Anagni: il Salvatore è agnello e leone

Coraggioso, e allo stesso tempo rigorosamente legato al testo apocalittico, il frescante di Anagni sceglie di dipingere, nell’abside della splendida cripta affrescata, uno strano Agnello; ed è intorno a questo strano Agnello che ruota ogni cosa. Ci saremmo aspettati un Cristo giudice, in questa posizione cruciale, nel catino dell’abside; è il Cristo giudice e salvatore, infatti, che, seduto in trono, in tante altre absidi e in tanti altri portali è il protagonista della “seconda venuta”, del giorno del giudizio finale… Invece no.

L’abside della cripta vista di scorcio

Nel catino celeste di Anagni, a presentarsi come dentro un varco, in un cerchio azzurro nel blu, è un candido e gracile agnello, che però ha sette occhi e sette corna; nel libro aperto tra le sue zampe la scritta: “Ecce vicit leo de tribu iuda radix d(avi)d aperire librum“. L’agnello è Cristo, il “leone della tribù di Giuda”, il “germoglio di Davide”, ed è lui che appare in cielo. Quella operata dal maestro di Anagni è allo stesso tempo una scelta simbolica e una significativa semplificazione: il testo dell’Apocalisse infatti introduce sì la figura di questa animale sacrificale, ma lo colloca, almeno in un primo momento, in posizione subordinata rispetto al trono già occupato da Qualcuno. Scrive Giovanni:

Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell’aspetto a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo (…). Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d’occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi… (Ap. 4, 2-8)

L’Agnello circondato dai Viventi

E insomma, se non fosse per l’Agnello al posto del Salvatore, la scena affrescata ad Anagni è proprio quella della visione di Giovanni: al centro dell’abside c’è il varco nei cieli, con tanto di arcobaleno; ci sono i “Viventi”, con le loro ali piene di occhi, che fanno da corona, ci sono i ventiquattro anziani – in piedi, che anche i loro seggi, come il trono, sembrano dimenticati – e c’è il “mare trasparente simile a cristallo”, che il frescante rappresenta proprio là dove i ventiquattro Vegliardi camminano, e più avanti si dirà “avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi”. Poi, nel racconto dell’Apocalisse, entra in scena l’Agnello:

E vidi, nella mano destra di Colui che sedeva sul trono, un libro scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra, era in grado di aprire il libro e di guardarlo. Io piangevo molto, perché non fu trovato nessuno degno di aprire il libro e di guardarlo.
Uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli».
Poi vidi, in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dagli anziani, un Agnello, in piedi, come immolato; aveva sette corna e sette occhi, i quali sono i sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. Giunse e prese il libro dalla destra di Colui che sedeva sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello… (Ap. 5, 1-8)

Da qui in poi nel testo dell’Apocalisse “Colui che sedeva sul trono” si eclissa, dopo aver affidato il libro all’Agnello; ed è l’Agnello, da qui in avanti, ad attirare su di sé ogni attenzione. Lo stesso accade ad Anagni, dove l’autore dell’affresco ha inteso quindi rappresentare la visione apocalittica… da un certo punto in poi, dopo quel passaggio di consegne tra quell’Uno “che sedeva sul trono” e il candido animale degno di proseguire la Rivelazione dei misteri apocalittici.

I Vegliardi con le cetre e le coppe; sopra il loro capo le corone gemmate
Il Salvatore e l’Agnello a Civate

E a Before Chartres tornano in mente un luogo e un affresco in cui quel “passaggio di consegne” è fotografato come in un’istantanea. Il luogo è il nartece della chiesa di San Pietro in Monte di Civate, e l’affresco è quello che rappresenta la Gerusalemme celeste, la città circondata dalle mura e dalle torri; al centro di questa città il Salvatore siede in trono, con l’aureola crociata e una lunga asta nella destra; e ai piedi del Re si avvicina un piccolo agnello, in posa simile a quello di Anagni. Là a Civate il Libro è ancora nelle mani di “Colui che sedeva sul trono”, ma noi sappiamo che l’Agnello si prepara a farselo affidare, per aprirne finalmente i sigilli.

La cripta affrescata di Anagni è solo uno dei dieci cicli di affreschi che Before Chartres ha scelto per un volumetto prezioso: si intitola AFFRESCHI ROMANICI, DIECI CICLI imperdibili, e propone, in un itinerario ragionato, il meglio della pittura romanica in Europa secondo gli appunti di viaggio di questo blog.

Le storie della Bibbia hanno ispirato e guidato gli artisti romanici. Before Chartres ne ha descritte molte nei suoi articoli, e oggi ha raccolto le più affascinanti in un volumetto pieno di fede, di sapienza e di stupore, che trovi qui: STORIE della Bibbia NELL’ARTE ROMANICA.

2 pensieri su “Anagni: il Salvatore è agnello e leone

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Aldo Valentini (Fb):
    Fantastica e illuminante descrizione la tua, in effetti il libro dell’Apocalisse era allora molto più letto e vissuto, in attesa di quella imminente fine del mondo di cui ci hai spesso parlato, e mi viene in mente lo splendido blu degli affreschi dell’isolatissima San Michele di Trullas Semestene, ben documentati da Francesco Sala, mentre io mi sono dovuto accontentare del tabelloni fuori la chiesetta… chiusa.

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