Soria: qui anche i carnefici sorridono

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Il grande portale della chiesa di Santo Domingo

C’è un’opera, conosciuta meno di quanto merita, che sta proprio sul crinale del Romanico. Posto là dove l’Europa cristiana finiva e, nel cuore del Medioevo, cominciava la Spagna araba, il portale della chiesa di Santo Domingo a Soria è un capolavoro “di confine” proprio per questa sua collocazione estrema: lontano dai grandi centri di diffusione della cultura monastica – lontano quindi da Cluny, dalle città ottoniane, dalla “Lombardia” dei maestri comacini… – dialoga a grande distanza con i portali francesi di Aulnay e di Saintes. O forse, pur richiamandoli, neanche li riconosce.

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Un particolare della Strage degli Innocenti

Anche dal punto di vista stilistico, il grande portale di Soria è un capolavoro “di confine”. Romanico per l’impostazione strutturale, con i suoi quattro archivolti scolpiti, poggianti a loro volta su capitelli istoriati, è quasi già gotico nei tratti dei rilievi. Nei volti, che sono di una dolcezza stupefacente – tutti sorridono, anche i carnefici di Erode mentre uccidono i figli di Israele -, già si respira un’aria cortese. E quasi le bocche femminili sono scolpite a cuore, mentre le barbe degli uomini sono nobili e folte, e si direbbero rinascimentali. Parlano già un linguaggio duecentesco anche i capitelli e i fusti delle tante colonnine scolpite a fare da cornice agli episodi del terzo archivolto: leggere, decorate, quasi arredo da castello.

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I Magi dormienti

Il lento digradare dal sentire romanico a quello gotico sta anche nella scelta dei temi dei quattro grandi archivolti: il primo, dedicato ai Vegliardi dell’Apocalisse, propone l’argomento principe del tempo romanico, evocando, come da copione consolidato, il Giorno della Fine; il secondo resta nel solco della grande tradizione, tutto dedicato alla Strage degli Innocenti, ma composta, quasi dolce, come non ci si aspetterebbe; e se nel terzo archivolto che racconta gli episodi dell’infanzia di Gesù il clima si fa più ancora più lieve e sorridente, nel quarto la vicenda della passione, morte e resurrezione di Gesù ha già una soffusa partecipazione e un tono da racconto che ci ha condotto ormai nel tempo nuovo.

Il portale di Santo Domingo resta un affresco complesso e coerente, ancora pienamente leggibile, ancora godibile in ogni suo dettaglio. Opera di una mano sola, a cui è stato concesso molto spazio e molta libertà, sembra curarsi per nulla del passare del tempo, e tantomeno del mutare dei gusti.

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I Vegliardi del primo archivolto

3 pensieri su “Soria: qui anche i carnefici sorridono

  1. Antonio Giordano ha detto:

    Dubito che l’artista abbia voluto esprimere un reale sorriso. Ho l’impressione che, al pari della scultura greca arcaica di stile severo, l’apparente sorriso rappresenti lo sforzo dell’artista di accentuare la resa dell’effetto tridimensionale nella rappresentazione di una superficie curva.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Certo, è così. Lo conferma il fatto che sembrano sorriedere anche i volti delle donne a cui sono strappati i bambini. Stereotipo, o espediente… resta il fatto che questo sorriso forzato, eppure cortese, è una peculiarità degli archivolti di Soria.

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  2. Luis Pardiñas Pérez ha detto:

    La iglesia de Santo Domingo está considerada por muchos especialistas como la portada más unitaria, equilibrada y hermosa de España. Cuando el sol se retira, al atardecer, el color de la piedra adquiere una bella incandescencia espectacular. Aunque parece ser una obra única en el románico español, netamente castellana, más lineal que pictórica, sobria dentro de la mejor tradición y de celtibérico color entre cárdeno y dorado, algo nos indica su clara influencia del oeste francés. Quizás, probablemente por ello, en los laterales de la portada, sobre un ligero plano de sillares aparecen las figuras de los reyes Alfonso VIII y su esposa Leonor de Aquitania. ¿Desearía el rey Alfonso VIII con ello obsequiar a su esposa, reflejando su nostalgia por Leonor, con estos motivos estilísticos de ascendencia francesa?

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