Villar e il possente “mostro” di pietra

Se una chiesa “mostruosa” come San Costanzo al Monte, incrostata, meticcia, deforme, riesce ad appassionarci, è perché incrostato, meticcio e deforme è il tempo romanico. Da questo tempo, e dalla sua architettura e dalle sue chiese, non ci aspettiamo il rispetto di un canone, ma piuttosto la capacità di incarnarsi e sporcarsi di terra e di fatica. E San Costanzo al Monte, in questo, è un campione.

Ci fosse una competizione, una classifica delle chiese che, specchi fedeli del tempo confuso ma potentemente vivo che le edificò, sono anch’esse il sovrapporsi di parti e di momenti, San Costanzo al Monte non sarebbe di certo esclusa dai primissimi posti. Eppure la vista di questo organismo complesso e impuro ci emoziona più di quanto facciano molti edifici più politicamente corretti del tempo medievale.

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Le absidi possenti e lo scorcio del lato meridionale

E’ bene sezionarlo, questo “mostro”, per capire come e perché ci conquista. La parte absidale, innanzitutto, è la prima colpevole. Bella, possente, trina, di pietre antiche e di bicromie sapientemente sparse in muratura: è il fascino di questo corpo orientale ad ammaliarci e a farci prigionieri. Tutto è concesso ad una chiesa che possieda absidi come queste: possono poi addossarsi muri tardi, e parti incoerenti, e finanche edifici laici invadenti, come accade sul fianco meridionale di San Costanzo al Monte; ma quelle absidi belle reggono ogni assalto, e convertono ogni assalitore. Ancora, è tutto il corpo orientale della fabbrica ad attrarci come un potente magnete: anche se non è facile leggerne le linee sotto le parti successive cresciutele addosso, il nucleo più sacro della chiesa – oltre alle absidi, appunto, il presbiterio coperto da un bellissimo tiburio, e la campata opposta alle absidi, la prima della navata vicino al presbiterio – è in realtà una notevole chiesa del XII secolo con pianta a croce greca, tutta coerentemente coperta da nobili volte in pietra sostenute dai pilastri compositi del pieno romanico.

SanCostanzoAlMonteInterno

La parte romanica dell’interno

SanCostanzoAlMonteSpaccato1

Lo spaccato della chiesa

Poi – è vero – il resto della navata è ben più tardo: si allunga dalla chiesa originaria verso occidente in forme tardo gotiche, fino alla facciata che è addirittura settecentesca; ma questo è: il corpo superiore di San Costanzo al Monte è cresciuto così, mutato così, con questo prolungamento diverso ormai fuso con la parte più sacra e antica. Non basta: alla chiesa superiore, che integra così due parti di natura differente, risponde la chiesa inferiore, che corre anch’essa per tutta la lunghezza dell’edificio, dalla facciata alle absidi, anch’essa dotata di due anime: ad occidente, sotto la navata trecentesca, sta un’ulteriore navata della stessa epoca, divisa in tre, come accade di sopra, da tozze colonne; più avanti invece, sotto la chiesa del XII secolo, una zona molto più antica, forse addirittura risalente all’VIII o al IX secolo, resto, forse, della primissima edificazione longobarda.

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La navata trecentesca vista dal presbiterio

A questo corpo già complesso, gli edifici “laici” si sono addossati per secoli, fino a deformare ulteriormente ogni vista esterna della chiesa; e con le loro funzioni “laiche” ne hanno contaminato l’aspetto e non solo. Eppure San Costanzo, che dalle pendici del Monte San Bernardo guarda la piana cuneese, resta una splendida creatura medievale. Di fronte ai critici più pignoli, lo certificano i delicati e nobili rilievi della parte romanica, belli almeno quanto le absidi e il tiburio; ma lo sguardo degli amanti del medioevo, i quali sono cresciuti inseguendo centauri e chimere, porta via con sé proprio la difforme natura dell’intera costruzione, anch’essa, come certi mostri che il romanico adora, fatta di disparate nature, di disparate funzioni, di metamorfosi nemmeno del tutto concluse, e per questo ancor più suggestive.

∼    ∼    ∼

La chiesa di San Costanzo al Monte sorge in posizione isolata nel territorio di Villar San Costanzo, tra i boschi che si incamminano su per il Monte San Bernardo. Siamo in provincia di Cuneo, a circa mezz’ora di strada dal capoluogo. Il complesso della chiesa e degli edifici circostanti è stato restaurato recentemente, e la fruizione turistica è stata via via riavviata con differenti modalità. Per informazioni sul calendario di apertura (si verifichi anche l’effettiva apertura di domenica, non scontata) ci si può rivolgere all’info-point turistico della Valle Maira telefonando allo 0171917080 (info@visitvallemaira.it e www.visitvallemaira.it). Per ulteriori informazioni si può chiamare la signora Margherita al 3357780966 o si può scrivere a sancostanzo@provillar.it.

 

 

7 pensieri su “Villar e il possente “mostro” di pietra

    • Giulio Giuliani ha detto:

      Il mio ego gongola. E tu sei troppo buona. Invece grazie a te a chi ha la pazienza di seguirmi. So bene che alcuni miei articoli sono ostici, perché buttati giù in fretta, e in certe parti anche scostanti, perché non riesco a trovare il modo di dire le mie idee senza forzare e senza sembrare supponente… Quindi grazie davvero a chi ha la benevolenza di leggere.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Barbara Casciu (da Fb):
        Before Chartres il tuo stile rende i tuoi articoli sempre intriganti. Grazie a Dio, hai il dono di riuscire a raccontare l’arte. Non so come tu faccia visto anche il difficile momento difficile che ti impegna molto con il lavoro, ma tu, con cadenza pressoché quotidiana, scovi e metti in luce scrigni più o meno conosciuti, metti a disposizione i tuoi viaggi, le tue conoscenze, e ci doni la tua lente per ammirarle. Sarei sciocca a non approfittare di tanta bontà 😘

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  1. Paolo Salvi ha detto:

    Ci sono andato poco più di un anno fa, quando soggiornai vicino al Castello della Manta e visitai la provincia Granda (magnifica Saluzzo dove ero già stato da ragazzo) che mai avevo visitato con accuratezza. Sono salito anche a San Costanzo al Monte, ma l’ingresso era sbarrato da un cantiere. Erano in corso all’interno i lavori di restauro e non mi sono permesso di chiedere di poter accedere, anche in considerazione che il restauro architettonico sarebbe (dovuto essere) il mio lavoro.
    Ebbene, certo dentro non l’ho visitato, ma ho aggirato la recinzione nel bosco evitando i rovi (!) e sono riuscito ad ammirare e fotografare le bellissime absidi,
    Questi inconvenienti in fondo sono un bene (?!), che ti costringono a tornare in certi luoghi magnifici, anche se il dispiacere al momento è grande.
    Confido che dai primi di marzo del 2019 i lavori siano conclusi o prossimi alla conclusione.

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  2. Anonimo ha detto:

    Studentessa di architettura alla fine degli anni 70. Seminario su Dronero. Con alcuni compagni abbiamo trovato la chiesa attraversando il bosco. Era invasa dai rovi, in stato di abbandono totale. E stata la scoperta più emozionante della mia vita e l’ inizio del mio amore per il romanico. Non dimenticherò mai quel giorno!

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  3. Carlo ha detto:

    Ho idea che la chiesa sia ancora non totalmente visitabile.
    La ragione dovrebbe consistere nel fatto che, durante gli ultimi lavori di restauro, nella cripta pare siano emersi i resti di un ciclo di pitture attribuito al sec. XI.
    Articolo molto interessante, comunque.

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  4. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanna Bigalli (da Fb):
    Chissà se per te scrivere questi appunti, a volte folgoranti per chi legge, ha il ‘senso di dare un senso’ a questo tempo strano e faticoso. Per noi che leggiamo questo senso un po’ ce l’ha. ..un percorso, un segnare i giorni e pensare, ecco oggi ho raccolto una nuova cosa preziosa, questo luogo certo non lo vedrò mai ma so che esiste. Capita di non aver tempo di leggere subito, e allora si mette da parte, per domani, in un cassetto speciale. Il grazie, ora, è anche per questo.

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