L’eresia gotica del Duomo di Fidenza

A Fidenza avviene la trasformazione: sulla facciata del Duomo cittadino – uno dei mille punti di passaggio – l’epoca romanica si tace, e comincia a parlare il tempo gotico.

Non è una trasformazione di quantità: la cattedrale di Fidenza, è vero, è un florilegio di rilievi e storie scolpite, che evadono dai portali per provare a conquistare altri spazi; ma questo espandersi della scultura sulla facciata era già avvenuto, e in misura ben maggiore, in altre chiese: si pensi solo a Sant-Gilles, in Provenza, e a Notre Dame la Grande a Poitiers, ancor più ricche di Fidenza quanto a decorazione scolpita, ma ancora pienamente romaniche.

A trasformarsi, sulla facciata del Duomo di Fidenza, non è nemmeno la qualità dei rilievi e delle sculture, non molto differente da quella di tante chiese romaniche.

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Il martirio di San Donnino e il successivo miracolo

A mutare radicalmente, invece, sono i soggetti: Fidenza infatti racconta sulla sua facciata storie nuove, che il tempo romanico mai avrebbe esposto in questo modo in piena evidenza. Questi nuovi soggetti, queste storie inusuali sono, in estrema sintesi, la storia di san Donnino patrono di Fidenza – di come scelse il martirio, di come fu decapitato e di come se ne andò portando sottobraccio la propria testa mozzata – raccontate e vissute dal popolo che ne seguiva le gesta.

Ecco l’”eresia” gotica: al Cristo in Gloria giudice del mondo, rappresentato in tanti portali romanici, si sostituisce… un santo. Alla rappresentazione del tempo che, sotto forma di zodiaco, fa da corona al Giudizio finale, si sostituisce… la narrazione di fatti avvenuti. Sulla facciata della chiesa non domina più l’attesa della fine e la promessa della Redenzione, ma improvvisamente trova spazio la vita che scorre: un ponte che crolla, un miracolo, un santo martirizzato, appunto, e una città che assiste.

Ed ecco di chi è questa voce “eretica”: a parlare il nuovo linguaggio gotico, raccontando se stessa sulla facciata del Duomo, è la città di Fidenza. Che parla di sé, del suo santo protettore, di cose accadute qui e non altrove. Che si riconosce comunità e che riconosce a se stessa un possibile futuro. Il gotico è il linguaggio delle città: quando queste, come ha saputo fare Fidenza, cominciano a parlare, esse parlano gotico. In gotico, e non più in romanico, esprimono la propria identità, il proprio passato, le proprie ambizioni. E in gotico, perché il linguaggio romanico non lo avrebbe permesso, le città raccontano di una nuova speranza, di un nuovo possibile progresso civico, economico, sociale, concetti tutti non esprimibili e non espressi nel lessico romanico.

La trasformazione, la svolta tra il tempo fermo in attesa (l’età romanica) e il tempo che ricomincia a guardare avanti (l’età gotica) avviene, poco prima del Duecento, in tutte le città d’Europa: ma a Fidenza questo momento di metamorfosi, questa eresia che spacca e rinnova, è fotografata “in prima pagina” sulla facciata del Duomo.

FidenzaRilievi01Ponte

La folla e il ponte che crolla

4 pensieri su “L’eresia gotica del Duomo di Fidenza

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