Sant’Evasio, il romanico ottocentesco

Nelle città del Piemonte – se ne accorge anche il visitatore distratto – è facile incontrare gentilissime signore di veneranda età e di aristocratiche origini. Una di queste inappuntabili nobildonne, nelle quali l’eleganza, pur quasi artefatta, non stona e crea anzi immediata simpatia, abita a Casale Monferrato, in Largo Angrisani: è la cattedrale della città, antica e però rivestita dell’ultimo abito che le donarono i figli, non nuovo, ma di quelli che non troveresti ora più, fatto di sartoria di prim’ordine.

Proprio come le splendide signore della nobiltà piemontese, il Duomo di Sant’Evasio conserva – lo si sente – il ricordo della propria età d’oro; però non se ne fa sopraffare, ed ha invece imparato ad indossare con grande signorilità l’unica eleganza che gli è ora possibile, quella cioè donatale dai restauratori ottocenteschi. E insomma: sarà stata la mano del sarto, abituato a tagliare e cucire per le famiglie più in vista della corte dei Savoia, e sarà stato il sangue blu che evidentemente scorreva nelle vene della Cattedrale, ma il risultato è di grande e compiuta eleganza; datata, certamente, ma nella giusta misura.

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La facciata da via del Duomo

Rispetto a certe facciate ricostruite nel XIX secolo in solo mattone con il malcelato intento di farle apparire antiche, quella di Sant’Evasio è invece cangiante nei suoi due colori, appunto come una giacca elegante di metà Ottocento: la disegnò il conte Edoardo Mella, quando il cantiere a lui affidato si prese la briga di abbattere le case e le costruzioni di servizio da secoli addossate alla facciata originaria, che la nascondevano in gran parte; e la disegnò a capanna, sull’esempio delle cattedrali di Cremona, Piacenza, Parma, o di San Michele a Pavia… Come si usava allora, si diede briga di ricostruire l’edificio “nelle sue supposte linee originali – scrive Sandro Chierici – con alcuni interventi di ‘aggiustamento’ che oggi appaiono inaccettabili ma che allora rappresentavano la norma”. Stupisce come anche la nuova facciata sia decisamente asimmetrica, un poco sghemba, diversa soprattutto nelle parti laterali; ma allo stesso tempo è bella, soprattutto se osservata da via del Duomo, il cui scorcio permette di vederla solo in parte, nascondendone le difformità e invece risaltando il gioco dei contrasti tra il rosso della pietra cotta e il bianco dei marmi.

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L’interno del nartece

E poi, dietro questa facciata, dietro questo schermo, si apre la parte più interessante di tutto l’edificio: quel nartece, quel portico che, quasi completamente rispettato dai restauri, costituisce, questo sì, l’originalissimo cuore romanico di Sant’Evasio. Fu voluto e costruito come spazio laico, questo nartece. Nato quindi come piazza coperta, come luogo di passaggio tra la città e la chiesa, è speciale, oltre che per questa peculiare funzione, per l’articolata e coraggiosa modalità di copertura, che fa incrociare quattro grandi archi perpendicolari a due a due, i quali sotto di sé disegnano il volume, di grande respiro e di grande fascino, ancor oggi utilizzato come sede di esposizioni più che come luogo con funzione religiosa. Davvero bello e particolare, questo nartece; nel suo complesso ma anche nei dettagli – colonne antiche, capitelli laceri, loggette e camminamenti altri e finestrati – che richiamano un medioevo in cui barbarie e classicità sembrano fondersi in una magica atmosfera.

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La volta del nartece (da ilsognodialeramo.it)

Se si esclude il crocifisso che domina il presbiterio, l’interno della cattedrale non conserva della chiesa romanica che l’impostazione a cinque navate: pesanti i restauri, oscuro il risultato, fortemente datato e spaesato l’esito dei vari e ripetuti rifacimenti. E’ un po’ così, d’altra parte, per tutte le dame di cui si parlava all’inizio: tanto di cappello e sincera ammirazione per lo stile, l’eleganza degli abiti, il portamento allenato per tutta una vita di salotti e teatri; davanti ai quali ci fermiamo, salutiamo anche noi con cortesia, ci inchiniamo ammirati, ma poi ci fermiamo; né mai azzarderemmo quei passi ulteriori e quelle ulteriori avances che invece ci vengono spontanee con altre chiese e altre signore meno segnate dal passare dei secoli.

 

11 pensieri su “Sant’Evasio, il romanico ottocentesco

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Sublime. Che dire, il più incredibile nartece che io abbia mai visto (e dire che quello di San Vitale a Ravenna è straordinario). Mai visti quattro arconi del genere inconcrociarsi perpendicolarmente a creare una sala immensa.
    Eppure quella facciata, romanico-ottocentesca, ha un sapore che raramente ho colto in rifacimenti coevi di chiese romaniche ricondotte forzosamente ad uno stile immaginario, canonizzato e poco realistico.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Alphonse Du Maurier (da Fb):
    Bel post, il nartece è davvero meraviglioso, ogni volta che passo da quelle parti (Casale è una città ricca di sorprese nascoste) lo vado a rivedere. Tuttavia non condivido l’opinione sull’eleganza dei restauri. Io li trovo orribili. Bisogna davvero essere innamorati per definirli “eleganti”, ma è corretto quello che si dice nel post: all’epoca si usava e guai a noi che ce li subiamo.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      …e però, Alphonse, questa facciata – secondo me! – ha personalità, e si fa riconoscere. E io per me preferisco questa modalità, che dà un segno, che dice di un’epoca diversa e il suo modo di sentire, piuttosto che certe facciate che si sforzano di sembrare originali, che si sforzano di sembrare romaniche…

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Alphonse Du Maurier (da Fb):
        Sì questo è vero, la facciata ha una personalità. Il mio orrore è diretto in particolare verso l’interno che, secondo me, è davvero terribile! Comunque nelle vicinanze ci sono dozzine di abbazie, chiese, pievi di campagna che hanno mantenuto i loro connotati originali e faccio in fretta a “consolarmi” 🙂

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Giuseppe Berton (da Fb):
    Suadente cavalleria, Before Chartres!
    L’asimmetria della facciata, forse originaria(?), risalta bene nelle immagini, come la Cattedrale si “affacciasse” a sbirciare chi giunge.
    Il nartece è persino sontuoso, accogliente come una sala da ballo con lo spazio per l’orchestra, in alto. Fa pensare a una folla di catecumeni, o a una processione che si assesta prima di un ingresso solenne: splendido.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Giuseppe Berton (da Fb):
        Mi astengo, sai, da queste controversie amabili e amichevoli scaramucce…😊 Ma mi fai pensare a un’altra cosa ancora, che mi è cara: sai, i colloqui, i saluti, lo scambio di notizie e di affetti che a Francesca piacciono tanto – e anche a me – con le persone che, giocoforza, incontriamo solo prima o dopo le liturgie? Quegli scambi bisbigliati e aborriti dai puristi del silenzio? Un frate francescano molto caro li chiamava “paraliturgie”, perché sapeva bene del loro senso e sapore: qui avrebbero avuto bel luogo!

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  4. Anonimo ha detto:

    L’ampio porticato magnificamente voltato richiama un linguaggio architettonico inconsueto alle nostre latitudini, ma ben documentato in area mediterranea. Senza voler azzardare ipotesi sulla provenienza delle maestranze, mi stupisce sempre l’apertura e il dialogo tra le culture nell’età mediovale, altro che età buia!

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