Copiando in pietra le iniziali miniate

Giù, nell’infinita cripta della cattedrale di Canterbury, un uomo strano cavalca a gambe aperte due animali. Li potremmo definire leoni, per gli artigli e la criniera; e però le lunghe orecchie – quasi da cane, quasi da somaro – non ci aiutano. Possiede lunghe orecchie, peraltro, anche l’uomo strano, che forse allora un uomo non è. E non è detto, infine, che stia cavalcando le due bestie rampanti, le quali si allargano via via che, salendo, trovano spazio nel capitello scolpito: forse, in realtà, l’essere nudo e peloso al centro – sarà parente degli omini verdi che riempiono i decori d’Abruzzo? – è morso e dilaniato dalle due fiere: le sue mani ne tengono le fauci, ma a loro volta entrambe le bestie gli azzannano i polsi.

La prima faccia: un uomo tra due leoni?

La scena, particolarmente affascinante, è contornata da una semplice cornice nella parte alta; sotto invece a chiudere gli spazi sono racemi e vegetali, che ne accentuano il tono fantastico. La stessa cornice e gli stessi racemi racchiudono le scene scolpite nelle altre facce del capitello. Sul lato opposto, un caprone con le corna ricurve, eretto come un vero musicista, suona il violino: ha il pelo rado, quasi pelle liscia, e mani quasi umane tengono l’una l’archetto mentre l’altra preme le corde; possiede ali d’angelo, e però le zampe, come le corna, sono quelle di un ovino. Di fronte a lui una capra dal vello folto e scuro e dalle corna diritte suona, anch’essa eretta, ma tenendo lo strumento con zampe animali, un lungo piffero diritto; ha una strana coda come un serpente fiorito, e cavalca uno essere mostruoso, per metà cane e per metà sirena, che le morde un polso.

La seconda faccia: due ovini che suonano
Il terzo lato: due cani musicisti

Simile, e altrettanto bella, la scena narrata dalla terza faccia del capitello, nella quale suonano – e danzano! – due animali affrontati, che potremmo definire cani dalla coda rampicante: quello di sinistra soffia di nuovo nel piffero, mentre quello di destra, che sfoggia due splendide ali, accarezza con le zampe anteriori le corde di un’arpa, poggiata su un elegante sostegno. I corpi sono disegnati con cura e padronanza sulle pietra dura; tracce di un’antica colorazione sono molto evidenti. Sul quarto lato, per un verso la frenesia divertita dei balli e delle lotte si stempera, poiché le due figure, due draghi rampanti, si danno le spalle; ma sbuca tra i due, inquietante, una testa mostruosa, e proprio dalla sua bocca spuntano i racemi che chiudono, in basso, la scena.

Tra i tanti capitelli della cripta di Canterbury questo, collocato nella cappella di San Gabriele, è il più bello e il più noto, felicissimamente agitato, in ogni sua faccia, da quella verve fantasiosa e irriverente che ritorna anche in altri pezzi, in molti dei quali, però, il gusto degli scultori si è concentrato a scolpire giochi puramente vegetali. Spiegano gli studiosi che i capitelli di Canterbury si ispirano alle miniature dei manoscritti, ed in particolare alle iniziali animate e colorate dei due scriptorium della stessa città, uno dei quali attivo proprio nella cattedrale. Ed in effetti sia le figure mostruose, che gli animali, che i giochi di erbe e rami intrecciati hanno la freschezza e lo spirito quasi canzonatorio che si respira nelle miniature del tempo. Ed è così che nei capitelli di Canterbury non si parla di Dio, del suo Figlio, dei suoi santi: il mondo del magico sembra non cedere spazio al mondo del sacro, la piccola mitologia dei boschi tiene testa alla necessità di raccontare la storia della Salvezza, le radici pagane continuano a far germogliare selve piene di misteri buffi… e per i racconti biblici e agiografici ci sarà spazio altrove.

Altri capitelli della cripta

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Pianta della cripta

Canterbury è uno dei luoghi più importanti della religiosità medievale inglese, e sta peraltro in quel lembo di terra che si affaccia sul Canale della Manica, più vicino al continente. Fu sede della prima diocesi latina sull’isola, fondata da sant’Agostino di Canterbury nel VI secolo quasi compiuto; e fu centro di grandissima rilevanza ecclesiale, ulteriormente ingigantita quando nel 1170, proprio nella cattedrale, l’arcivescovo Tommaso Becket fu ucciso dai sicari del re. Intorno al culto per le reliquie di Tommaso Becket, presto fatto santo, si svilupparono i ben noti pellegrinaggi: datano all’ultimo scorcio del XIV secolo i Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer, ambientati e narrati appunto da pellegrini in viaggio verso la sacra tomba del Vescovo martire.

La cattedrale del tempo di Becket fu rinnovata, quasi in ogni sua parte, in forme gotiche, e poi ulteriormente nei secoli successivi. La cripta però, estesa e articolata, resta quella realizzata nelle fasi costruttive romaniche, tra XI e XII secolo, e i suoi capitelli figurati sono datati intorno al 1120.

La cripta in una cartolina del primo Novecento

Non c’è, questo pezzo notevolissimo, nel volumetto sui capitelli medievali che Before Chartres propone, finalmente “in carta”, ai suoi lettori più fedeli. E però ce ne sono altri dodici – anzi, per la verità ce ne sono altri quattordici – che hanno la pretesa di essere altrettanto belli. Vedere per credere. Qui: “DODICI splendidi CAPITELLI ROMANICI”

4 pensieri su “Copiando in pietra le iniziali miniate

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Molto belli questi affascinanti capitelli dalle raffigurazioni di animali musicisti.
    Però un’osservazione storica me la concederai: il primo violino è del 1570 del cremonese Andrea Amati e poi del bresciano Gasparo da Salò. Forse si tratta quindi di un liuto, o forse di una vielle o meglio ancora di una ribeca a tre corde?
    “Si può quindi supporre che il violino sia nato come strumento di musicisti ambulanti, durante i primi decenni del XVI secolo, da una fusione di strumenti diversi, quali le vielle e le ribeche a tre corde.” (da Wikipedia)

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