Diavolo di un Viollet-le-Duc. Ha salvato grandi chiese medievali, ha ricostruito navate e facciate, e si è speso come nessun altro, in Francia, per la conservazione delle più belle opere romaniche; e però con sua passione incontenibile, e utilizzando per i suoi restauri i modi e i mezzi del suo tempo, l’Ottocento, ha messo le mani un po’ qua e là, finendo a volte per mischiare il vecchio e il nuovo, il pezzo originale con quello rifatto… Alla fine, è colpa di Viollet-le-Duc se visitando i monumenti del romanico d’Oltralpe occorre stare sempre un poco all’erta. E c’è un capitello – di certo non l’unico – che è molto lodato e fotografato, in cui però Before Chartres intravvede l’intervento del grande conservatore; e non avendo trovato fin qui riscontri nei sacri testi sacri, condivide i propri dubbi con tutti coloro che possono confermarli o smentirli.
Il capitello in questione è uno dei tantissimi realizzati da Gislebertus nella cattedrale di Autun, e rappresenta un momento delle tentazioni di Gesù nel deserto. Lo chiamano capitello “della prima tentazione”, perché in effetti nella navata ce n’è un altro che racconta un secondo momento della disputa tra Satana e Gesù.
Sappiamo bene che lo splendido interno di Saint-Lazare ospita molti capitelli originali ma anche, in particolare nella zona occidentale, copie di capitelli trasferiti, per una miglior conservazione, nell’attigua Sala capitolare. In basilica, quindi, ci sono capitelli “veri”, e capitelli “rifatti”; e questi ultimi sono facilmente individuabili, usando una guida o facendo prima un giro nella Sala capitolare e individuando così i pezzi che, nella navata, sono stati sostituiti da copie. Il nostro capitello “della prima Tentazione”, però, non sta nell’elenco di quelli trasferiti in area museale, e dovrebbe quindi essere un pezzo realizzato direttamente da Gislebertus.
Before Chartres però vede, in questo capitello, due personaggi sospetti, per non dire due veri e propri intrusi: se il diavolo sulla sinistra risponde allo stile di Gislebertus, e se lo stesso si può dire dell’ambientazione complessiva, stridono invece il Gesù che a Satana si contrappone con il dito alzato – mentre dice “Sta scritto: adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto” – e l’angelo che lo accompagna appena dietro. In queste due figure, tutto sembra parlare un altro linguaggio rispetto a quello che il grande artista ha saputo diffondere in ognuna delle opere che ha realizzato ad Autun, compreso il grande timpano nel portale. Gli abiti, i capelli, e soprattutto i visi di queste due figure non possono essere opera di Gislebertus. Quanto ai volti, aggiungiamo qui alcuni dei tantissimi scolpiti da Gislebertus: chi li abbia frequentati almeno per un po’ non riconosce gli stessi tratti nei volti dei due “intrusi” del capitello che tanto ci sorprende.











Nel capitello della prima Tentazione, è indubitabile, i due personaggi su cui ci interroghiamo sembrano provenire da un altro mondo. “Gli abiti, i capelli e soprattutto i visi di queste due figure non possono essere di Gislebertus, concordate?”: poniamo la questione, in Basilica, ad alcuni dei volontari che la amano e la tengono aperta; una giovane, gentilissima, in perfetto italiano, risponde con un sorriso: “Credo che lei abbia ragione: diciamo che è uno dei capitelli in cui Viollet-le-Duc ha lavorato a modo suo”. Non portiamo a casa risposte certificate – sulle schede a disposizione anche i volontari non trovano note particolari su quel capitello – e però le persone che più spesso frequentano l’arte di Gislebertus ci confortano: in quelle due figure c’è la mano, evidente, dei restauratori.
Before Chartres però si incaponisce e, a partire dall’ipotesi di un intervento ottocentesco, si chiede: Cos’hanno fatto, i restauratori? In che modo hanno potuto inserire le due figure “aliene”? Hanno forse scolpito di nuovo una parte del capitello? Una nuova ricerca sui testi, svolta anche per rispondere a questo ulteriore quesito, non dà esiti: non si trovano informazioni su questa capitello specifico e su eventuali rimaneggiamenti rispetto all’originale. E però, con un po’ di testardaggine e con un po’ di fortuna, mentre cerchiamo online una delle tante mappe utili a mostrare la collocazione dei vari capitelli in basilica, ci imbattiamo nella splendida pagina di un testo francese, decisamente datato. E in questa pagina, cercando con molta attenzione, troviamo, finalmente, sia la conferma della nostra tesi, sia la risposta all’ulteriore domanda che ci siamo posti.
Nella pianta della basilica di Saint-Lazare, il capitello “della prima tentazione” è segnato con il numero 3 ed è puntualmente collocato sul pilastro che separa l’abside maggiore dall’absidiola destra. Vediamo con attenzione la legenda, e constatiamo che, come previsto, il nostro capitello non è tra quelli – evidenziati tra quadre – che sono stati trasferiti nella Sala capitolare e sostituiti con una copia: il capitello, quindi, è opera di Gisleberto. E però è segnato con un simbolo particolare, cioè quella croce (†) che contraddistingue solo tre capitelli tra tutti quelli della basilica. E la legenda spiega che quel minuscolo simbolo indica i pezzi – lo ripetiamo: secondo l’elenco sono solo tre – che “on été restaurés en stuc“.
Tutto torna, allora. Possiamo concludere che davvero non vanno attribuite a Gislebertus le figure che, sul capitello, avevano sollevato i nostri dubbi. E capiamo anche come sono state inserite in un pezzo che, in buona parte, è originale: costituiscono non tanto un intervento a scalpello, ma un’aggiunta, una sorta di un restauro integrativo, realizzata “in stucco” da quel diavoletto di Viollet-le-Duc, e dai suoi compagni d’avventura.
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Non c’è, questo pezzo notevolissimo, nel volumetto sui capitelli romanici che Before Chartres propone ai suoi lettori più fedeli. Ce ne sono altri dodici – anzi, per la verità ce ne sono altri quattordici – che hanno la pretesa di essere altrettanto belli. Vedere per credere. Qui: DODICI splendidi CAPITELLI ROMANICI

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Le storie della Bibbia hanno ispirato e guidato gli artisti romanici. Before Chartres ne ha descritte molte nei suoi articoli, e oggi ha raccolto le più affascinanti in un volumetto pieno di fede, di sapienza e di stupore, che trovi qui: STORIE della Bibbia NELL’ARTE ROMANICA.
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La Borgogna romanica, di cui Saint-Lazare ad Autun è una delle perle più luminose, può stare tutta in un viaggio di sei giorni: lo racconta il nuovo volume con gli appunti di Before Chartres, per un itinerario densissimo di meraviglie: LA BORGOGNA romanica IN SEI GIORNI.
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