Capitelli romanici: questi i 12 più belli?

Potrei farlo solo sotto tortura: solo se mi costringessero con la forza mi piegherei a stilare qui, in Before Chartres, una classifica dei capitelli più belli del romanico: lungi da me quest’idea, perché redigere classifiche, mettendo in fila una dietro l’altra delle opere d’arte, è sempre una caduta di stile e un esercizio rischiosissimo. Però, poiché sopporto pochissimo il dolore fisico e temo la tortura, io qui, nascosta, intanto la preparo, la mia lista dei dodici capitelli romanici più belli. Hai visto mai che un giorno…

Ecco allora i “pezzi” davanti ai quali Before Chartres si inginocchia, si scioglie, si commuove. In questo articolo li elenchiamo, rimandando, per ciascun capitello, al post approfondito, già pubblicato in queste stesse pagine, che lo descrive e lo inserisce nel suo contesto.

Splendido tra tutti è il capitello dedicato alla storia di Giona, il profeta che fu inghiottito dalla balena, e dalla balena fu poi vomitato a Ninive, dove il Signore l’aveva inviato a predicare. Questo meraviglioso rilievo narrante, dai tenui colori, si trova nella navata strana dell’abbazia di Mozac, in Alvernia; sta su in alto, non facile da ammirare, e però è strepitoso. Nella stessa chiesa ci sono altri pezzi notevolissimi… ma noi dobbiamo correre via, con un balzo, verso l’Italia.

Nella navata dell’abbazia di Sant’Antimo, in terra di Siena, la mano del Maestro di Cabestany ha scolpito la più spettacolare versione della storia di Daniele nella fossa dei leoni. “Cercàtene un altro più bello, trovàtene un altro più potente, se ci riuscite. Tra i cento capitelli che il periodo romanico ha dedicato alla storia di Daniele – scrive Before Chartres descrivendone nel dettaglio la meraviglia – quello che il Maestro di Cabestany ha lasciato scolpito a Sant’Antimo è certamente un miracolo di vigore e di energia”.

Il terzo tra i dodici capitelli più affascinanti del romanico è quello che a Clermont-Ferrand – siamo di nuovo in Alvernia -, ci presenta la storia di Eva, e del peccato condiviso con Adamo. Qui, la “prima donna”, che tante volte il Medioevo rappresenta come magra e curva e schiacciata dalla colpa, è invece una splendida femmina, lussureggiante, è curve e carne dolce, è meravigliose forme d’abbondanza…

Nella basilica di Vézelay, in Borgogna, i capitelli bellissimi sono addirittura cento: e quello dedicato a Mosè e al Vitello d’oro può stare a buon diritto tra i dodici più belli del romanico. “Un diavolo, scacciato, esce inviperito dalla bocca del vitello d’oro, mentre Mosè si appresta a distruggere l’idolo: è la fine cruenta di un episodio di idolatria pieno di significati…”: si apre così l’articolo che Before Chartres ha dedicato a questo pezzo di raro vigore, a cui rimandiamo i lettori più saggi, che si vogliono fermare un momento.

Saint-Benoit-sur-Loire, il capitello dell’Apocalisse

Per quelli che invece hanno fretta di scorrere la lista dei dodici capolavori, e vogliono vedere quali sono gli altri otto scelti da Before Chartres, è previsto un trasferimento verso il portico della chiesa di Saint-Benoit-sur-Loire: qui ci fermiamo a guardare il capitello dell’Apocalisse, che sembra un pezzo rustico e confuso, ed è invece un racconto geniale, un libro, un film che ha per protagonisti i cavalieri degli Ultimi Giorni. Poi scendiamo a Tolosa, dove a farci restare a bocca aperta sarà il capitello dedicato alla danza di Salomè per Erode, e a quella cena in cui servirono in tavola, su un elegante vassoio, la testa mozzata di Giovanni il Battista. Il più bel capitello di Bourg-Argental – sta nel portale esterno, anch’esso pregevole – ci racconta invece a modo suo, quasi con il linguaggio dei cartoons, la pesca miracolosa e l’incontro tra Pietro e il Signore risorto.

Nella Basilica di Saint-Lazare ad Autun, “capitale” della Borgogna, dove di nuovo i capitelli bellissimi sono ben più di uno, lo scalpello di Gislebertus ci lascia la sua tenerissima rappresentazione del Sonno dei Magi: “Il pensiero ancora tutto preso dalla loro avventura, i Magi riposano – scrive Raymond Oursel – stesi l’uno accanto all’altro, con le tre teste sullo stesso guanciale. Un angelo dal viso efebico mostra, con l’indice alzato, la stella, e con l’altro indice sfiora appena il dito del re mago più vicino che si sveglia e si turba; il suo compagno apre appena un occhio, il terzo, sfinito dalla fatica, dorme profondamente…”. Poco più a nord, a Saulieu, tra i cinque notevolissimi capitelli biblici, uno in particolare entra di diritto nella cerchia stretta dei dodici capolavori del romanico: racconta di un incontro speciale, quello tra la Maddalena e il Risorto, e dietro l’angolo ci mostra anche come le Pie donne, giunte al Sepolcro, lo trovarono vuoto, e presidiato da un angelo sorridente.

La Maddalena con Gesù a Saulieu

Anche il decimo capitello, in questa lista di dodici meraviglie, ha un tema biblico: collocato sotto il pontile del Duomo di Modena, tratta infatti del Sacrificio di Isacco. “Abramo trattiene alla gola Isacco – spiega Before Chartres nell’articolo dedicato a questo pezzo – congelato nell’attesa; il suo braccio è armato, ma immobile: e a fermarlo non è certo la mano debole di un angelo nascosto e quasi assente, ma piuttosto la consapevolezza della tragica crisi da cui si sente invaso…”.

Infine, due capitelli di una bellezza sconcertante: il primo è il capitello con le foglie d’acanto e animali che si può ammirare a Pamplona, che “quanto al disegno” è stato definito “il miglior capitello del romanico spagnolo e uno dei più belli d’Europa”, e che – lo spiega bene l’articolo di Before Chartres – è solo in apparenza un capitello puramente decorativo; il secondo – e non certo l’ultimo nella serie delle dodici meraviglie romaniche – è quel capitel del sátiro che si conserva nel Museo Diocesano di Jaca, in Spagna, e che è osceno, scandaloso, fantastico: su una delle facce, un satiro mostra i suoi glutei – e non solo quelli -. Meraviglioso il rilievo, meravigliosa la storia di censura e imbarazzo che questo capitello racconta. Storia che Before Chartres ha rilanciato, e che conclude degnamente questo viaggio attraverso le perle più sfolgoranti della scultura romanica.

Il “capital del sàtiro” a Jaca

Sono davvero i più belli? Nel volumetto sui capitelli medievali che Before Chartres propone, finalmente “in carta”, ai suoi lettori più fedeli trovi altri capitelli – quelli di Retortillo, di San Juan de la Pena, di Monreale… – che hanno la pretesa di essere altrettanto pieni di fascino, e che forse sono in grado di… ribaltare la classifica. Vedere per credere. Qui: “DODICI splendidi CAPITELLI ROMANICI”

Pubblicato in: Idee

4 pensieri su “Capitelli romanici: questi i 12 più belli?

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Aldo Valentini (da Fb):
    Ma come Giulio Giuliani… e Mosè e San Paolo nel Molino Mistico di Vézelay? Man mano che scorrevo mi dicevo: adesso arriva… adesso arriva.. Ma mi metti Eva e il Satiro per fare audience……

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      No, Aldo, nessuna concessione al nazionalpopolare. Il capitello del Satiro a Jaca è un pezzo unico per la qualità dell’esecuzione, una perla di classicità dentro il tempo medievale esteso; e in più la sua storia, spostato, nascosto, capovolto, censurato, è una storia meravigliosa. A Vézelay il capitello del Mulino mistico è molto bello, ma una scelta andava fatta, e ho preferito quello, forse più spettacolare, del Vitello d’oro. L’Eva di Clermont-Ferrand, poi, non si può toccare: un capolavoro assoluto per forza, bellezza e fascino. Sempre secondo me.

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  2. Anonimo ha detto:

    Ammiro la tua selezione, assolutamente difficile da fare, improba, ma inevitabile, giacché sempre tendiamo a voler stilare una graduatoria, per districarci meglio nel mare magnum della conoscenza e ricondurla così alla nostra portata.
    Sono certo splendidi e noti, soprattutto a noi che ti seguiamo assiduamente, questi esempi scultorei. Magnifici!
    Non saprei farne una selezione migliore, anche se ognuno può ricordare altri capitelli che lo hanno colpito.
    Io potrei citarti quello dipinto (guai ai puristi!) dell’Ultima Cena di Saint-Austremoine di Issoire.
    Ma è solo uno fra tanti, che ogni volta, in quell’istante, pensi di trovarti davanti al più bello.

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