Siresa, il monito romanico all’Islam

Qui a Siresa è più facile che altrove immaginare che un monastero abbia potuto ergersi, nei secoli di ferro, come un baluardo, e addirittura come una roccaforte militare a difesa di un territorio esteso. Guardando l’altura dominata dalla chiesa di San Pedro – oggi circondata da un piccolo nucleo urbano, allora da un vasto monastero – si coglie ancora la sua collocazione strategica: la chiesa e il monastero sembrano infatti dominare tutte le terre intorno, lande spopolate anche ai giorni nostri; e ancor di più sembrano proteggerle, e garantirle; e sembrano farlo ancora oggi, così come certamente fecero nel tempo in cui anche in questa parte dell’Aragona il confine tra la Cristianità e l’Islam era tragicamente indefinito.

San Pedro de Siresa nel territorio della valle dell’hecho (foto da romanicoragones.com)

Siresa fu avamposto carolingio, quasi una bandiera piantata in terra di Spagna, subito al di là dei Pirenei, da quegli eserciti che penetrarono in territorio iberico per il passo antico della valle di Echo e per l’antica strada romana che si snodava proprio lungo questa valle. La grande chiesa, con la popolosa comunità monastica che le crebbe attorno, ebbe il compito primo di presidiare il passo, e di proteggere le terre al di là dei Pirenei dai tentativi di ulteriore avanzata dei Mori. Ma poi fu certamente anche per le lande tutto intorno, per la nascente Aragona, a lunghi nei secoli, il segno della speranza di fronte all’avanzata musulmana.

A lungo si è pensato, semplificandone la storia, che la possente chiesa di San Pedro, quella che oggi vediamo, fosse una realizzazione di epoca carolingia: la muratura spessa, la complessità dei volumi, la presenza della torre-nartece in facciata, l’organizzazione degli interni hanno fatto a lungo immaginare che il IX secolo – il secolo carolingio, appunto, il tempo della penetrazione degli eserciti dalla Francia all’Aragona – fosse stato anche il periodo della costruzione del monastero e di questa chiesa abbaziale. Oggi tutto appare, dal punto di vista della cronologia, ben più complicato.

Oggi infatti sappiamo che ci fu già, in cima al colle di Siresa, una chiesa antichissima, di epoca addirittura visigota, i cui resti sono stati individuati sotto l’attuale. Sappiamo che poi il IX secolo fu epoca certamente cruciale nella storia di quest’angolo di cristianità: Aznar Galíndez, conte carolingio, riuscì a stabilirsi in questo territorio ultrapirenaico, dando inizio alla dinastia dei conti d’Aragona; ed è a questo periodo che si fa risalire la fondazione del monastero a Siresa, e le cronache ci raccontano che già alla metà del secolo sant’Eulogio di Cardona, visitando il monastero, rimase impressionato per il numero dei monaci che lo abitavano e per la ricca biblioteca. Ancora, i documenti d’archivio ci portano a supporre che furono particolarmente floridi per l’abbazia i decenni a cavallo del Mille. E infine ci è noto che qui nel monastero di Siresa fu educato il futuro re d’Aragona Alfonso I “il Combattente” (1073-1134): una volta sul trono, nel XII secolo appena iniziato, Alfonso riempì la sua Siresa di privilegi e donazioni; e fu questo forse allora il tempo in cui venne edificata la chiesa attuale – forse solo il nartece e la torre di facciata sono precedenti – che risale dunque al pieno periodo romanico.

L’interno (foto: Lamuga, da Flickr)

Rude, con le decorazioni ridotte al minimo, pesante e massiccia, tutta coerente nella sua muratura, San Pedro de Siresa è un frutto notevole e caratteristico del romanico. Fatta di pietra dalle radici alle coperture – la navata unica è coperta da un’ampia volta a botte, e sull’incrocio con il transetto si ergeva a suo tempo una cupola – incarna e realizza l’obiettivo primo dell’architettura orgogliosa di questo periodo, quello cioè di coprire in pietra un edificio di pietra; caratterizzata da un continuo e preciso gioco di archeggiature che ne marcano le pareti, sia all’interno che all’esterno, si colloca anche per questo nella chiara linea costruttiva dell’epoca; articolata nei volumi, specie nella parte occidentale dove presenta un vero e proprio westwerk che la rende complessa all’esterno e all’interno, e resa solida da contrafforti marcati e affascinanti, la chiesa abbaziale di Siresa di nuovo si conferma perfetto interprete dello spirito architettonico del tempo, che là dov’è possibile si sviluppa in piani e spazi diversi, in dialogo tra loro fino alla realizzazione di un organismo forte e compiuto.

Baluardo dell’Occidente di fronte all’Islam nei secoli cruciali, San Pedro sembra essere così quasi un posto di blocco, un monito, anche dal punto di vista architettonico: porta al di là dei Pirenei il modo di costruire romanico, lo codifica, lo sbatte in faccia ad un mondo “altro” che pretendeva di avanzare accompagnato da un’altra cultura, da un altro stile e da un’altra arte. Si erge, Siresa, e si ergeva, piantata come un cippo, faro per i cristiani, rocca contro gli assalti, capace di mostrare di che pasta era fatta – di che pietra era costruita – quell’Europa in cui gli aggressivi invasori si illudevano di penetrare ulteriormente.

La chiesa prima dei restauri novecenteschi

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