Santa Cruz a Castañeda: una chiesa placata, senza slanci come i suoi leoni

Castañeda è il grande cerchio del suo portale di ingresso, che ha i vasti archivolti ribassati, e sembra dire che la chiesa, dedicata a Santa Cruz, porta un peso sopra le spalle; Castañeda poi ribadisce questa sua fatica all’interno, mostrandoci il cerchio ribassato e vasto dell’abside, che di nuovo sembra schiacciato, e suona come l’eco ripetuto del portale.

Una veduta del complesso con il vasto portale
L’abside con il catino ribassato e le archeggiature cieche

Si rincorrono, a Castañeda, i profili tondi e ribassati, anche all’interno, tanto che la chiesa acquisisce una nobiltà austera, priva di qualsiasi slancio, e appare radicata fortemente alle proprie fondamenta.

Ma a far sembrare la chiesa di Castañeda più estesa in larghezza che in altezza, in realtà, sono anche le costruzioni aggiunte nei secoli successivi a sinistra e a destra, che ne distorcono l’impianto originario. Così, anche se il complesso attuale, con il suo gioco di volumi giustapposti, ha un suo fascino innegabile, noi dovremmo cercare di immaginare la chiesa così com’era quando è stata edificata, nella seconda metà del XII secolo. Santa Cruz, infatti, fu costruita con una sola navata voltata in pietra, come alcune delle più belle realizzazioni della Cantabria e della Castiglia alta, e per questo è imparentata – anche se, lo ripetiamo, a vederla ora dal sagrato non si direbbe – con le chiese cugine di Tejada, di Valleyo, di Siones, di Hontoria, del monastero di Rodilla, ma anche con la piccola San Pantaleon de Losa e con la chiesa di Soto de Bureba; e come tutte queste realizzazioni, Santa Cruz si sviluppava, prima delle aggiunte, più decisamente in altezza.

La pianta della chiesa

Diversamente dalle altre, però, fu dotata di un transetto, che incrocia la navata realizzando una forma a T o a croce – e che oggi è mutilato del braccio sud, con la relativa absidiola, trasformato in epoca successiva in cappella nobiliare -. Sull’incrocio tra navata e transetto sorge la cupola, che all’esterno è un tiburio dall’aria massiccia. A mutare l’aspetto complessivo è soprattutto l’intervento con cui, in epoca gotica, è stata aggiunta a nord una sala voltata ad arco acuto, che ha quasi la funzione di navata laterale e che si prolunga poi ulteriormente verso settentrione.

La chiesa vista da oriente

Santa Cruz fu la chiesa di un monastero, poi divenne collegiata, cioè sede di una comunità di canonici regolari. Anche se la documentazione archivistica rimastaci ci dice ben poco della sua storia, possiamo datare l’edificazione della chiesa romanica alla seconda metà del XII secolo. E la coerenza con cui è stata costruita la struttura romanica ci fa pensare ad un cantiere guidato da architetti valenti, che fu in grado realizzare l’edificio, dalle fondamenta alle cupola, in pochi decenni.

Archeggiature e capitelli sulla parete dell’aula

La decorazione scultorea, organizzata in modo puntuale e coerente nell’edificio originario, porta anch’essa a concludere che Santa Cruz fu realizzata in un breve lasso di tempo. La chiesa, specie all’interno, è decisamente ricca di ornamentazione: spiccano le archeggiature addossate alle pareti nel giro dell’abside, ma anche lungo i muri interni del presbiterio e ancora aggiunte a decorare alcune parti della parete dell’aula.

I capitelli, realizzati anch’essi nel volgere di un unico cantiere, costituiscono un ciclo organico: lo stile è semplice, e però tutti i pezzi presentano una sapiente impaginazione e un gradevole equilibrio; il tema ricorrente, così insistito da diventare una delle caratteristiche di Castañeda, è l’incrocio di animali, in particolare di grandi felini, con l’aggiunta qua e là di uccelli e di piccoli uomini. Tanti i capitelli in cui si incontrano leoni, raffigurati dentro schemi di grande semplicità ed ordine; in molti pezzi poi tornano decorazioni a forma di sfera, come frutti, o elementi geometrici; e sembra quasi che gli scalpellini, utilizzando queste forme tonde, e anche arrotondando le teste e le terga degli animali scolpiti, intendessero ottenere un effetto grafico diffuso, quasi musicale, avvolgente, morbido, rassicurante. Pochi sono i pezzi con figure umane: spiccano quella di due guerrieri che si affrontano e quella di un uomo che, appoggiato ad un bastone a forma di tau, richiama da lontanissimo il pulpito di San Giulio d’Orta. Un solo capitello è istoriato, e rappresenta il peccato originale nell’Eden.

Nel capitello al centro, il centauro e l’unicorno

Anche nella “navata” duecentesca i capitelli, pur essendo stati realizzati, con tutta probabilità, alcuni decenni più tardi, non si discostano da questo stile pacato ed elegante: qui ci imbattiamo in pezzi che già guardano verso la semplicità cistercense o che ripropongono stilemi diffusissimi nel tardoromanico della Castiglia alta, tra cui le arpie; ma spicca un capitello in cui si affrontano, in una composizione quasi araldica, un centauro, in atto di scagliare una feccia, e quello che a me pare, più che un cervo, un unicorno con tanto di grande ali spiegate.

Il contrasto tra la parte antica e la cappella aggiunta

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Un pensiero su “Santa Cruz a Castañeda: una chiesa placata, senza slanci come i suoi leoni

  1. Avatar di Paolo Salvi Paolo Salvi

    Interessantissima questa chiesa romanica di Cantabria che mi riprometto di visitare nel mio tour del prossimo mese. Pregevole dal punto di vista architettonico coi volumi giustapposti, il tiburio che emerge e la pausata semplicità interiore, pregevole dal punto di vista scultoreo con capitelli figurati di notevole interesse.

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