Un conte e un vescovo, a Malles, narrano il medioevo e i suoi due cuori

Figure tra le più interessanti e iconiche dell’arte altomedievale, il nobile e il vescovo dipinti in San Benedetto, a Malles Venosta, collaborano e però allo stesso tempo si contrappongono. Nella parete di fondo della piccola chiesa sono ritratti e rappresentati, uno a sinistra e uno a destra del Cristo, come i “donatori”, come coloro, cioè, che insieme finanziarono e sostennero la costruzione della cappella; tra i due, senza dubbio uniti da un comune intento, sembra correre, però, uno sguardo come di reciproca diffidenza, e di competizione.

La parete orientale con le nicchie e gli affreschi

La parete orientale della chiesa è fortemente segnata da tre alte nicchie, all’interno delle quali gli affreschi propongono il Cristo con due angeli, in quella centrale, e due figure di santi nelle laterali. I nostri due donatori sono stati dipinti da una mano differente – oggi l’impressione è che siano stati quasi aggiunti – negli spazi di risulta tra la nicchia centrale e le laterali. Il religioso, a destra, porge verso il Salvatore il modellino della chiesa, e compie quindi il gesto tipico del donatore: secondo gli studiosi si tratterebbe del vescovo di Coira; a sinistra risponde il signore laico, forse quell’Unfrido che Carlo Magno volle conte della Rezia: il fatto che il modellino della chiesa stia nelle mani del vescovo, costringe il nobile franco al ruolo di osservatore, più che di donatore, tanto che a questa diminutio sembra rispondere tenendo bene in vista, con entrambe le mani, la grande spada.

La parete orientale, vista complessiva

Sia il vescovo che il conte hanno intorno al capo il nimbo quadrato: possiamo dedurne che questi loro ritratti sono stati realizzati mentre erano in vita; e possiamo anche immaginare i due notabili, in un giorno qualsiasi dell’anno 800 o poco più in qua, in piedi entrambi nella chiesa costruita da poco, intenti ad osservare il proprio ritratto, appena realizzato, e a commentarlo con il seguito, magari aggiungendo sottovoce un giudizio sul ritratto del… donatore concorrente.

Agli occhi del visitatore del terzo millennio, queste due figure dipinte risaltano in San Benedetto come i due punti focali dell’intera parete absidale, per gli sguardi che il pittore carolingio ha saputo donare ad entrambi i personaggi, penetranti, pieni di eleganza e di nobiltà, e per il tratto chiaro e incisivo del disegno, che rende le due figure più moderne di quelle, peraltro non distanti come datazione, stese a fresco all’interno delle nicchie.

L’unica colonnina in stucco superstite

Va detto che in origine la parete doveva avere un aspetto molto differente, poiché nicchie ed affreschi erano completamente circondati da una decorazione rilevata a stucco; realizzata in forma di colonne e capitelli – all’estrema sinistra ne resta una parte, conservatasi, non si sa come, quando la parete fu coperta di intonachi barocchi – questa decorazione, di cui si vedono i fori d’attacco al muro e addirittura le sinopie preparatorie, dava spessore alla parete. Anche le figure dei due committenti, che oggi sembrano risaltare con forza e staccarsi su un fondo praticamente liscio, potevano quindi essere inserite più fortemente, in origine, nell’articolazione ben più complessa di colore e di stucchi.

Perduta questa decorazione che completava la parete, il vescovo e il conte, come abbiamo sottolineato, stanno ora ancor più in piena evidenza. E a noi che li osserviamo oggi, resta l’idea di trovarci di fronte a due personaggi che, per il gioco di sguardi, per la comunanza di intenti velata però di contrapposizione, diventano suggestiva figura del rapporto che si costruì, nei secoli del medioevo romanico, tra il potere laico e quello ecclesiale. Questo alto prelato e questo nobile funzionario, che qui a Malles testimoniano una collaborazione efficace per la costruzione della chiesa, seguita poi, però, da chissà quale antagonismo, si trasformano in icone della storia; e possono davvero essere assunti come la rappresentazione stessa del medioevo da Carlo Magno in poi, tenuto vivo da due anime, governato da due poteri equivalenti e in precario equilibrio, che spesso entrarono in contrasto, e che però per secoli guidarono, ressero, governarono e spinsero la costruzione di quella che sarà l’Europa degli stati e della fede cristiana.

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La chiesetta di San Benedetto
Il supplizio inflitto ai Filistei

La chiesetta di San Benedetto è uno dei gioielli di Malles, cittadina dei campanili e delle torri, ultimo baluardo, con la vicina Burgusio, della Val Venosta prima del confine con la Svizzera. E’ poco più che una cappella, edificata in epoca altomedievale e poi modificata nel pieno medioevo. Dell’antica costruzione restano la parete orientale, di cui abbiamo detto, riscoperta nel Novecento e recuperata con un’importante campagna di restauro negli anni Sessanta, e la parete nord, su cui rimangono altre due interessanti frammenti di affresco, anche questi dell’XI secolo, con il supplizio inflitto da Davide ai Filistei (o con il martirio subito da san Paolo?) e con san Gregorio intento a discutere con gli allievi e a scrivere omelie.

Come tutta la Val Venosta, purtroppo, anche la cappella di Malles è tanto ricca quanto avara: apre raramente d’inverno, e pochissime ore la settimana durante l’alta stagione; all’interno, inoltre, è proibito scattare fotografie. Ciò premesso, San Benedetto merita certamente di essere visitata: programmate il viaggio con attenzione, consultando le tabelle di apertura; e portate con voi la fotocamera, che capita, a volte, di trovare il momento buono, e il cuore buono di un custode che comprende quanto certi divieti siano assurdi, e chiude un occhio.

San Gregorio predica e scrive

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5 pensieri su “Un conte e un vescovo, a Malles, narrano il medioevo e i suoi due cuori

  1. Avatar di Paolo Salvi Paolo Salvi

    Nell’agosto scorso ho fatto un viaggio breve in Val Venosta e questa era una delle mete principali. Verso sera quando arrivammo era già chiusa e si apriva il mattino successivo credo alle 11. Siamo tornati il giorno dopo (non tutti i giorni è aperta) e non ho fotografato con la fotocamera per quello odioso cartello, mentre altri lo facevano visto che non diceva niente la custode. Ho solo qualche scatto modesto col cellulare e rimpiango di non aver fatto come gli altri, che è un vero piccolo gioiello di architettura e pittura carolingia.

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    1. La Val Venosta, Paolo, è proprio ricchissima ma avara. L’ultima volta ho dovuto organizzare tutto l’itinerario a partire dagli orari (anzi dai giorni) di apertura di San Benedetto, per non restar fuori come un pirla… Nella stagione bella (!) per quattro giorni la settimana è chiusa, e negli altri – martedì, giovedì, sabato – è visitabile per un’ora e mezza, dalle 10:00 alle 11:30… e giustamente (!) è chiusa la domenica e i giorni festivi. Io credo che questa cosa sia sconcertante…

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  2. Avatar di unabashedly4b3996fb3d unabashedly4b3996fb3d

    Abbiamo soggiornato a Malles perché volevo particolarmente vedere questa chiesa e i suoi affreschi. Abbiamo alloggiato in un hotel a poche centinaia di metri dalla chiesa. Quindi, è stato facile arrivare durante i brevi orari di apertura.

    Mi sono unito a un gruppo di turisti tedeschi che scattavano foto tranquillamente. Quindi, ho fatto lo stesso. Sono tornato il giorno dopo e avevo il posto quasi tutto per me. Infatti, non sembrano preoccuparsi che la gente scatti foto. La guida ha persino acceso le luci per me.

    Sono rimasto affascinato da questi affreschi con il loro insoliti soggetti.

    È incredibilmente difficile vedere la maggior parte dei monumenti in questa valle con i loro assurdi orari di apertura. Solo la St.-Johann-Kirche a Tubre è sempre aperta.

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