedere, peraltro, nell’Oviedo preromanica e medievale, e ci sono anche monumenti “facili” – di quelli che arrivi, li guardi e li fotografi circondati da turisti altrettanto “facili” -. Ma in San Julián non troverai folla, mai; e però San Julián – “il Santullano” – appassiona chi è preparato, e ha spessore, o almeno ha voglia di scavare.

San Julián de los Prados possiede infatti tre anime: una barbarica, una romana, una medievale. Le elenchiamo in questo ordine strambo, e in questo ordine le raccontiamo.

Il “Santullano” è in primo luogo una chiesa “barbarica”. Fu costruita nel IX secolo per volere di Alfonso II, re delle Asturie, poco fuori dal nucleo urbano di Oviedo, la nuova capitale che il re “castissimo” aveva scelto per sé e per il suo regno. Chiesa barbara, per un re barbaro, in un secolo barbaro. La semplificazione è brutale: il regno delle Asturie non fu propriamente un regno barbarico, frutto cioè di migrazioni di popoli – fu fondato da “indigeni” del nord della Spagna dopo la disfatta dei Visigoti -; ma il tempo era quello dei “barbari”, cioè di popoli “altri” non più romani, diversi e nuovi anche nella cultura e nell’arte.

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L’interno della chiesa oggi

Costruita da “barbari”, e costruita al modo delle chiese asturiane del tempo pre-romanico, San Julián de los Prados fu però meravigliosamente ricoperta, all’interno, da un manto continuo di affreschi strepitosamente romani. Una parte di questi affreschi è rimasta, ed è ancora visibile visitando la chiesa. Ma l’effetto originario, dato dai colori iniziali e dall’estensione completa della decorazione, doveva essere stupefacente: tutte le pareti erano rivestite da manto dipinto fatta di geometrie, di paramenti, di edifici stilizzati, di finestre e di tendaggi… Non c’è in questa vasta dipintura un solo personaggio, un Cristo, un santo, un angelo, un mostro, un animale – tutta la decorazione è quindi “aniconica” – che potesse riportare al repertorio “barbarico”; e anche i colori – rosso, grigio-azzurro, ocra, nero, giallo intenso – sono quelli della Roma classica. Cosicché questo tempio “barbaro” proponeva se stesso, grazie a questi affreschi, come un luogo profondamente “romano”, o profondamente desideroso di presentarsi come tale.

E se hai spessore, e comprendi e gusti questa complessità, il “Santullano” ti accoglie, e ti trattiene in se stesso, come uno dei monumenti più profondamente medievali (e più profondamente romanici!) che siano mai stati realizzati. Il Santullano possiede quindi una terza anima romanica: perché è una chiesa, voluta da un re venuto dalla terra e cristianissimo, costruita come baluardo contro l’Islam che spadroneggiava nel resto della penisola iberica; perché mescola barbarie e classicità realizzandone una sintesi originalissima; perché al suo interno – e questo accade solo nelle chiese intimamente romaniche – lo sforzo per costruire il bello è spropositato, ma si ferma un momento prima di superare la consapevolezza di costruire il sacro.

Se avete spessore, San Julián de los Prados vi resterà dentro, ben più di altre chiese “facili”, decorate di demoni e di sirene dalla coda divaricata, perché vi farà sentire contemporaneamente le tre differenti anime – quella barbarica, quella romana e quella cristiana – del medioevo romanico. Se avete spessore, quindi, non mettete fretta e limiti d’orario alla vostra visita al “Santullano”: c’è molto altro da vedere nell’Oviedo pre-romanica… ma tutto il resto può aspettare.

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Il “Santullano” e il prato che lo circonda nel cuore della moderna Oviedo

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SantullanoSpaccato1Non è consentito scattare fotografie, in San Julián de los Prados, a cui si accede, come spesso accade nelle Asturie, solo accompagnati da una guida. La struttura architettonica è peraltro facile da memorizzare, per la sua elegante semplicità: dopo il tradizionale nartece basso, una grande navata coperta in legno è affiancata da due navatelle, anch’esse a capriate, separate da pilastri quadrati e archi a tutto sesto; l’aula, vasta, è luminosa, ma lo è ancora di più, ed è ancora più alto, il transetto che la incrocia, al di là del quale si aprono tre elegantissime absidi con volte a botte in pietra. 

Ben più difficile da leggere, e da ricordare, è la particolarissima decorazione ad affresco; realizzata anch’essa nel IX secolo su modelli romani, è stata riscoperta all’inizio del XIX secolo sotto gli intonaci e le volte aggiunte dal tempo barocco in poi; è possibile però vedere com’era San Julián de los Prados nelle ricostruzioni del sito Santullano desvelado – alcune delle quali riproposte in questa pagina -, bell’esempio della capacità e della volontà degli Spagnoli di valorizzare al meglio il proprio patrimonio artistico.

Oviedo è città ricca, dalla spiccata personalità. Notevolissimi, tra i luoghi d’arte medievale di questa degna capitale delle Asturie, la chiesa di Santa Maria del Naranco, che sorge al limitare del nucleo urbano, e quello scrigno affascinante costituito dalla “Càmara Santa“, nel cuore pieno della città.

4 pensieri su “Il ‘Santullano’, la chiesa con tre anime

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Aldo Valentini (da Fb):
    Lo sforzo per costruire il bello è spropositato, ma si ferma un momento prima di superare la consapevolezza di costruire il sacro… L’u minga capida… E non ci arrivo, e non ci arrivo, no che non ci arrivo e non ci arrivo… Signore perché mi hai fatto così limitato…

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Ci sono epoche in cui chi costruisce le chiese ha come obiettivo principale la realizzazione di un edificio “bello”, e cioè il raggiungimento di un risultato estetico: accade nel tempo rinascimentale, ad esempio, e nel periodo barocco… Poi ci sono epoche in cui in chi costruisce una chiesa prevale una finalità religiosa, liturgica, spirituale. Nel tempo romanico sicuramente siamo in questa seconda situazione: esiste una ricerca architettonica ed estetica, ma sottomessa ad una ancor più forte ricerca del sacro. E se ci pensi, Aldo, non sono tante le epoche artistiche in cui l’afflato religioso, nella costruzione di una chiesa, si mantiene preponderante su quello estetico: già il gotico, rispetto al romanico, prende decisamente un’altra strada.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Aldo Valentini (da Fb):
        Mah, penso che ogni tempo, ogni stile, si volesse rapportare col divino, luce sublime per i Gotici ecc ecc, forse noi oggi, così storditi da rumori e consumismo,tecnicismo e razionalità, amiamo il raccoglimento e il mondo fantastico (vedi quanti film…quanti fumetti..) prorio del Romanico. Io appena posso, scappo in montagna.

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