L’arte del riuso in Santa Pudenziana, eretta con le pietre antiche di Roma

Il cartello esplicativo che introduce all’antica chiesa di Santa Pudenziana – siamo a Visciano, presso Narni, nell’Umbria meridionale – dice che è stata costruita in gran parte riutilizzando elementi “di spoglio”, probabilmente provenienti da una preesistente villa romana. Lo spiegano pressappoco così: capitava spesso che le diocesi venissero in possesso di abitazioni laiche abbandonate, o magari di vecchie fattorie; e gli ecclesiastici, in questi casi, costruivano una chiesa al posto della villa, adoperandone colonne, capitelli, pavimenti, pietre e steli, e a volte utilizzando, per dare appoggio sicuro alla nuova chiesa, le fondamenta stesse di quella che era stata un’abitazione.

La chiesa tra alberi e radura
Il portico

Tutto in Santa Pudenziana conferma questa ipotesi, e anzi l’intera chiesa sembra costruita con la necessità e con il gusto del riuso: si noti, a riprova, che la finestra in alto in facciata ha per spalle due cippi romani, da cui non ci si preoccupò di cancellare le iscrizioni; e ancor più colpisce accorgersi che per il gradino di accesso al piccolo nartece è stato adattato un lapis pedicinus, cioè una pietra con due leggeri incassi che in origine faceva da base al torchio per la spremitura delle olive.

Utilizzando, così, in gran parte, materiali romani di risulta, la chiesetta è stata costruita probabilmente nella prima metà dell’XI secolo. Ci lavorarono artigiani, non architetti o artisti: per definirli, Sandro Chierici usa una formula deliziosa, quando parla di un cantiere che “non possedeva né assimilata dottrina, né maturata esperienza”.

Per quanto detto fin qui, avvicinandosi a Santa Pudenziana ci troviamo davanti un porticato retto da colonne di spoglio e pilastri approssimativi; l’interno, poi, che è diviso in tre navate, ha una pavimentazione che sembra un patchwork di stili e materiali; i sostegni per le arcate sono diversi tra loro, senza un ordine, così come sono differenti i quattro capitelli del ciborio. In fondo, poggiata all’abside, una cattedra per il celebrante, in marmo e però semplicissima, è allo stesso tempo segno di nobiltà e di austera essenzialità.

La navata

Isolata e immersa nel verde, sorvegliata da una torre per metà più antica e per metà posteriore, Santa Pudenziana, anche per questo suo carattere arcaico, povero e popolare, è certamente tra le chiese più suggestive  dell’Umbria. E pur essendo una costruzione decisamente originale, non è possibile evitare di fare due collegamenti con altre architetture romaniche.

La prima linea di parentela è quella che collega la chiesetta di Visciano a certe altre chiese del tempo, sorelle anch’esse povere e popolari e molto amate dagli appassionati dell’arte medievale. E verrebbe da dire che tra tutte le realizzazioni del romanico italiano, Santa Pudenziana è quella che maggiormente richiama la mitica Santa Maria in Valle Porclaneta; la ricorda per il pallore tenue delle pareti, per i pavimenti in pietra varia e viva, per certi affreschi tardomedievali sui pilastri, per il bianco ciborio sopra l’altare – povero a Visciano, splendido a Rosciolo – e all’esterno per l’abside dal profilo poligonale… in una parola per l’essenzialità del costruito, che qui in Santa Pudenziana è anche il frutto, certamente, di una mancanza di mezzi, di una povertà dignitosa ma evidente.

La chiesa di Visciano, però, ha un’altra parente. Non abita molto lontano, e potremmo definirla una pronipote, poiché è molto più giovane d’età: si tratta della bellissima chiesa della vicina Lugnano in Teverina, che, con il suo nartece, con la torre, con l’interno chiaro, con il pavimento elaborato, con la cripta e con il presbiterio rialzato sembra costituire l’evoluzione finale, la più raffinata che si potesse realizzare, del modello arcaico proposto da Santa Pudenziana.

La chiesa di Lugnano in Teverina

Ci dovremo tornare. Non c’è dubbio che questo angolo delicato dell’Umbria, che sempre tiene lo sguardo rivolto verso Roma e vive dei suoi lasciti, meriti altri viaggi e altri approfondimenti.

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6 pensieri su “L’arte del riuso in Santa Pudenziana, eretta con le pietre antiche di Roma

    1. Per Santa Maria intendi la chiesa di Lugnano in Teverina, dedicata all’Assunta, vero? Effettivamente è deliziosa, Attilio. E’ anche un po’ “risistemata”… ma il risultato è di una delicatezza e di un equilibrio intensissimi. Ne scriveremo prestissimo.

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    1. No, dai, Franco. Il tempo romanico ha lasciato costruzioni diversissime, dalle abbazie alle cattedrali urbane, alle pievi agli eremi. Forse intendi che lo spirito che si respira in queste costruzioni è sempre molto intenso, ed è simile in tutte le chiese romaniche…

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  1. Avatar di Paolo Salvi Paolo Salvi

    Interessante il legame tra Santa Pudenziana di Visciano a Narni in Umbria con l’abruzzese Santa Maria in Valle Porclaneta. Entrambe hanno un’aspetto arcaico, molto sobrio, ma con dettagli di un certo pregio anche nell’arredo liturgico.
    Dal punto di vista spaziale le due chiese sono simili soprattutto per le navate maggiori che appaiono strette e slanciate nonché separate da massicci pilastri quadrangolari. Entrambe si trovano in aperta campagna, lontane dall’abitato.
    Entrambe mostrano elementi architettonici di riuso.
    All’appassionato che le visita lasceranno profonde sensazioni ed un ricordo indelebile.
    Visciano la visitai nel ’93, la chiesa di Rosciolo due volte negli ultimi 20 anni, l’ultima credo nel 2018.

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