Che morte disdicevole ci narra Semur!

A Semur-en-Brionnais, scolpito sul portale, c’è un papa che muore mentre sta seduto in un luogo ben poco nobile. E noi, che siamo senza dubbio persone serie, non intendiamo certo speculare su questa cosa un po’ scurrile; ma della storia di sant’Ilario, della sua vittoria sull’eretico papa del tempo e della fine che fece il pontefice, tragica e inusuale, non possiamo non raccontare.

Diciamo bene prima dov’è narrata – a colpi di scalpello – la vicenda in questione. Le coordinate sono queste: siamo in Francia, in Borgogna, nella località di Semur-en-Brionnais; in questo borgo dal chiaro sapore medievale sorge, ben piantata in alto, la collegiata dedicata a Sant’Ilario, che dicono essere una delle ultime chiese romaniche costrute in Francia, prima dell’avvento del gotico; sulla facciata della chiesa sta un grande portale – il portale occidentale -; e a reggere la lunetta con l’immancabile Cristo in Gloria è un possente architrave, il quale appunto è dedicato alla storia di Ilario e del suo scontro con il pontefice.

E diciamo bene dov’è ambientata – tra le fonti ci sarebbe la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine – la vicenda in questione. Siamo a Seleucia, in Asia Minore, nell’anno 359 della Cristianità; e a Seleucia si sta svolgendo un Concilio presieduto dal papa (il testo dice di di un “Papa Leone”), questo e quello decisamente orientati verso l’eresia ariana.

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L’architrave con la storia di Ilario a Seleucia

E allora leggiamolo, questo architrave, che è fatto in sostanza di tre scene.

Nella prima, a sinistra, una figura in piedi sta presso tre altre figure, due assise su una panca e una alle loro spalle: il personaggio in piedi a sinistra è il vescovo Ilario che arriva, non invitato, là dove gli altri vescovi già hanno avviato i lavori. Il sant’uomo, che ha ancora il mantello sulla spalla come chi viene da lontano, porta un libro aperto, segno della vera parola del Cristo. E i vescovi sulla panca non gradiscono affatto il suo arrivo; il terzo quasi fa per alzarsi e allontanarsi, e forse è proprio il pontefice, che nella destra ha un cartiglio: rappresenta l’ordine che darà a tutti, che ad Ilario non sia concesso partecipare al Concilio, né con interventi, né sedendosi con gli altri prelati.

E infatti Ilario, nella seconda scena, sta seduto quasi per terra, umiliato in questo modo dagli scismatici. E ciononostante porta la mitria e il pastorale, perché è vescovo come gli altri; e ciononostante un angelo scende dal cielo e lo incensa, perché tra tutti i vescovi è a lui che il Signore dà fiducia e credito.

Ma non basta: una forza miracolosa – siamo alla terza scena – solleva il misero seggiolino di Ilario, portandolo all’altezza degli altri vescovi, e anche più in alto, e certificando come le sue parole siano giuste e la sua voce autorevole; gli scranni dei vescovi ariani sono vuoti di fronte al prodigio; e nello stesso momento il povero papa scismatico, colto da dissenteria, è costretto a sedersi in una ben più fetida seggiola, quella della latrina. E là tra gli spasmi rimette l’anima, che gli esce dalla bocca in forma di piccolo uomo, subito afferrata da un satanasso, mentre altri diavoli si godono il triste spettacolo.

Che dire? Accadono anche cose esecrabili, sugli architravi romanici, e a Semur-en-Brionnais – è inutile negarlo – c’è proprio un pontefice che spira tra i maleodoranti effluvi di una turca. Da persone serie quali siamo, non ci siamo limitati a sorriderne; e il racconto, letto e inquadrato, acquista un senso e una sua propria ragione. Pur restando quell’ultima scena – parbleu! – oltremodo disdicevole.

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Il portale di Semur-en-Brionnais

 

11 pensieri su “Che morte disdicevole ci narra Semur!

  1. Anonimo ha detto:

    Intéressantissimo, Come sempre, leggerla arricchisce oltre misura la mie conoscenza del Medioevo, peraltro non modestissim, da PhD in Letteratira Latina Medioevale ed Umanistica.
    Mi piacerebbe leggere la sua interpretazione dei capitelli della Pieve di Codiponte (MS) presso la quale abito.
    Buon Ferragosto.
    Paolo Edoardo (Pardo) Fornaciari

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Ricostruisco quanto so: il racconto della vicenda viene dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine; è in questo testo di metà Duecento, principalmente, che si parla dello “scontro” tra Ilario e “Papa Leone” al Concilio di Seleucia; il quale a sua volta si sarebbe tenuto nel 359 d.C. Qualche difficoltà a far conciliare poi il tutto con la lista dei pontefici: il primo Leone si insedia sul soglio pontificio un secolo più tardi, e alla metà del IV secolo “regnava” Papa Liberio. Credo che il passaggio da fare sia verificare la “Legenda Aurea”, e se da lì derivano le incongruenze.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Come sospettavamo. A questo link, la Legenda Aurea, che parla di un “Papa Leone”. Ma è bello sentire, che lo stesso Jacopo da Varagine ha dei dubbi su quanto racconta, e proprio per le ragioni che dicevamo. Concludendo la storia di Ilario al Concilio e della morte sordida di “Papa Leone”, aggiunge: “…Tuttavia, dobbiamo aggiungere che questo miracolo della morte di Papa Leone rimane incerto, perché nessuno dei due Storia ecclesiastica, né il Tripartita non lo menziona, e nessuna cronaca indica l’esistenza a quel tempo di un papa con quel nome; e infine San Girolamo afferma che “la santa chiesa romana è sempre rimasta immacolata, senza essere contaminata da alcuna eresia”. Ma si può supporre che forse Leone, senza essere stato eletto papa regolarmente, abbia usurpato il titolo di papa; o forse il nome di Leon era solo un soprannome di papa Liberio, che è noto per aver favorito l’eresia dell’imperatore Costantino…”.

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