Una chiesa “antica” nei Parioli del ‘300

Così bella da resistere al restiling urbanistico dei secoli successivi: la chiesa romanica di Castell’Arquato domina ancora la parte più alta della cittadella fortificata, e le sue absidi degradanti restano il centro della piazza. Tutto, intorno alla chiesa, è mutato radicalmente tra Medioevo e Rinascimento, e già nel Trecento l’antico borgo feudale aveva assunto l’aspetto – che vediamo ancor oggi – di una nobilissima cittadella, residenza esclusiva di famiglie nobili. Si ricostruirono i palazzi, i cortili, i loggiati e gli affacci, le vie in salita e le scalinate, le sedi del potere civico; ma nessuno toccò la collegiata.

Eppure la chiesa era, ed è, fortemente e chiaramente “datata”: è stata costruita in cinque soli anni, tra il 1117, anno in cui il famigerato terremoto distrusse la precedente, e il 1122, anno certo della consacrazione. Possiede quindi due caratteristiche indubitabili: è “antica” perché costruita almeno due secoli prima che il borgo diventasse un’elegante cittadella fortificata; ma in più, proprio perché eretta nel brevissimo volgere di pochi anni, è decisamente legata ai caratteri artistici di quel tempo “antico”: sta lì, con la semplicità e la forza di una basilica romanica, la cui vetustà non potè non essere evidente a chi nei secoli seguenti ha governato, e trasformato, Castell’Arquato.

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Uno dei capitelli “a croce”

La collegiata dell’Assunta ha forma basilicale. La navata centrale, coperta da capriate a vista, è separata dalle navate laterali da pilastri quadrilobati, insieme massicci ed eleganti; nella luce, che entra soffusa, risaltano i bei capitelli chiari, anche questi tutti articolati a forma di croce; una semplice ghiera raddoppia il giro degli archi, aggiungendo un’altra misura di sobria eleganza. L’interno è così uniforme che nemmeno si notano le cappelle e gli spazi liturgici ulteriori, aggiunti alla chiesa sul fianco destro, e accessibili dalla navatella.

Di fronte a questa presenza, “antica” ma autorevolissima, furono probabilmente fatti molti ragionamenti e molte ipotesi, e più volte si sarà valutato se dare alla rocca una chiesa nuova. E possiamo immaginare che le ipotesi siano anche diventi progetti e carte, in particolar modo quando il centro della vita di Castell’Arquato si spostò nella nuova piazza, realizzata alle spalle della Collegiata. Anche allora, però, non si osò mettere mano ad una ricostruzione della chiesa; e si accettò di buon grado che sulla nuova agorà pubblica si ergessero le quattro absidi della chiesa – peraltro molto eleganti – invece che la facciata.

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Le absidi e, a destra, il “Paradiso” si affacciano sulla piazza

Data al Trecento avanzato la costruzione del “Paradiso”, cioè di quel portico soprelavato che fiancheggia il lato della chiesa che dà sulla piazza: si evidenziava, con questa costruzione aggiunta, e lo si proteggeva, l’ingresso laterale che permetteva di accedere alla Collegiata dal luogo dei mercati, degli incontri e del governo. E forse il bel portale, anche questo “antico” poiché scolpito nel XII secolo, che sotto il portico orna questo accesso è stato spostato qui dalla facciata, proprio all’epoca della costruzione del “Paradiso”: il nuovo portico, con la scelta di evidenziare l’accesso laterale, fu comunque il solo intervento “urbanistico” che si concessero i signori di Castell’Arquato, per collegare meglio l'”antica” chiesa con la nuova piazza.

Per il resto, il rispetto per la collegiata romanica vinse ogni ipotesi e ogni progetto di riedificazione. Al centro della piccola città fortificata, fiore all’occhiello delle signorie che la contesero, la chiesa è ancora quella del vecchio borgo dell’epoca feudale. Molti tra i turisti che visitano la rocca non si accorgono dello scarto; agli innamorati del romanico si offre una validissima ragione per salirne le scalinate fino alla piazza, e alle quattro absidi che non deludono.

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L’interno della Collegiata dell’Assunta

 

 

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