San Donato e la lezione di romanico ascoltata con malcelata diffidenza

La pieve di San Donato in Poggio è un testimone, come un cippo di pietra piantato per terra: nella sua semplicità certifica e ribadisce quali sono, e da dove vengono, le forme architettoniche di una parte importante delle chiese toscane del XII secolo, che tutti dicono romaniche ma… ma che, per scelta e per orgoglio, in realtà, alla lezione del romanico risultano assai refrattarie. Lo spiega compiutamente la scheda che introduce e presenta San Donato nel volume sulla Toscana romanica di Jaca Book, prima collana, firmato da Italo Moretti e Renato Stopani:

Nel contado fiorentino si è conservato un folto gruppo di chiese plebane caratterizzate da identici caratteri iconografici, stilistici e strutturali. Si tratta di costruzioni dalle forme regolari e volumetricamente definite, pressoché prive di motivi ornamentali, anche se spesso molto accurate nei paramenti murari. La concezione architettonica che sta alla loro base è frutto di una sorta di compromesso (o, meglio di una fusione) tra i mutamenti stilistici apportati dalla nuova arte (e rappresentati da elementi della cultura architettonica lombarda) e l’eredità della tradizione tardo-antica. Per l’ininterrotto succedersi delle archeggiature di divisione delle navate, l’impianto di tali pievi deriva evidentemente dalle basiliche paleocristiane, ma le colonne vengono sostituite da robusti pilastri (anche se non si arriva all’alternanza dei sostegni), e le pareti divengono muri solidi e compatti. Mai si giunge inoltre all’articolazione delle pareti (ci si limita in qualche caso a far sporgere degli archetti pensili), e assolutamente sconosciuta è la copertura a volte, che viene usata soltanto per piccoli ambienti, quali ad esempio le cripte.

La pieve (foto da Visit Tuscany)
L’interno della pieve

“San Donato in Poggio – continua la scheda – rappresenta forse l’esempio più paradigmatico di questo tipo di costruzione romanica della campagna fiorentina. È un edificio a pianta basilicale, che consta di tre navate…”. Non c’è bisogno di aggiungere molto: questa pieve, dicevamo, è un testimone e una stele: codifica e certifica un modo di costruire che, nel tempo romanico, caratterizza la bellissima terra toscana, decisamente restia ad accogliere il nuovo – il romanico – che si diffonde in tutta l’Europa. Del romanico, questa schiera di chiese toscane rifiuta le volte in pietra, i sostegni complessi, i matronei, le pareti movimentate da archeggiature, l’articolazione degli spazi con il westwerk e il transetto e con il presbiterio che si sopraeleva e si fa complesso… E di questo rifiuto, San Donato in Poggio, dove non troveremo nemmeno una fila di archetti in facciata, sui lati, nelle absidi, è il campione assoluto.

Il lato e le absidi (foto: Sailko)

La presentazione che Stopani e Moretti fanno di questa chiesa è chiara e cruda. Forse andrebbe corretta, e resa più coerente e più logica, con una semplice inversione. Si dovrebbe cioè anticipare, mettendolo in testa al breve testo che abbiamo letto insieme, il passaggio che evidenzia il rifiuto della volta in pietra. Perché tutto il romanico nasce da lì: la base di partenza è la basilica paleocristiana, e solo l’introduzione della volta in pietra porta i costruttori romanici a sperimentare nuove pareti e nuovi sostegni; e solo l’introduzione, poi, della volta divisa in campate e della crociera li condurrà all’invenzione dei pilastri compositi, e dell’alternanza dei sostegni, elementi tipici dell’edificio romanico.

Il volume delle absidi, privo di decorazioni

San Donato, testimone e portabandiera delle chiese “semplici” della Toscana, non ha volte, e tutto il resto della sua architettura viene semplice e lineare di conseguenza. I costruttori compiono poi un’altra scelta radicale, qui a San Donato, che è quella della rinuncia alla decorazione scultorea anche in quel luogo privilegiato che è l’incrocio tra sostegni ed arcate. Rifiutando l’uso delle colonne, si allontanano dalla tradizione toscana che proponeva, pur in basiliche semplicissime, il fiorire dei capitelli in volute, animali, mostri, figure e storie – come accade ad esempio nelle pievi di Gropina e di Romena -. La semplicità assoluta non spaventa gli architetti di San Donato, che non sentono il bisogno reintrodurre un apparato decorativo – Moretti e Stopani parlano di un’architettura toscana che diffida della lezione cluniacense, a cui si contrappone il desiderio di austerità tipico dell’arte camaldolese e vallombrosiana – e decidono così di non terminare i loro pilastri con capitelli scolpiti, e neppure con una minimo di ornamentazione grafica.

Così piatta, chirurgicamente liscia, fatta in sostanza di tre navate piane che vanno a terminare in absidi altrettanto semplici, così refrattaria “ai mutamenti stilistici apportati dalla nuova arte”, e infine così priva di decorazioni, può alla fine dirsi romanica, la nostra San Donato? e possono dirsi romaniche le pievi del contado fiorentino che, nel tempo romanico, vengono costruite sullo stesso modello?

La domanda può essere fastidiosa, e secondo alcuni è anche inutile. Before Chartres, però, si ostina a riproporla.

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5 pensieri su “San Donato e la lezione di romanico ascoltata con malcelata diffidenza

  1. Luigi Sacco (da Fb):

    Per me sono romaniche perché il periodo è quello. E’ giusto evidenziare però che costituiscono un gruppo di chiese romaniche con caratteristiche particolari, come ad esempio le chiese pugliesi, che hanno anche loro caratteristiche simili e diverse.

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    1. …e precisando però che le chiese pugliesi hanno portali scolpiti, archeggiature sulle facciate e sui lati, presentano matronei… E che alcune delle chiese pugliesi hanno volte in pietra. A cupole in asse, magari, ma in pietra, con la conseguenza di possedere sostegni complessi, e muratura articolata…

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  2. Roberto Romanico R.Gherzi (da Fb):

    La conosco bene… una chiesa che mi dà poche emozioni. Pietre perfettamente squadrate, non un decoro, un archetto, una foglia d’acanto neanche per sbaglio.. una lesena, una pietra fuori posto, un mattoncino in cotto, un po’ di colore… niente di niente. Troppo perfettina ma non ha nulla di quel romanico che mi trasmette emozione. Senza personalità.

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  3. Avatar di Paolo Salvi Paolo Salvi

    Come sai, per me, è solo una delle varie rappresentazioni del romanico questa delle pievi romaniche fiorentine, semplice come tante altre pievi, che non indulge in questo caso a decorazioni, perché non sono solo le decorazioni tipiche a definire un stile, bensì la struttura architettonica, la spazialità, l’afflato che emanano.
    La bellezza del romanico è, per me, proprio questa possibilità di declinarlo in modi differenti ma accomunati da un pensiero comune, lo Zeitgeist, lo spirito del tempo.

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