L’enigma della Porta “di Miègeville”

Poiché molti non le vedono – sono stato a lungo cieco anch’io – qui di seguito si enumerano le molte qualità della Porta “di Miègeville”, in Saint-Sernin di Tolosa (e infine si prova a spiegare la diffidenza, che è stata anche mia, verso questo portale, nonostante sia definito eccellente sui libri e sulle guide).

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La Porte Miègeville

Detto che la Porte Miègeville (la “Porta verso il centro della città”) è l’ingresso laterale della grande basilica di Saint-Sernin a Tolosa, detto che non è grande, e che è finemente decorata in ogni sua parte – lunetta, architrave, mensole di supporto, capitelli delle colonne portanti -, si elencano allora in breve i pregi della suddetta porta. Che sono i seguenti, almeno: essa è antica, essa è coerente in ogni parte, essa infine si distingue per la qualità finissima del disegno e del modellato.

La Porte Miègeville è “antica”, se non errano gli storici dell’arte che la datano ai primissimi decenni del XII secolo. Precede quindi di venti, trenta, cinquant’anni tutti i grandi portali romanici. Eppure – lo vedremo – appare nuova, e forse anche troppo.

Essa poi è “coerente” in ogni sua parte. Come sottolinea ogni testo d’arte, la Porte Miègeville è il primo esempio (rimastoci) di portale romanico organizzato in un discorso unitario. Nella lunetta domina l’Ascensione del Signore, sorretto dagli angeli mentre assurgere ad una dimensione che non è più terrena, e osservato in questo trapasso dagli apostoli schierati sotto, nell’architrave; più sotto ancora, nelle mensole, la figura di Davide, che nel Salmo 23 cantò proprio questo Dio che trascende (“Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo?… Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e potente, il Signore potente in battaglia…”); nei capitelli gli altri episodi di “mutamento di natura”: la cacciata dal Paradiso, fotografia dell’attimo cruciale in cui Adamo ed Eva, a causa del peccato, assunsero la natura umana; e l’Annunciazione, che narra invece del Dio che si era fatto Uomo… Ascese e discese, quindi… Sufficit: chi voglia approfondire la complessa coerenza iconografica del portale di Tolosa cominci dal bellissimo commento nel sito Compostela.co, da cui “rubiamo” le immagini di questo post.

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Il Cristo che ascende sorretto dagli angeli

Basti, dicevamo, quanto scritto sull’iconologia del portale; perché qui si deve trattare ormai dell’ultima delle bellezze di questa porta e dei suoi rilievi, che è la qualità finissima del disegno e del modellato. Del disegno, perché ogni parte della narrazione è scolpita con mano raffinata, insieme classica e originalissima; ma anche del modellato, perché i volti e i corpi e i panneggi della Porta di Miègeville sono incisi in una pietra dura e “buona”; e per questo mantengono in moltissime parti la freschezza del rilievo appena scolpito, e appena rifinito.

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La mensola con i “monosandaloi”

Nascono, io credo, proprio da questa qualità eccezionale anche i dubbi, e le ragioni per cui pare che a quest’opera di primo livello il grande pubblico non s’appassioni. Si chiede, infatti: Davvero un’opera scolpita con tanta arte può essere ascritta al primo tempo romanico? E ancora: Quanto, in quest’opera così perfettamente conservata, è dovuto alla mano dei restauratori di fine Ottocento? Guardando in particolare la seconda mensola che regge architrave e lunetta, con i due pastori che dominano i leoni (sempre il sito Compostela.co li dice “monosandaloi” e spiega chi sono), diresti che sono appunto, nel disegno e nel modellato, troppo belli e troppo fini per non essere un rifacimento ottocentesco, uno “scherzo” di Viollet-le-Duc. Con quei copricapi, poi… Ma tornano, quei copricapi, anche nella lunetta. E tornano anche nella lunetta la purezza, la finezza, il morbido disegno, e volti e stilemi di quei due pastori: tornano – se la si guarda tutta – in ogni altra parte e in ogni altro volto della Porte Miègeville. Che allora – mi vien da concludere – o è tutta “falsa”, o è tutta meravigliosamente vera.

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La mensola dedicata al re Davide, salmista

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