Oberzell: dialogano affreschi e paure

Bisognerebbe andare ad Oberzell nel più nebbioso degli autunni, per comprendere davvero il senso dei suoi potentissimi affreschi. Bisognerebbe arrivarci a piedi, al buio, camminando tra gli acquitrini pieni di vipere – erano loro le vere padrone dell’isola quando, nell’alto medioevo, vi giunsero i monaci -. La grande lezione di teologia che le otto scene affrescate impartiscono oggi ai visitatori con voce flebile, risuonerebbe con molta più potenza se, tutt’intorno alla chiesa di San Giorgio, l’isola di Reichenau non fosse bella e linda com’è oggi, ma ancora selvaggia e lontana e faticosa come fu quando all’Anno Mille mancavano pochi respiri, e mentre il maestro di Oberzell ne dipingeva, sotto dettatura, le vaste pareti.

Reichenau oggi è un luogo tra i più piacevoli. Non è più un’isola, perché un ponte a molte corsie collega questa terra un tempo irraggiungibile alla riva nord del Lago di Costanza, e in pratica alla grande città. Ed è tutt’altro che inospitale, oggi, l’isola di Reichenau: umanizzata all’inizio dall’opera secolare dei monaci, che la scelsero nell’alto Medioevo, crebbe in potenza e floridezza, proprio per opera dei monaci, come sede di una delle più importanti abbazie imperiali. Lo spirito pulito e rigoroso dei tedeschi, nei secoli moderni, fece il resto: bonifiche, case, cittadine, alberghi e servizi. Reichenau oggi è un luogo tra i più piacevoli, davvero. Ma i miracoli di Gesù raccontati nella chiesa di Oberzell non sono stati dipinti pensando a tutto questo sole e a tutto questo lindore, e non sono stati dipinti per questo tempo di auto, villette e visitatori in goretex.

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La navata

Oberzell, al contrario, parlava all’umanità sofferente dell’Anno Mille. Guardava l’inquieta angoscia da cui questa umanità era circondata, e sentiva le sue miserie e la sua paura. E’ a questa umanità disperante che Oberzell garantiva, nelle otto precise e susseguenti lezioni dipinte, che un Uomo è stato, ed è, più forte della natura, della malattia, della morte. Per questo negli otto grandi riquadri affrescati la navata di San Giorgio racconta e certifica, come spiega Raymond Oursel, “nove miracoli – uno dei riquadri ne presenta due affiancati – liberamente scelti tra quelli più famosi del Cristo, quelli che, fra tutti gli altri, lo mostrano padrone degli elementi, della vita e della morte”. I nove miracoli scelti si rivolgevano al mondo cupo e impaurito di allora: “Offrivano, in questo crepuscolo del X secolo tutto carico di presagi, ai cristiani dei paesi dell’impero che non avevano potuto non rimanere impressionati, sconcertati e turbati dalle fosche predizioni escatologiche di Oddone di Cluny, la contemplazione e la prova del loro riconfortarsi, della loro speranza, di una certezza gioiosa da ostentare di contro alla disperazione del mondo”.

Eccole, le nove testimonianze: nel primo riquadro sulla parete a sinistra per chi procede verso l’altare, Gesù scaccia i demoni dall’uomo posseduto, e questi entrano nei porci e come porci si buttano nel precipizio; nel secondo Gesù guarisce l’idropico, nel terzo calma la tempesta dalla barca, nel quarto ridona la vista al cieco nato; e poi di nuovo proseguendo sulla parete opposta, nel quinto riquadro guarisce il lebbroso, nel sesto risveglia il giovinetto di Nain, nel settimo chiama dal letto di morte la figlia di Giairo e contemporaneamente sana l’emorroissa; nell’ultimo Gesù compie il miracolo dei miracoli, resuscitando Lazzaro e vincendo la morte.

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Oberzell, con i suoi potentissimi affreschi, parlava e parla all’uomo che ha paura. Paura della malattia, della furia del vento, della stanchezza, del demonio che ti può prendere, della morte. A coloro che tremano – ce n’è ancora sull’isola linda di Reichenau e nel nostro millennio luccicante? – ricorda che Gesù ha sbaragliato ogni avversario. A coloro che vacillano – siamo in tanti ancora, nel nostro millennio luccicante – gli affreschi di Oberzell promettono, proprio come facevano alla vigilia dell’Anno Mille, che a vincere non saranno né la forza degli elementi, né la subdola debolezza della nostra carne, né tantomeno la morte; a trionfare, al contrario, sarà la mano benedicente del Cristo, da cui emana la forza della salvezza.

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La chiesa di San Giorgio

La chiesa di San Giorgio ad Oberzell sorge sull’isola di Reichenau, nel Lago di Costanza, ed è una delle chiese minori che, nel perimetro dell’isolotto, dipendevano dalla grande abbazia dedicata a Maria e a San Marco, fondata nell’VIII secolo.

Posta al limitare orientale dell’isola, la basilica di Oberzell ha dimensioni ovviamente minori rispetto alla chiesa del monastero “centrale”. Fu probabilmente edificata nel X secolo, e alla fine di questo secolo, per volere dell’abate Witigowo (985-997) furono realizzati gli affreschi che ornano le pareti della navata centrale. Queste otto grandi “tavole”, che costituiscono quindi uno dei più antichi cicli pittorici romanici, sono state accostate, quanto allo stile e all’impostazione iconografica, alle coeve miniature realizzate nel monastero di Reichenau: ripropongono quindi, moltiplicandole nelle dimensioni, quanto veniva realizzato sulla pergamena dal famosissimo “scriptorium” dell’abbazia madre. 

A lungo dimenticati e infine “coperti” da intonaco bianco, gli affreschi di Oberzell – che molti confrontano con quelli di Sant’Angelo in Formis, presso Capua – costituiscono una tappa fondamentale dell’evoluzione della pittura europea: sorprendono per la bellezza del tratto, la capacità di rappresentazione, l’uso sapiente del colore, la maestria della disposizione scenica degli sfondi e dei personaggi.

 

7 pensieri su “Oberzell: dialogano affreschi e paure

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Più che da intonaco bianco non saran stati coperti da uno strato di calce?
    Per mettere l’intinaco su un muro intonacato bisogna picchiettare l’intonaco per far si che questo si aggrappi (non c’erano gli aggrappanti di adesso) e non si stacchi col tempo. In questo caso gli affreschi però porterebbero come sempre succede i segni dei martellamenti ovvero avvallamenti o fessure larghe quanto la testa appuntita del martello (3-4 cm)

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Aspetta, Paolo. Quanto alla tua domanda, la guida della dell’isola scritta da Timo John parla di pittura bianca. Non so di preciso quando… Ma mi interessa molto il tema dell’intonaco: è per applicare intonaco nuovo, quindi, che si riempiono di “buchi” le pareti sottostanti, vero? E quindi gli affreschi che oggi vediamo “picchiettati” – e rovinati – sono così per via di un nuovo strato di intonaco.

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  3. Paolo Salvi ha detto:

    Esattamente. Mentre la pittura a calce, fatta per imbiancare, per sanificare gli ambienti in epoche di pestilenza, per coprire ciò che non è più di moda o accettato (o per altri motivi a me ignoti) non ha bisogno di aggrappante, perché il latte di calce è già un ottimo collante, utilizzato infatti nei restauri conservativi. Tante opere si sono salvate grazie a questa operazione che ha protetto oltreché celato affreschi antichi. Tanti ancora ne possiamo scoprire sotto recenti pitture o imbiancature. Confido e spero di esserti stato utile.

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  4. Giulio Giuliani ha detto:

    Concetta Andaloro (da Fb):
    Molto emozionanti credo che andare ad Oberzel come suggerisci, darebbe un’emozione fortissima. Certo che Oberzel affronta 1000 anni fa, temi attuali ancora oggi. L’uomo, queste paure, alcune ancestrali, non le ha ancora risolte dentro di sé. E temo che allontanandoci dallo studio storico ed esoterico dei maestri passati, mai le risolveremo.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Oberzell è una lezione, è una promessa. L’importante è riuscire a coglierla, perché il rischio è vedere solo la superficie delle cose. Ma tutta l’arte romanica è una promessa. Di salvezza. Per l’uomo, che è sempre nell’ansia e nell’attesa, anche quando non se ne rende conto.

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