Erano dei monaci le teste di Clonfert?

Quando ho visto per la prima volta il portale della chiesa di Clonfert, ero giovane assai; in quegli anni, ogni cosa fatta di pietra medievale consunta mi affascinava, e non ho difficoltà ad ammettere che quelle sculture consumate, proprio per la loro carica di bellezza barbarica, per il loro linguaggi da oscura “età di mezzo”, rappresentavano per me, allora, l’essenza del “romanico”. Inseguivo un medioevo più simile ai fantasy e ai romanzi di Tolkien; ma ero giovane – il primo figlio compiva un anno proprio durante quel viaggio in Irlanda – e forse ebbe un suo ruolo anche la sorpresa: la grande isola verde non possiede e non regala granché, quanto al vero romanico, e ritrovarsi “faccia a faccia” col portale di Clonfert, così, è stato un po’ come uscire da una lunga attesa insoddisfatta.

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Il portale di Clonfert

Faccia a faccia. Ciò che ti resta impresso, di questa grande porta scolpita, sono appunto i visi che, numerosi, ne costellano il disegno: tante le teste d’animali scolpite negli archivolti, i quali sono addirittura sette; e poi è pieno di teste umane l’inusuale triangolo acuto che sovrasta il portale. Cinque stanno come appese sotto gli archi di una tribuna scolpita in rilievo, e sembrano impiccati senza corpo; altre dieci appaiono nella vasta scacchiera triangolare che sale, a sua volta scolpita di triangoli alternati: nei campi “bianchi” stanno lievi e consunti disegni floreali, ma nei campi “neri” tornano oscure teste d’uomo, alcune con barba, altre senza, che ricambiano lo sguardo di chi le osserva dal basso. Ancora teste umane, in ordine sparso, si ritrovano sui bordi del grande triangolo e, infine, su, oltre la cuspide.

Dicano gli storici quello che vogliono, che tanto non sapremo mai se hanno ragione o no; a me quel giorno sembrò di osservare teste mozzate, come se tutta la fronte della chiesa volesse fare memoria dei monaci uccisi – le comunità d’Irlanda pagarono a caro prezzo le incursioni dei Vikinghi – e decapitati per scherno e divertimento nell’ultima razzìa.

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La parte sinistra del portale

Quasi ad accentuare il peso del macabro reliquiario che la sovrasta, tutto il portale si mostra come deformato dal peso, con i montanti che, da una parte e dall’altra, si inclinano verso il centro via via che salgono. Anche le colonne i pilastri sono in ogni parte scolpiti, questa volta a decoro superficiale, secondo l’alternanza tra alto e basso rilievo che in Irlanda si incontra frequentemente; e anche questi parlano una lingua artistica il cui significato, per i profani, è di difficile interpretazione. E così del significato figurativo del portale di Clonfert capiamo ben poco, eppure ci conquista, ci prende con forza, e ci resta dentro, per quel suo essere così vicino ad un medioevo arcaico e di sogno, quello dei miti e delle favole, come se fosse, esso stesso, la proiezione in pietra delle nostre fantasie.

Quella volta, arrivammo a Clonfert in un mattino di sole insperato, che riscaldò appena con i suoi raggi la colazione del piccolo; agli amanti delle leggende di re, streghe ed elfi consiglio una visita in autunno: la nebbia, all’imbrunire, e le foglie morte, daranno il loro contributo e – chissà – le teste fra i triangoli potranno anche cominciare a sorridere spaventose, o lasciarsi andare ad inquietanti lamenti.

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Colazione sotto il portale

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La chiesa nell’area cimiteriale

Clonfert è una località della contea di Galway, al centro dell’Irlanda. La chiesa, edificata nell’XI secolo, forse addirittura in epoca precedente, è dedicata a San Brandano, evangelizzatore, navigatore, viaggiatore, vissuto nel VI secolo. Pur non essendo grande, la chiesa, collocata in un vasto pianoro cimiteriale racchiuso, ebbe ed ha ancora il ruolo di cattedrale. L’interno, modificato nel XIII secolo con l’aggiunta dell’area presbiteriale che si vede ancora oggi, è costituito da una vasta aula unica, di scarso interesse artistico. 

Clonfert è situata ad una decina di chilometri da Clonmacnoise, il ben noto insediamento monastico che, insieme al sito gemello di Glendalough, rappresenta il culmine dell’esperienza religiosa comunitaria dell’Irlanda medievale.

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