C’è l’oro tra l’argento delle Platerìas

Ci sono luoghi del romanico che non si riesce ad abbracciare, perché troppo complicati, disordinati, difficili; la Puerta de las Platerìas, a Compostela, è uno di questi, davanti ai quali non abbiamo né il tempo, né la capacità di ascolto, né la pazienza e la forza e l’ansia – che pure altri secoli hanno avuto – per fermarci a vedere.

La Porta “de las Platerìas” (foto: Amadalvarez)

Non è solo per via del nostro sguardo troppo moderno se nel portale gemino delle Platerìas (cioè “delle Argenterie”, per via dei negozi che riempivano la piazza sottostante) noi vediamo un concentrato di immagini non leggibili; è anzi vero che, se paragonato alla limpidezza di certi altri portali, il disordine di questo ingresso meridionale è quasi fastidioso; qui infatti il susseguirsi dei restauri e dei riposizionamenti ha concentrato rilievi pensati e scolpiti per collocazioni differenti e addirittura – dicono gli studiosi – sculture realizzate per il portale romanico che doveva ergersi dall’altra parte della basilica, sul lato nord. E ancora va detto che nella fase precedente alle ricollocazioni anche questa porta aveva forme e dimensioni differenti, e che quindi anche quanto stava già qui, quanto c’era in origine, naviga ora in uno spazio riempito d’altro, ed è quindi poco riconoscibile.

Lunetta sinistra, le Tentazioni di Gesù

A chi volesse fare almeno un piccolo sforzo per accostarsi alla Porta, Before Chartres prova ad evidenziare, dentro la congerie di immagini, quelli che sono due nuclei coerenti e particolarmente significativi, nel cuore delle due lunette. A sinistra merita di essere osservata la rappresentazione delle Tentazioni di Gesù, che forse costituisce proprio un nucleo, un’antica lunetta, più piccola del grande semicerchio in cui oggi è inserita. La scena, una volta individuata e isolata dal resto, risulta organica e densa di significato: il Cristo è in piedi, il capo chino, quasi sofferente; dietro di lui ma anche davanti al suo volto, due angeli lo onorano con i turiboli; di fronte lo sfidano due diavoli – ce n’era un terzo, più in basso? – che sono il simbolo delle differenti e successive tentazioni che Gesù subì nel deserto; tra i demoni e il Cristo sta un albero, lungo cui si muove un serpente, così che le tentazioni a cui Egli si sottrae richiamano quella cui invece Adamo ed Eva non seppero resistere.

Nella lunetta di destra spicca, per chi voglia osservarla, la bellissima scena della flagellazione di Gesù nella notte della Passione. E’ una lunga sequenza, in cui in apparenza si muovono undici personaggi; ma in realtà è composta da tre scene da leggere in successione: a destra, Gesù è fatto prigioniero nell’Orto degli Ulivi, per via del tradimento di Giuda, l’ultimo e più piccolo tra i personaggi, che indica col dito quello che è stato il suo Maestro; a sinistra la figura rovinata seduta di profilo su una specie di trono è ancora il Cristo, che viene coronato di spine; al centro infine Gesù è flagellato da due aguzzini, mentre un terzo lo trattiene alla colonna; un quarto sgherro già porta in scena la croce.

Lunetta destra, la Flagellazione

Una qualità di esecuzione di altissimo livello si offre, inattesa, a chi vorrà avvicinarsi a questi due rilievi – almeno a questi, per cominciare -. Non è facile farlo, anche perché la scalinata che precede la Porta, e l’intera piazzetta, sono spesso piene di gente, di vita e di spettacoli di strada. Ma così come la nostra modernità – lo dicevamo all’inizio – ci allontana dalla capacità di comprendere, la stessa nostra modernità ci fornisce due strumenti inattesi per una lettura finalmente approfondita, che Before Chartres ripropone qui, come secondo regalo a chi ha inteso seguire questi appunti da Santiago. Il primo strumento è un meraviglioso video realizzato da Artsymbol e pubblicato sul sito compostela.co.uk che ci porta addirittura – guardatelo! – a respirare l’alito delle notevolissime figure di questo portale; il secondo manuale per comprendere ed appassionarci a questi rilievi di Compostela sono le pagine del sito di Antonio García Omedes, che anche alla Puerta de las Platerias dedica la sua finissima attenzione, proponendone una documentazione fotografica quanto mai ricca (qui solo in parte riproposta) e una lettura a cui sarebbe imperdonabile non rimandare.

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La Puerta de las Platerìas, che nella basilica di Compostela dà accesso al transetto, sul lato meridionale, non è ovviamente il portale maggiore, né il più noto della grande chiesa di pellegrinaggio: sull’ingresso principale, protetto dal nartece, si erge infatti il famosissimo e splendido Portico della Gloria, realizzato alla fine del XII secolo da Maestro Mateo. La Puerta de las Platerìas, però, è forse il luogo più intensamente romanico della basilica: anche se è stata via via completata concentrando come in un collage opere pensate per collocazioni diverse, il florilegio scultoreo di questo portale secondario è databile ai primi decenni del XII secolo, quando fu costruita la Puerta; anche quanto è stato aggiunto in seguito, fino alle ultime ricollocazioni del XIX secolo, è comunque ascrivibile al pieno tempo romanico.

Compostela, la facciata principale

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6 pensieri su “C’è l’oro tra l’argento delle Platerìas

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Quando ci si avvicina ad opere di questa portata, dovremmo prenderci il tempo per osservarle con cura, forse anche analizzarle, sempre che avessimo la possibilità di guardarle da vicino.
    Purtroppo spesso non ne abbiamo il tempo e certo riusciamo a vedere meglio solo se abbiamo potuto prepararci alla visione con letture consone ed approfondite, che però tolgono il fascino della sorpresa per ciò che è sconosciuto. Eterno dilemma.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Paolo Salvi (da Fb):
        Giulio, infatti non è come spoilerare un film. Se non leggi prima, sicuramente ti perdi tante parti pregevoli che non riesci a cogliere nella loro essenza. Se sai, spesso riesci a soffermarti su particolari che altrimenti sfuggirebbero.

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