Fronsac: il sogno romanico di Chagall

Fronsac è un viaggio, un sogno, un’estasi. Come un notturno di Chagall, la lunetta della chiesa di Saint-Pierre a La Lande, ti porta via dentro di sé, ti avvolge, ti rapisce; e come accadde a Giovanni ti trovi ad assistere, sconcertato, alla visione dell’Apocalisse: “Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese…»”.

La lunetta

Osservi il semicerchio scolpito, e proprio come fa Giovanni nella lunetta, ti pieghi spaventato a guardare l’Onnipotente, che domina la scena con le lunghe braccia aperte, mentre tutto attorno si dispiegano, dipinti nella pietra, i segni e i simboli dell’ultima epifania.

Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. I capelli del suo capo erano candidi, simili a lana candida come neve. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco. I piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, purificato nel crogiuolo. La sua voce era simile al fragore di grandi acque. Teneva nella sua destra sette stelle e dalla bocca usciva una spada affilata, a doppio taglio, e il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza (…). Il senso nascosto delle sette stelle, che hai visto nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro è questo: le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese, e i sette candelabri sono le sette Chiese…

Fronsac è un quadro, è una visione – la Visione – fatta in pietra. Non servirebbero nemmeno le iscrizioni che, scolpite intorno alla lunetta, ne introducono il tema: “Johes VII eccliis que sunt … Ter VII candelabra aurea” sta scritto lungo il bordo superiore tondo; mentre quella della cornice inferiore recita: “Principiu sine principio sine fine”. Gli elementi della grande scena a cui Giovanni assiste, e che narra nell’ultimo Libro del Testamento, sono tutti presenti: a sinistra i sette portici rappresentano le sette Chiese; la spada a doppio taglio è stesa all’altezza del volto del Salvatore; nella sua destra stanno le sette stelle, rappresentate come sette fiori aperti, quello al centro, solo quello, immaginato a forma di spirale. Tutto lo spazio restante si riempie di girali e foglie, intrecciati forse a veri e propri candelabri. Lui, l’Onnipotente, si mostra secondo la trasposizione letterale del racconto giovanneo: la veste e la cintura, gli occhi e i capelli e i piedi… e viene da pensare se un tempo la dipintura, che oggi sappiamo diffusa nei rilievi romanici, rendeva anche i colori del testo, con i loro significati simbolici.

Unico portale romanico ad affrontare in questo modo il soggetto romanicissimo della visione apocalittica, la lunetta di Fronsac, pur così fedele alla narrazione, è tutt’altro che una rappresentazione didascalica. La carica evocativa che ne sprigiona, al contrario, è notevolissima: è come se la visione in cui Giovanni fu coinvolto in vita, già diventata parola nel racconto del protagonista, e già diventata teologia nel testo che la narra, di nuovo trovasse a Fronsac una ulteriore narrazione; e qui non è solo Giovanni ad assistervi, perché insieme a lui ora la vedono, attraverso gli occhi di un grande artista del medioevo, anche tutti coloro che arrivano fino alla piccola chiesetta di Saint-Pierre e al suo timpano pieno di fascino.

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La chiesa di Saint-Pierre

Il villaggio si chiama La Lande, frazione di Fronsac, e sta a mezz’ora di strada da Bordeaux, nelle terre di Francia che si avvicinano all’Oceano, appoggiato sul fiume Dordogna, sulla strada di Tours per Compostela. La chiesa, dedicata a san Pietro, è un priorato benedettino edificato tra l’XI e il XII secolo.

Il portale meridionale, che costituisce senza dubbio l’elemento più significativo di tutta la chiesa, data al secondo quarto del XII secolo. Intorno alla particolarissima lunetta, corrono quattro archivolti, le cui decorazioni sono attribuibili alla stessa mano o allo stesso atelier di scultori: altrettanto interessanti, nobilitano ancor di più il portale. L’arco più esterno, in particolare, è ricco di figure: in alto al centro il Redentore in mandorla, a cui due serafini rendono onore; camminano verso il Redentore, quasi salendo l’arcone, sei uomini per ogni lato, coperti da mantello e con un oggetto in mano; completano l’archivolto su ogni lato, in basso, due grifoni, e infine due scene di difficile lettura. Resi poco leggibili dal tempo sono invece i capitelli che reggono la composizione; e però il portale di La Lande-de-Fronsac resta uno dei più originali e affascinanti tra i tanti scolpiti nel tempo romanico.

Tra le “letture” più appassionanti di questo portale, Before Chartres non può non segnalare l’interessantissimo video che ha trovato nella pagina che dedica a Fronsac il bel sito compostela.co.uk.

Il portale completo (foto da Petermathews.net)

Quello di La Lande-de-Fronsac è un portale bellissimo, ma “minore”. Before Chartres affronta invece il tema dei “grandi” portali del medioevo, e lo riassume, come in un viaggio – finalmente “su carta” – in un volumetto prezioso, dedicato ai suoi lettori più affezionati. Lo si trova qui: DIECI grandi PORTALI ROMANICI 

3 pensieri su “Fronsac: il sogno romanico di Chagall

  1. Anonimo ha detto:

    Una chiesa minore con un portale stupendo: sorprendenti le tante ghiere che avvolgono la lunetta, con svariate decorazioni ad intreccio e quella più esterna con numerose e ricche “metope” figurate. Così anche molto particolare la lunetta che sfugge ai modelli canonici del romanico francese.

    "Mi piace"

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