Spegnete quelle luci, signori di Le Puy

Spegnete quelle luci colorate, e lasciate riposare Notre-Dame. Puntate altrove fari, riflettori e luminarie, signori di Le-Puy-en-Velay: riempite di colori e stramberie la facciata del teatro, i ponti, il Municipio, che magari ne han bisogno; ma la Cattedrale no, quella lasciatela fuori dal vostro pirotecnico “Puy de Lumière”, e con la Cattedrale preservate da questa colata di tempere sciolte e impazzite Saint-Michel d’Aiguilhe, l’ardita, sulla sua rocca vulcanica.

PuyLumiereNotreDame1

La facciata di Notre-Dame in “Puy de Lumière”

Possibile che solo io veda un confine? Solo a me sembra che un’idea – il sito ufficiale di “Puy de Lumière” la definisce “un spectacle de projections et de lumières à la tombée de la nuit” – debba anche chiedersi fin dove arrivare? Non ci ha pensato, l’amministrazione civica, “en lien avec l’Office de tourisme“, se davvero può far debordare lo spettacolo “sur ses monuments emblématiques“?

Puy de lumière - Noël 2017

Saint-Michel d’Aiguilhe illuminata nel progetto

Non contesto che ogni sera, al calar delle ombre, il progetto “Puy de Lumière” allieti i turisti e i bambini. Ma mi sconcerta non poco che a patire stravolta dalle proiezioni pirotecniche sia una delle più belle facciate del romanico, quella Notre-Dame a cui non serve un solo faretto per stupire chi la osserva, con la sua facciata viva di decori già proposti nella più giusta misura dagli architetti del XII secolo; e altrettanto mi stupisce che fuochi di luce e paillettes riempiano, quando “Puy de Lumière” si accende, il colle nero che come uno scoglio si erge in mezzo alla città portando in cielo la meravigliosa cappella di Saint-Michel d’Aiguilhe.

E’ una questione di confini. Si tirino dentro nella fiera e nello spettacolo, queste due splendide chiese, una volta all’anno: staranno al gioco, come tante altre volte, nel medioevo, avranno fatto da sfondo al teatro dei pazzi. Un Carnevale, a tempo debito, si può anche accettare. Ma per il resto dell’anno, per “Puy de Lumière” si usino altri fondali.

E’ una questione di confini. Perché posso dar luce e colore ad una facciata, se così provo a restituirla dipinta com’era a quei tempi; e da qui si cominciò con certe grandi facciate gotiche (Amiens fra tutte), con certi portali (accade a Conques), con certe opere (si pensi all’Altare di Ratchis a Cividale). Ma fari e fasci e luci sono leciti per riproporre e restituire l’opera, per resuscitarla alla policromia per un istante… non per scioglierla nei deliri di merletti mai esistiti e dentro a colate variopinte e informi.

Fondete e sciogliete in burro colorato la Scuola elementare, l’Ospedale e la Biblioteca. Alle vostre antiche chiese portate, signori di Le-Puy-en-Velay, un po’ più di rispetto.

 

 

11 pensieri su “Spegnete quelle luci, signori di Le Puy

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Paolo Salvi (da Fb):
    Già. Ho visto a luglio scorso la Ville lumiere. La cattedrale certo non ne ha bisogno. Colori e geometrie originali affascinano da sole. Pensano di valorizzarla ma in fondo una buona illuminazione a luce bianca non fredda sarebbe sufficiente.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Giuseppe Berton (da Fb):
    Un ❤ grande per l’autore, un profondo sconforto per quanto visto e narrato.
    Già incontrare l’Ara di Ratchis era stato stridente, ma questo…
    Forse drammatizzo, ma questa nuova versione di spettacolarismo autoreferenziale, presunzione di creatività, parassita e grottesca, immediatamente mi ha fatto pensare a quell’ “…et circenses” strumentali e distraenti dalla sostanza impegnativa del quotidiano.
    Mi sento oppresso e sconcertato da questa sarabanda ebbra e allucinata.
    Mi sento triste e impoverito, da questo illusionismo onirico: variante effimera e conforme alle sembianze distorte dell’esistenza, che un mondo distorto continua a contrabbandare

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  3. Sergio ha detto:

    Mah! Del resto anche la basilica di san Pietro a Roma è servita come schermo per proiettare immagini di animali, ma almeno è durata solo una sera. Se servisse a far conoscere presunti colori originali avrebbe almeno uno scopo didattico, come l’Altare di Ratchis a Cividale, che dura cinque minuti di visione, o come i tanti disegni colorati per mostrare com’era l’Acropoli di Atene. Qui invece siamo al solo spettacolo di Luci e Suoni che andava di moda negli anni 60/70, con aggiunta di un maggior cattivo gusto.

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  4. Marie ha detto:

    È una corruzione del gusto. Chi di abitua a vedere questa Disneyland poi giudicherebbe “povera” la facciata originale, non riuscendo più a comprenderla.

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  5. Giulio Giuliani ha detto:

    Antonio De Capua (da Fb):
    Posso lanciarmi in una lamentela che va un pochino off-topic ma mi fa rosicare e, in ogni caso, è legata a questo episodio? Nella mia zona d’origine, a Sant’Agata de’ Goti, la chiesa di S. Francesco è di proprietà comunale e viene utilizzata esclusivamente per organizzarvi delle mostre multimediali sull’archeologia locale. Il visitatore, quindi, vedrà la chiesa perennemente ed esclusivamente al buio. Peccato però che all’interno ci siano un monumento funerario del XIV secolo, un ciclo di affreschi tardobarocchi ottimamente conservato, e altro. Mi ha fatto ridere (amaramente) che l’unico modo per godere del pavimento maiolicato è stato una di queste mostre, che comunque – udite udite – proiettava sul pavimento la sua stessa immagine, facendola poi danzare in modo improbabile per tutta la sala. Ho provato anche a dire ai responsabili che dovrebbero lasciare almeno qualche minuto affinché il visitatore possa vedere la chiesa illuminata: mi hanno risposto in modo fintamente accondiscendente, sostenendo che se un visitatore ne ha voglia può chiederlo. E in realtà io l’ho anche fatto: in passato ho chiesto qualche minuto per fare delle foto con il flash (sia mai che accendessero le luci!); ma questa ovviamente è una non risposta, perché così deve essere il visitatore a sforzarsi di sapere da prima cosa c’è nella chiesa, e a chiedere di accendere le luci senza che gli sia esplicitamente offerta questa possibilità. Francamente vorrei che si diffondesse un po’ di sdegno su questa storia, che io trovo triste.

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  6. Angelo Montanari ha detto:

    Ti prego, non essere rigido. L’illuminazione non lascia tracce indelebili e non fa danno. Quanta gente di solito, si fema di sera, sul sagrato di Notre Dame a Puy? Se a qualcuno piace: benvenga su un bellissimo sito come quello. Potrebbe tornare anche il giorno dopo, e tu sai, meglio di me, quanto sia importante che questi luoghi vengano frequentati. ribadiva incessantemente l’onniZeri.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Non sono d’accordo, Angelo. Il sagrato di Notre-Dame a Le-Puy non esiste: esiste una meravigliosa scalinata che porta ad una delle facciate più spettacolari del romanico… Per quel che ho visto, di gente ce n’è molta, col naso all’insù, anche senza le luci particolari… C’è bisogno di attirare turisti? Chi preferisce la facciata di Notre-Dame coperta di pesciolini e dinosauri è ben contento di vederli sul muro del centro commerciale, e batte comunque le mani.
      Non può passare il concetto che un capolavoro del romanico fa da sfondo ai giochi di luce, no. Neanche mezz’ora al giorno. E la chiesa di Saint-Michel-d’Aiguilhe colorata da pagliaccio è una visione ancora più diseducativa. Secondo me. Proietteresti giochi di luce colorata su “Guernica” di Picasso o sulla “Nascita di Venere” del Botticelli?

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