Golia, sei cubiti di potente simbologia

Gli scultori medievali sapevano che Golia, il gigante sconfitto da Davide, non era solo genericamente “alto”; essi in realtà ne conoscevano esattamente la statura, poiché la Bibbia, nel secondo Libro di Samuele, precisa che il campione dei Filistei “chiamato Golia, di Gat, era alto sei cubiti e un palmo”. E se anche non si mise a fare i conti – per noi moderni, “sei cubiti e un palmo” corrispondono a 289,2 centimetri – lo scultore medievale ben sapeva che Golia doveva essere alto quasi il doppio rispetto a Davide, poco più che un fanciullo.

Meravigliosi comunicatori, gli artisti del tempo romanico, però, non avevano bisogno di rispettare, nei loro capitelli, le proporzioni tra il gigante e il suo giovane avversario; e per mostrare la disparità di statura usarono la loro potentissima e semplicissima capacità di rappresentazione simbolica. A Piacenza, l’anonimo artista che scolpì il capitello dedicato alla vicenda ci evidenzia la statura di Golia semplicemente facendo uscire di un po’ la punta del suo elmo dallo spazio dell’azione: pratica un bel “tassello” nell’abaco, e quel tassello, in cui il copricapo del Filisteo sfora verso l’alto, basta a dire e a ribadire che quell’avversario potente… sì, era proprio un gigante.

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Saul, Davide e Golia, poi sconfitto e ucciso, nel capitello di Piacenza (foto: Roberto Romanico)

Il capitello del Duomo di Piacenza, con il suo tassello “magico”, ripropone e illumina le due caratteristiche principali, la potenza e la semplicità, del linguaggio simbolico romanico. Il quale è potente perché parla a tutti e da tutti si fa intendere; ma allo stesso tempo è semplice perché esprime questa sua forza attraverso semplicissime scelte, e a volte addirittura attraverso veri e propri stratagemmi, come nel caso, appunto, del “tassello” scavato nell’abaco del capitello piacentino.

Potente e semplice. Potente e semplice, proprio come Golia. Potente e semplice, il linguaggio simbolico romanico somiglia molto al gigante filisteo, il cui messaggio è un insieme di energia e di pensiero elementare:

Egli si fermò davanti alle schiere d’Israele e gridò loro: «(…) Scegliete un uomo tra di voi che scenda contro di me. Se sarà capace di combattere con me e mi abbatterà, noi saremo vostri schiavi. Se invece prevarrò io su di lui e lo abbatterò, sarete voi nostri schiavi e sarete soggetti a noi»

Potente e semplice, il linguaggio simbolico romanico dominerà per molto tempo – proprio come Golia che per ben quaranta giorni gridò la sua sfida senza che nessuno si opponesse -. Potente e semplice, il linguaggio simbolico romanico si troverà però di fronte, alla fine, al pensiero moderno. Come accade a Golia, anche il linguaggio simbolico romanico trovò un giorno un avversario inatteso, più sottile, certamente meno naif, e al contrario capace di indagine, giustamente attento alla gloria del proprio Dio ma anche al proprio personale tornaconto:

Davide domandava agli uomini che stavano attorno a lui: «Che faranno dunque all’uomo che eliminerà questo Filisteo e farà cessare la vergogna da Israele? (…)». Tutti gli rispondevano la stessa cosa: «Chiunque lo abbatterà, il re lo colmerà di ricchezze, gli darà in moglie sua figlia ed esenterà la casa di suo padre da ogni gravame in Israele». Lo sentì Eliab, suo fratello maggiore, mentre parlava con gli uomini, ed Eliab si irritò con Davide (…). Davide rispose: «Che ho dunque fatto? Non si può fare una domanda?». Si allontanò da lui, si rivolse a un altro e fece la stessa domanda e tutti gli diedero la stessa risposta.

Potente e semplice, il linguaggio simbolico romanico ha riempito i secoli di meravigliosi racconti, in cui un gesto, un tratto, un dettaglio, possono raccontare una storia, e renderla immediatamente comprensibile. Poi però soccomberà, quasi senza accorgersene, di fronte al pensiero razionale e moderno; proprio come accadde al potente e semplice Golia – che fu sconfitto dal giovane Davide, e a nulla gli valse essere alto sei cubiti e un palmo – si arrese di fronte all’avvento della dialettica, dell’indagine, della speculazione, della ricerca.

∼    ∼    ∼

GoliaPiacenzaMedioevoOrg1Il capitello di Davide e Golia sta, nel Duomo di Piacenza, sulla controfacciata, insieme ad un altro capitello simile, che gli corrisponde al di là della porta di ingresso, dedicato alla Lapidazione di Stefano. I due pezzi sono databili al XII secolo e sono attribuiti ad un allievo o alla scuola di Niccolò, lo scultore romanico noto per le sua opere a San Zeno a Verona, nella Cattedrale di Ferrara, alla Sacra di San Michele in Val di Susa.

All’interno del Duomo di Piacenza, notevole costruzione romanica, non sono molti altri gli elementi scultorei istoriati: i grandi pilastri tondi della navata sono infatti completati da capitelli sottili, di pregio ma semplicemente decorativi. Notevoli invece sono le sette “formelle dei Paratici”, scolpite anche queste dall’officina di Niccolò, che certificano, illustrando le diverse occupazioni, il contributo delle Arti e dei Mestieri della città alla costruzione della Cattedrale.

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L’interno del Duomo (da cattedralepiacenza.it)

 

 

 

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