C’è Esaù, l’impotente, a Saint-Révérien

E’ piena di uomini devoti e buoni, la Bibbia degli Ebrei, come pure di personaggi dal cuore indurito e dalle azioni più crudeli. Giacobbe è invece uno di quei personaggi della Scrittura – ce n’è più di quel che si possa pensare – che svolge un ruolo di grande rilevanza nella storia del popolo ebraico, pur comportandosi in modo tutt’altro che elegante.

L’inganno con cui Giacobbe conquistò per sé il ruolo di “patriarca” degli Ebrei – è proprio dai suoi dodici figli che deriveranno le dodici Tribù di Israele – sottraendolo al fratello Esaù a cui spettava di diritto, è narrato in parole nel Libro della Genesi, dal capitolo 25, ed è raccontato in pietra in uno dei più interessanti tra i capitelli della chiesa di Saint-Révérien, in terra borgognona.

Il capitello (foto dal sito Nièvre Passion)

Siamo al momento cruciale della vicenda. Isacco giace molto anziano e pressoché cieco nel suo letto; e sta per compiere un gesto decisivo: sta per benedire, cioè, uno dei suoi due figli, garantendogli così, con l’imposizione delle proprie mani, ogni diritto di successione. Il vecchio Isacco crede di avere davanti a sé Esaù, il figlio maggiore, l’avente diritto, il cacciatore; poco prima, sentendosi vicino alla morte, gli aveva chiesto espressamente di uscire con arco e frecce, di procurargli la preda per un ultimo banchetto; in cambio gli avrebbe concesso, finalmente, la benedizione della primogenitura. Ma davanti ad Isacco, si presenta Giacobbe, nato dal grembo di Rebecca come secondogenito anche se da parto gemellare. E’ proprio su consiglio della madre che Giacobbe, il mite, il ragazzo di casa, inganna il patriarca morente: con le pelli di capretto si è coperto le braccia e il collo, perché il padre riconosca in lui il villoso Esaù, ed è giunto al capezzale un attimo prima del fratello, quanto basta per ricevere dal padre Isacco le parole fatidiche, che gli garantiranno un ruolo eccezionale nella storia di Israele.

La scena della benedizione (foto da Via Lucis, dett.)

Concluderemo che la vicenda della primogenitura di Giacobbe è la storia di un sopruso? Diremo che è cominciata e si è fondata su di una truffa, la secolare e benedetta epopea del popolo di Israele?

Pur nella sua semplicità, il capitello di Saint-Révérien non dimentica di mettere sulla scena i due altri protagonisti della vicenda, e in questo modo richiama due episodi precedenti, narrati nelle pagine precedenti della Genesi, che illuminano con luce diversa l’inganno di Giacobbe. A sinistra infatti sta Rebecca, la madre. E’ lei che suggerisce a Giacobbe il tempo e il modo per ricevere da Isacco la benedizione; ma lo fa sicura di non essere l’unica a preferirlo ad Esaù. Mentre era incinta dei gemelli, infatti,

i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: «Se è così, perché questo?». Andò a consultare il Signore. Il Signore le rispose: «Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si disperderanno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il più piccolo». Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe…

E poi Esaù: sta a destra, il povero Esaù, nel capitello di Saint-Révérien. E’ appena rientrato con la sua faretra e con la cacciagione sulle spalle; ha obbedito al padre, eppure è costretto a guardare mentre Giacobbe prende il suo posto. Ma se è lì, e non reagisce, non è per via di una semplificazione: l’artista romanico invece ritrae in questo modo l’impotenza colpevole di Esaù, il quale alla primogenitura aveva rinunciato da un po’, come sa bene chi ha letto la Bibbia. Che racconta:

Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito. Disse a Giacobbe: «Lasciami mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché sono sfinito» (…). Giacobbe disse: «Vendimi subito la tua primogenitura». Rispose Esaù: «Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?». Giacobbe allora disse: «Giuramelo subito». Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe. Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura…

Resta, non si cancella, l’inganno di Giacobbe. Ma che toccasse a lui, e non all’improvvido Esaù, di diventare il terzo patriarca della nazione eletta, dopo Abramo ed Isacco, forse era già stabilito nei cieli. Come successe al tempo di Caino e di Abele, quando accolse il sacrificio del secondo e non quello del primo, il Signore di nuovo non favorisce il fratello più forte, o il più grande. Sembra piuttosto voler benedire, dei due, quello che si dedica a Lui, quello che pensa, quello che dà valore alle cose del cielo – alla primogenitura – più che alle faccende degli uomini, alla campagna, alla caccia. Caino ed Esaù, poi, non sono le uniche figure di fratelli spiazzati dal volere del Padre: si racconterà infatti ancora, nella Bibbia, di un figlio maggiore ligio e tutto dedito alle “cose da uomini”, superato nel cuore del Padre dal fratello minore di ben altra tempra; e anche tra Marta e Maria, sarà Gesù in persona a “preferire” chi ascolta in estasi rispetto a chi si affanna per fare ciò che sembra importante ma non lo è.

Verrebbe da dire, e il capitello di Saint-Révérien lo conferma, che la mano del Signore si posa più volentieri su chi prega rispetto a chi lavora; e benedice chi sbaglia, anche, ma tiene ben fisso il proprio sguardo sugli obiettivi veri, cruciali, e resta vigile anche nella quotidianità, come fece Giacobbe più e meglio di Esaù.

∼  ∼  ∼

La navata

La chiesa di Saint-Révérien si trova nel nord della Borgogna, a metà strada tra Nevers e Vézelay. La chiesa, la cui navata è stata ricostruita quasi totalmente nell’Ottocento, insieme al campanile in facciata, conserva in qualche modo originali solo il presbiterio e la parte absidale. Ricoprono interesse, per gli appassionati del romanico, i capitelli delle colonne all’interno, sia quelli delle sei colonne del coro – uno in particolare offre una bella rappresentazione del giorno del Giudizio -, sia quelli del presbiterio, tra cui spicca quello dedicato alla vicenda di Giacobbe, sia infine quelli che completano le colonne della navata. Mostri, animali incrociati, uccelli e racemi popolano la gran parte dei capitelli, che vengono avvicinati a quelli di Cluny e datano al XII secolo compiuto; uno dei rilievi porta la firma di ROTBERTUS, evidentemente il principale tra gli artisti che hanno lavorato nella chiesa.

Non c’è, questo pezzo notevolissimo, nel volumetto sui capitelli medievali che Before Chartres propone, finalmente “in carta”, ai suoi lettori più fedeli. E però ce ne sono altri dodici – anzi, per la verità ce ne sono altri quattordici – che hanno la pretesa di essere altrettanto belli. Vedere per credere. Qui: “DODICI splendidi CAPITELLI ROMANICI”

Un pensiero su “C’è Esaù, l’impotente, a Saint-Révérien

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Sono anni che desidero andare a visitare la Borgogna, in particolare Vezelay, e forse presto ciò accadrà. Sarà l’occasione di visitare a anche questa chiesa minore che non conoscevo, una delle tante borgognone che questo blog ha descritto minuziosamente.
    Molto originale questo capitello, che narra una nota storia biblica, ma di cui non ricordo un’analoga rappresentazione scultorea.
    Un motivo in più per andare in Borgogna.

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