Due capitelli dagli occhi di piombo, pezzi rari in Saint-Pierre a Bommiers

In un giorno piovoso d’agosto abbiamo fatto su e giù per le poche strade di Bommiers. Abbiamo cercato, e poi trovato, un modo per entrare nella chiesa di Saint-Pierre, decisi a portar via dal suo modesto interno qualche foto dei capitelli, almeno due dei quali sono certamente degni di nota.

Aprendo la porta di Saint-Pierre

Un avviso affisso al portone chiuso ci aveva rimandato al Municipio; negli uffici comunali ci hanno consegnato la grande chiave della chiesa. “Bisogna saperla usare perché la serratura un po’ fatica”, ci hanno detto; e tornati alla piazzetta di Saint-Pierre, infine, abbiamo potuto accedere alla sua aula imbiancata, che nell’incrocio tra navata e transetto conserva, per chi ha la buona volontà di arrivarci, alcuni capitelli risalenti tutti al nostro amato XII secolo.

Bisogna mettersi proprio sotto la crociera, e guardare in su, al termine dei pilastri compositi che la sostengono: si concentrano qui i pezzi romanici, alcuni dei quali scolpiti con racemi e fogliame, teste e maschere dalla lunga barba, animali fantastici, leoni rampanti.

Due sono i capitelli più interessanti, e stanno uno di fronte all’altro sulle colonne interne all’arco che separa la navata dal transetto. Il primo, bello nei volti anche se un po’ statico, propone un tema caro più alla tradizione paleocristiana e orientale, quello cioè della traditio, della “consegna”: Gesù seduto al centro affida all’apostolo Pietro, alla sua destra, le chiavi, simbolo della sua autorità; a Paolo, che sta dall’altra parte, consegna invece un cartiglio, che potrebbe essere interpretato come il mandato alla diffusione della Parola attraverso gli scritti, di cui l’apostolo delle genti è stato prolifico autore.

Il capitello del sacrificio di Isacco

Il capitello che sta sul pilastro contrapposto è davvero bellissimo. Rappresenta il sacrificio di Isacco, tema molte volte raccontato in pietra, e lo fa con una sua propria eleganza: lunga è la figura di Abramo, lunga la sua barba, forte la presa sui capelli del figlio; ma un angelo, dal corpo ancor più affusolato, ferma la mano destra del patriarca pronta a colpire con un pugnale che è quasi una spada; con l’altra mano, l’angelo indica già il capro, perché Abramo se ne serva, in sostituzione di Isacco, come vittima sacrificale; il giovane, poi, ha il volto segnato dallo spavento e dall’impotenza; dietro di lui, distante nel racconto biblico e invece molto vicina in questo capitello, Sara, moglie e madre, assiste sconcertata a questo momento drammatico per la propria famiglia.

I due capitelli della traditio e del sacrificio – quest’ultimo, lo ripetiamo, vale da solo la visita – sono senza dubbio i più pregiati della nostra Saint-Pierre. Sono gli unici “istoriati”, scolpiti cioè non semplicemente per decorare, e neppure per proporre animali o figure simboliche, ma più propriamente per rappresentare una scena, un episodio, un’azione precisa. Anche lo scultore era certamente consapevole dell’importanza di questi due pezzi: non a caso, ha riservato solo alle loro figure quel particolare accorgimento tecnico che consiste nella fusione di una piccola parte di piombo a riempire e a marcare le pupille dei personaggi scolpiti.

La scena dal lato dell’angelo

Si tratta di un accorgimento utilizzato anche da altri scultori nel tempo romanico; e però qui a Bommiers, e in particolare nel capitello del sacrificio di Isacco, risulta assai evidente: sulla pietra chiara le pupille “piombate” risaltano con vigore, forse anche perché in tre dei quattro volti il piombo è andato perso in parte, e le figure, con l’occhio destro nero e quello sinistro cavo, sembrano affette da un suggestivo strabismo.

La scena del sacrificio di Isacco, e gli sguardi delle varie figure

Sarà anche per via del piombo – e del piombo perduto -, ma gli sguardi dell’angelo, di Abramo, del povero Isacco e della preoccupatissima Sara costituiscono una delle successioni più intense della scultura romanica. Saint-Pierre di Bommiers, così, si propone come meta poco nota ma indimenticabile per chi attraversi l’Indre e l’intera regione di mezzo della Francia medievale: vale la pena cercarla, e passare negli uffici comunali a chiedere la chiave, e mettere alla prova le proprie doti di scassinatori, per poi, una volta entrati, alzare il nostro, di sguardo, in cerca degli occhi neri che ci stanno aspettando sui due capitelli da nove secoli.

Il sacrificio di Isacco, con le pupille “piombate” delle figure in scena

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Un’altra rassegna di capolavori: altri venti capitelli, tra i più belli scolpiti nel tempo romanico, sono raccolti in questo volumetto. Before Chartres li guarda e li racconta con la consueta curiosa attenzione, e con quell’entusiasmo che, di fronte a pezzi così eccezionali, è inevitabile: CAPITELLI ROMANICI, altri VENTI CAPOLAVORI.

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Le storie e le immagini della Bibbia hanno ispirato e guidato la realizzazione di moltissime opere romaniche. Before Chartres ne ha descritte molte nei suoi articoli, e oggi ha raccolto le più affascinanti in un volumetto pieno di fede, di sapienza e di stupore, che trovi qui: STORIE della Bibbia NELL’ARTE ROMANICA.

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