Un santuario di arcatelle e colonne: ecco la priorale di Châteaumeillant

I libri di storia dell’arte medievale non mostrano spesso, della chiesa di Châteaumeillant, la facciata massiccia; se studiate il romanico, è molto probabile, invece, che della priorale di Saint-Genès abbiate visto la pianta. Quanto infatti la prima, la facciata, un po’ pesante e conclusa nella parte superiore con un goffo campanile, risulta stana e quasi respingente, tanto la seconda, la pianta, è interessante e particolare, per via delle sette absidi in cui va a concludersi l’edificio. Proprio per le sue sette absidi, la pianta di Châteaumeillant è spesso citata laddove i testi si interrogano sull’evoluzione della parte orientale delle chiese romaniche; e nel percorso dalla terminazione con un’abside sola, o con tre, fino alle soluzioni più complesse e fino all’introduzione del deambulatorio arricchito da cappelle radiali, la nostra Saint-Genès viene quasi sempre presentata come tappa intermedia, o come episodio curioso e originale.

La facciata (foto: Manfred Heyde)

Quello che non si dice nei libri, tutti presi a guardare questa terminazione absidale dall’alto – in pianta, appunto – è quanto la parte orientale di questa chiesa sia spettacolare all’interno, e come quelle sette absidi digradanti – più grande quella al centro, più piccole quelle che, scalate, si affiancano a destra e a sinistra – sappiano regalare emozioni a chi vada ad ammirarle, da vicino, fin dentro il presbiterio. Ci arriveremo, e vedremo perché Saint-Genès – o meglio il “santuario” di Saint-Genès – sia un luogo che oseremmo dire irripetuto in tutta l’architettura romanica.

La chiesa di Châteaumeillant – siamo nel Berry, quasi al centro della Francia – è stata costruita nei primi decenni del XII secolo come priorato benedettino, ed ha dimensioni notevoli: è lunga più di cinquanta metri, mentre il transetto che la incrocia ne fa segnare quasi trenta. La navata centrale, che un tempo era coperta da una volta a botte in pietra, crollata e ora rimpiazzata da una copertura a carena in legno, conta cinque campate rette da pilastri compositi moto alti, ed è controbilanciata da due navatelle laterali con volta a quarto di cerchio.

La navata (foto: Anthony Perrot, elab.)

Oltre alla volta in pietra sulla navata, di cui restano, da una parte e dall’altra, gli accenni di curvatura, è andata perduta la cupola, con il campanile sovrapposto, che in origine copriva l’incrocio tra navata e transetto; il campanile di crociera crollò poco dopo l’edificazione della chiesa, nel XII secolo: fu ricostruito più volte, fino a quando, nell’Ottocento si decise di spostarlo, come abbiamo visto, sulla prima campata della navata, a completare – malamente – la facciata.

La decorazione scultorea – 131 sono i capitelli che si contano in totale nel priorato – è interessante e rustica: realizzati in pietra dura, difficile da lavorare nel dettaglio, i capitelli presentano in gran parte decorazioni vegetali, mentre i più belli, alcuni figurati e istoriati, si concentrano nel santuario composto dalle absidi e dai relativi spazi di competenza.

Tra le scene raffigurate sui capitelli di questa zona ci sono il dialogo tra il Signore e i progenitori, Adamo ed Eva, e il primo omicidio, quello di cui Abele fu vittima; ci sono uomini affrontati, atlanti, animali e volatili fantastici; c’è un arciere che mira ad un personaggio barbuto, c’è un Daniele, anche questo dalla barba folta, nella fossa dei leoni; ci sono personaggi che si affrontano e ce n’è uno che tiene con le mani la propria lunghissima lingua.

Il presbiterio (foto: Dennis Aubrey per Via Lucis, elab.)

Ma non è tanto la qualità dei capitelli – che pure hanno il loro fascino – a rendere particolarissima questa parte della chiesa: è piuttosto il modo in cui capitelli e colonne e archeggiature, mentre separano e collegano gli spazi antistanti a ciascuna delle cinque absidi centrali, danno vita ad un bellissimo gioco di trasparenze e rimandi. Davanti all’abside centrale, infatti, l’area del presbiterio è delimitata a destra e a sinistra non da un muro continuo, ma da una parete ad arcate, sostenute alternativamente da tre pilastri e due agilissime colonnine. Tra la seconda e la terza abside, su ciascun lato del santuario, lo schema pilastro-colonnina-pilastro si ripete una sola volta, nella parte verso il transetto; ma sulla parte di muro continuo si disegnano di nuovo quattro arcatelle sostenute da tre semicolonne; più all’esterno ancora, da una parte e dall’altra del santuario, il muro che fa da spalla esterna alle due penultime absidiole è a sua volta segnato da tre arcate sostenute da due semicolonne. Il santuario di Saint-Genès, così, è una selva inedita fatta di pilastri, colonne e arcate e capitelli, che si rispondono tra loro con regolarità e coerenza; e chi si ponga in un angolo di questo spazio particolarissimo, e volga lo sguardo verso il centro, vedrà addirittura, in successione cinque file di arcatelle e sostegni susseguirsi una dopo l’altra.

Il santuario (foto: Anthony Perrot, elab.)
Il santuario (foto: Anthony Perrot, elab.)

Non è raro nel romanico che i muri laterali del presbiterio siano forati e strutturati in arcate successive, e che in questo modo lo spazio che sta davanti all’abside maggiore dialoghi con quelli circostanti; ma qui a Châteaumeillant la strutturazione della parte orientale in così tante absidi radiali, tutte – tranne le due esterne – con un proprio spazio antistante rettangolare, crea un effetto inusuale agli occhi di chi lo percorra, tanto che potremmo avere l’impressione di essere in una cripta. Coloro che sanno usare al meglio una fotocamera hanno potuto realizzare, in questo spazio suggestivo, fotografie sorprendenti, così che il santuario di Saint-Genès è anche un po’ un banco di prova, e fa selezione tra chi è bene che si accontenti di fotografare capitelli e chi invece, di un luogo così magico può provare a catturare l’anima; e ai più bravi – nessuno delle immagini di questa pagina è di Before Chartres – è riservato il piacere di fissare nei propri scatti la musicalità di questa parte della chiesa così originale, così complessa e allo stesso così piena di armonia.

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I capitelli (foto di P. J. Mc Key per Via Lucis, elab.)

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