Architrave d’Espalion, tracce d’eresia

Before Chartres oggi parla di eresie, e anzi dell’eresia dei “càtari”. E se si lascia trascinare nell’argomento, vincendo il timore di restare invischiato nella ragnatela di miti e leggende cresciuti intorno a questa eresia, è per via di una piccola chiesa, Saint-Hilarian ad Espalion, e del suo architrave scolpito che, non senza un motivo, racconta il Giudizio Universale… come lo avrebbero raccontato gli eretici càtari.

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Il portale in una foto storica: lo osserva Arthur Kingsley Porter

Prima, due parole su quest’eresia, peraltro tra le più note. Concepito in oriente nei primi secoli del cristianesimo, il pensiero che le diede origine si ripresentò nel continente proprio nel periodo romanico, tra XI e XII secolo. E’ questo il tempo in cui i “càtari”, cioè “puri”, si diffusero facendo leva sul malcontento popolare di fronte alle degenerazioni della Chiesa romana. Nell’Italia padana, ma soprattutto nel sud della Francia, molte migliaia di persone aderirono alla nuova “chiesa càtara”, che si organizzò con propri vescovi, e con due diversi livelli di nuovi fedeli: sotto, una vasta platea di adepti che sceglievano di entrare in quella che si proponeva come una comunità più pura e più povera; sopra invece una cerchia ristretta di “perfetti”, uomini e donne che vivevano fino in fondo gli assunti della nuova “fede”.

E quali erano questi assunti? In estrema sintesi, il catarismo propose l’idea di un mondo in cui terreno e divino, Satana e Dio, si contrappongono in uno scontro alla pari. Tutto ciò che è terreno, cioè potere, denaro, proprietà, carnalità, va fuggito e rifiutato, predicarono i càtari, come prodotto del Male; e vanno cercate invece l’ascesi e la liberazione dalle esigenze terrene, perché è questa fuga che porta al Bene. Male è la materia, male è in verità la vita stessa, fatta appunto di materia, e male è anche la sessualità, proprio perché perpetua e rinnova quella vita terrena che è opera del Demonio. Non serve qui dire di più e meglio: basta ritenere, del catarismo, questa idea di un mondo diviso in due tra Bene e Male, tra due forze alla fine equivalenti e in continua guerra.

E mentre i càtari si diffondono in tutta l’Occitania, e fanno della città di Albi la loro capitale, tanto che “albigesi” diventerà presto un sinonimo di “càtari”, e resistono alla contropredicazione cattolica, e si organizzano, e si rifugiano nei castelli per far fronte alla grande guerra che li attende – sarà infatti proprio la “crociata contro gli Albigesi” a mettere fine nel sangue al loro sogno di riforma -, ebbene noi ce ne torniamo in volo alla piccola chiesa di Espalion – di cui Before Chartres aveva già raccontato la storia – e all’architrave scolpito del suo bel portale.

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L’architrave (le foto con i dettagli del rilievo sono di Luca Giordani)

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Il Cristo in Gloria, a destra

Non che sia “eretico”, quest’architrave, non che sia “càtaro”. Però nei suoi tratti popolari racconta il Giudizio Universale e – guardatelo! – lo fa proprio a modo suo. Mentre sono comuni e diffuse le rappresentazioni che occupano la parte centrale del rilievo – un morto che esce dalla tomba nel giorno del Giudizio, la disputa tra angeli e diavoli per accaparrarsi un’anima, la grande bocca dell’Inferno spalancata per inghiottire i rei – è invece singolarissima la collocazione del Cristo giudice. Lo scultore di Espalion lo rappresenta sì in mandorla e circondato dai simboli dei quattro Viventi, secondo lo schema tradizionale; ma ne dimentica la centralità e lo colloca all’estrema destra dell’architrave. E poi all’angolo opposto, all’estrema sinistra, costruisce al Cristo in Gloria un sorprendente contraltare. E scolpisce, con le stesse dimensioni, un re degli Inferi, seduto in trono proprio come il Salvatore… e addirittura gli mette intorno quattro demoni svolazzanti, perfetta imitazione dei quattro Viventi che circondano la mandorla del Sommo Giudice.

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Il diavolo circondato dai suoi “Viventi”

C’è chi parla di un divertente gioco, della presa in giro dello scultore verso Satana e le sue pretese di regalità. Ma sono sicuramente più ficcanti le domande che si pone Claude Ribéra-Pervillé, davanti ad un’opera che a suo dire “rivela una ignoranza profonda del dogma”: “Come hanno potuto dei religiosi – si chiede – accettare quest’opera dove la supremazia divina non appare? Erano altrettanto ignoranti…? E’ sul solco di rappresentazioni come questa che si è diffusa l’eresia càtara, per la quale il mondo è il campo in cui Dio e il diavolo si affrontano”, e lo fanno alla pari.

Povera Espalion, chiesa di terra e chiesa di campagna, radicata nell’ardesia d’Occitania tra un fiume e un cimitero: non sarà stata consapevolmente eretica, la visione del mondo scolpita nel portale di Saint-Hilarion… ma poco ci manca. Qui, davanti a questa chiesa e al cimitero che la circonda, in questa terra semplice eppure segnata dai più cruenti contrasti, ci si rende conto di quanto può essere labile il confine tra ignoranza ed errore, e tra errore e devianza. E di quanto fu labile, in quei secoli ardenti, la separazione tra chi è semplice e povero – come l’architrave di Espalion, e come la sua gente – e chi invece va considerato un nemico della fede, una malapianta da estirpare, un servo del maligno da redimere col fuoco della crociata.

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La chiesa di Saint-Hilarian ad Espalion, sul torrente Perse

 

11 pensieri su “Architrave d’Espalion, tracce d’eresia

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Antonella Fabriani Rojas (da Fb):
    Ero arrivata alla stessa conclusione mentre leggevo e vedevo l’architrave, proprio quando dici della non centralità del Cristo perché uno va di corsa a guardare cosa ci sia dalla parte opposta.

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  2. artsymbol ha detto:

    There is also an argument that the lintel at Espalion represents Christ’s triumphal Descent into the Land of the Dead in the two days between the Crucifixion and the Resurrection, as described in I Peter 4:6 and also recorded in Ephesians 4:9. Notice also how the Tetramorph have been inverted from their traditional positions

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  3. Paolo Salvi ha detto:

    In effetti è molto curioso questo architrave (linteau in francese) che mostra un Cristo messo sorprendentemente ai margini e volutamente contrapposto al demonio ed agli Inferi.
    Convincente la tua spiegazione, con espresso riferimento alle teorie càtare, che vogliono su uno stesso piano Bene e Male in eterna lotta per la supremazia. E’ evidente che il senso non sia indebolire di fronte agli occhi del credente la figura del Cristo, quanto fargli sentire come maggiormente incombente il potere del maligno. La lotta del Bene e del Male quindi come segnale forte dell’impegno quotidiano per raggiungere la purezza dell’anima, vero atto di conquista del fedele.
    Magnifico testo e sublimi fotografie dell’amico Luca Giordani.
    E come sempre vorresti essere già lì…

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    • bernard ha detto:

      merci
      je crois que les cathares et leurs ” parfaits ” étaient très reliés reliées ( femmes incluses !! ) aux traditions Judaïques et autres du moyen Orient … toute la région Catalane recevait des immigrations forcées par ces interminables guerres bibliques … au moyen Orient ! … de Valencia Espagne aux Cévennes et Montpellier … etc …pays OC !! … vers la Provence même … les Pâpes en Avignon le dernier ” Luna ” …. etc …. on retrouve des vestiges Catalanes de Répliques de monument sacrés en Judée … ce Christianisme est Générique … donc temporellement plus proche de Jésus … le Linteau nous dit une chose simple … entre le bien et le mal … il y a une autre Version … et donc moins contrainte en oppositions systémiques … c’est l’esprit de l’âme … plus près des ” Girondins Républicains ” … que de la sainte alliance des Jacobins et de ses doubles inquisitions … avant et après ..; le jugement premier …. interprété … etc etc je vous remercie … bon soir .
      kxc

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  4. Giulio Giuliani ha detto:

    Aldo Valentini (da Fb):
    Bellissima riflessione. Però forse si potrebbe interpretare anche diversamente essendo sotto e la più imponente Pentecoste, postata proprio durante quella nostra grande Festa, e cioè che in questo mondo c’è sempre lotta paritaria tra bene e male ( forse si allude ai Saraceni che martorizzarono Il santo di questa chiesa S.Hilarian?) ma con l’aiuto del Paraclito (Spirito santo difensore) del grande rilievo superiore la vittoria del bene è assicurata.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Forse sì, ma… quest’idea di una terra dalla cultura molto localistica, povera nella conoscenza teologica al punto di lasciarsi cadere nell’eresia, mi piace moltissimo. Ho scoperto la chiesa di Perse come testimone di un legame forte del santo al suo territorio, e mi piace l’idea di questo architrave segnato da una cultura popolare, dall’orizzonte ristretto, come quello del mio paese d’origine…

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        • Giulio Giuliani ha detto:

          Credo che sia importante anche la distinzione sui termini che usiamo, Paolo. La preparazione teologica, lo studio, l’approfondimento, porta a quelle “eresie” che hanno come obiettivo una riforma; penso ad esempio al Protestantesimo… Credo invece che l’ignoranza, ma direi meglio la semplicità, la rusticità di certe zone geografiche può portare più facilmente a reazioni che sfociano nelle “eresie” di semplice sdegno e di semplice protesta. Un popolo semplice è portato a vedere e a condannare, ad esempio, la ricchezza del clero e il malcostume dei consacrati; la reazione è spesso di rifiuto, più che di riforma, in queste popolazioni non colte, e in questo senso si crea il terreno per il diffondersi di certe “eresie” violente.

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