A Corvey, sotto la bruna facciata

 

Corvey1

Il westwerk dell’abbazia di Corvey

Sogno di andare a Corvey. Non so se altri condividono questo pensiero, ma io credo che l’abbazia scura, lontana nel nord della Germania, sia tra quelle che, viste in fotografia, conquistano e affascinano.

Per quel che ne so e per quel che immagino, entrando a Corvey troverò ben poco che mi interessi più che la facciata… Ma questa basta. Guardatela: più prigione che chiesa, ricorda l’accesso di un castello del mito, che sia tana e regno di un signore del male. E’ insieme primitiva e finitissima. E’ antica – la sua origine altomedievale traspare e si sente – e insieme è nuova. Anzi, è innovativa, perché dimentica la tradizionale facciata a spioventi, retaggio antico, e inaugura il nuovo che arriverà dopo il romanico: è proprio sul modello di Corvey – due torri ai lati di una sezione centrale più bassa – che il gotico costruirà le sue facciate, imparando e sublimando questa lezione tedesca, oltre alle suggestioni normanne che lo portavano nella stessa direzione.

Poi il resto non lo conosco ancora: non so bene cosa ci sia dopo il westwerk che tanto mi colpisce, o come siano l’interno e la navata e le volte, o se ci siano affreschi, e se la parte absidale sia altrettanto ricca di personalità oppure no… Poco importa: sogno di andare a Corvey, di arrivarci con la neve e la nebbia, e di sentire scalpitare cavalli mentre percorro la strada che mi porta sotto la bruna facciata dell’abbazia.

5 pensieri su “A Corvey, sotto la bruna facciata

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