Müstair, i ‘nuovi’ affreschi carolingi

Questo succede a Müstair: che i “vecchi” affreschi, risalenti addirittura all’epoca carolingia, risultano per certi aspetti “nuovi”, perché più vivi e moderni di quelli romanici e rinascimentali che, nel corso dei secoli, si sono sovrapposti al ciclo primitivo. Questa vasta galleria di scene di carattere biblico, tutte realizzate prima della metà del IX secolo, si estendeva e ancora si estende sulle alte pareti della chiesa abbaziale, organizzata addirittura in cinque registri. Ma nonostante a vegliare su di essi sia la statua dello stesso Carlo Magno, pochi sono riquadri ancora completi, e di molti altri restano lacerti o frammenti; gran parte di quanto era stato steso ad affresco nelle tre absidi, infine, è stato quasi in toto coperto da un altro ciclo del tardo XII secolo e poi, più avanti ancora, da altre pitture successive.

La statua di re Carlo guarda gli affreschi

Pur così assediati, pur con i colori certamente sbiaditi dal passare del tempo, alcune grandi scene di questo primo ciclo preromanico, conservatesi nella loro completezza, testimoniano comunque la grande e inattesa capacità di narrazione e di rappresentazione degli artisti carolingi di Müstair. E tra tutti forse il più bello tra i riquadri è quello che racconta del complicato incontro tra Gesù e l'”emorroissa”, la donna affetta da perdita continua di sangue, e per questo reietta, che il Maestro guarirà, in un episodio solo in apparenza lineare.

Ora una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.
Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?». I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male» (Marco 5,25-34).

Così due volte, spiegano gli esegeti, la donna ricevette il miracolo della guarigione. La prima per fede quasi superstiziosa, quando toccò il mantello, come si fa con un feticcio o con una reliquia, e una potenza da quel mantello si propagò fermando il suo sangue instabile; la seconda volta per fede nella verità, quando smise di nascondersi, e aprì con il Signore un dialogo di sguardi e di voci, finalmente franco: solo allora davvero – dicono le letture più attente – il Maestro la guarì nel profondo. E poi proseguì il suo cammino.

La scena dell’incontro con l'”emorroissa”

E mentre Gesù si riavvia verso la casa di Giaìro, dove compirà un altro miracolo della fede, noi ritorniamo a Müstair. Occorre salire sulla tribuna dell’organo costruita in epoca moderna sulla controfacciata, di fronte alle tre grandi absidi; è qui che, nella parte alta della parete sinistra della chiesa, si può osservare da vicino – grazie appunto alla parte soppalcata – il miracolo dell'”emorroissa” rappresentato da questo artista del IX secolo. Che non indugia nello stereotipo della mano della donna che tocca di nascosto il mantello, o nell’altro cliché del mantello stesso che si gonfia mentre la “forza” del Maestro si sprigiona; e anzi al contrario rappresenta ciò che il racconto dei Vangeli non dice, e cioè la destra del Signore che sfiora le labbra della donna. Che il frescante di quest’abbazia abbia inteso il messaggio più profondo della guarigione operata tra la folla – opera della voce del Cristo, non del suo mantello -, noi possiamo solo supporlo, o sperarlo. Se così fosse, però, saremmo di fronte ad un vero pittore-teologo, in grado di letture non superficiali e non superstiziose, molto più moderne, almeno quanto alla rappresentazione di questo miracolo, di tante altre, anche successive di secoli. 

E decisamente moderna – su questo non sussiste dubbio alcuno – è la resa grafica di questo episodio, certamente il più riuscito tra quelli che ci rimangono. Basta, a dimostrarlo, la forza espressiva e la maestria con cui sono rappresentate le mani, ed anche i piedi, dei personaggi sulla scena, vere e proprie prove d’anatomia applicata al disegno. Basta la forza dei volti, contemporaneamente espressivi, realistici e onirici, come un “Urlo di Munch” ante litteram; e si noti con quanta sapienza con la sola leggera inclinazione del capo l’artista ci mostra lo stupore dei discepoli sulla sinistra… Basta, a ribadire il tanto di nuovo che sta in questi affreschi antichi, realizzati cent’anni prima di quelli di Reichenau, e due secoli prima di quelli di Sant’Angelo in Formis, il modo in cui sotto l’arco a destra nel riquadro – e lo stesso accade in altri pannelli dello stesso tipo – la muratura si rappresenta con un taglio prospettico che davvero sorprende, e che nessuno direbbe dipinto, sull’intonaco fresco, negli anni lontanissimi in cui, ancora, la piccola e fedele Europa si diceva carolingia, oltre che cristiana.

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Sta appena al di là del confine, in terra svizzera, il monastero di San Giovanni a Müstair, di antica origine, una delle tante perle romaniche dell’Alto Adige… allargato. Chi volesse goderne già da subito gli affreschi, può entrare nella chiesa del monastero grazie alla visita virtuale proposta dal sito Muestair.ch. Attraverso questo percorso digitale – da cui Before Chartres ripropone qui alcune immagini, ci si può soffermare con soddisfazione sui due grandi cicli di affreschi: quello di epoca carolingia, di cui si parla in questa pagina, e quello di epoca romanica, concentrati nel giro delle absidi, a cui Before Chartres ha dedicato un altro articolo. Il sito Muestair.ch racconta al visitatore anche molti altri aspetti interessanti del monastero di San Giovanni e del suo museo, ed offre complete indicazioni quanto alle modalità per una visita “in persona” – irrinunciabile! – a partire dagli orari di apertura e dalle informazioni di contatto.

Il monastero di San Giovanni a Müstair

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6 pensieri su “Müstair, i ‘nuovi’ affreschi carolingi

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Molto interessanti gli affreschi carolingi di Müstair, che sono poco oltre il confine italiano dell’Alto Adige, nei Grigioni. Un edificio affascinante nel suo complesso, uno dei più belli della svizzera, arricchito da queste pitture parietali di altissimo livello e tra le più antiche giunte a noi.
    Più volte le ho ammirate grazie ai tuoi articoli e quelli del nostro amico Francesco, il magister di Itinerari artistici del Medioevo, e della nostra comune amica Brigitte, che gioca in casa a Müstair, essendo svizzera.
    C’è da andarci, indubbiamente, a toccare con mano tanta bellezza.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Ci credi, Ettore? Ogni volta che pubblico un post, anche a me vien voglia di partire e tornare a vedere il posto di cui ho scritto. Troppo belle le cose che il romanico ci offre, e in certi luoghi non ti stancheresti mai di tornare.

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  2. Antonia Alessio Cavarretta ha detto:

    Molto interessante! Entrare nel vivo e conoscere capolavori d’arte, che altrimenti rimarrebbero nell’ombra della nostra conoscenza, non può che dare una carica positiva al bisogno di ampliare i propri orizzonti culturali. Ogni epoca ed ogni angolo di questa terra ha i suoi tesori nascosti ed è un bene che ci sia qualcuno che ce li faccia vedere. Grazie!

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