San Juan de Duero: una messa, anzi due

Molti visitano e celebrano San Juan de Duero per il suo chiostro strano, in parte in rovina, in cui si mescolano gli stili e i linguaggi artistici diversi del medioevo. Ma dentro la sua chiesa, povera ed oscura, il monastero spagnolo conserva e propone uno scorcio altrettanto inusuale, fatto di nuovo di archi e capitelli, e ancor più interessante e suggestivo.

Non resta molto altro del vasto complesso che i Cavalieri d’Acri edificarono tra XII e XIII secolo alla periferia della città di Soria, lungo il corso del fiume Duero da cui prese il nome. Si conservano, appunto, i resti del porticato monastico e la chiesa. La quale, quasi in contrappunto rispetto alla complessa articolazione del chiostro, è di una disarmante semplicità: su un’aula rettangolare, coperta in legno, si innesta un presbiterio più stretto, anch’esso rettangolare, questo però con volta in pietra, che sfocia in una sola abside.

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La pianta, con la chiesa e il chiostro

Ma è proprio là dove la pianta della chiesa si restringe, che da una parte e dall’altra nella navata sorgono due “tempietti” in muratura, simili e si direbbe gemelli, diversi solo nella forma della copertura, che in quello di destra è conica, mentre in quello di sinistra è a cupola. Anche se ne richiamano la forma, questi due elementi non possono essere definiti come “cibori”: si propongono, infatti, come elementi aggiunti alla struttura vera e propria della chiesa; ma non ne costituiscono un semplice arredo, perché su due lati si integrano saldamente alle pareti. Posti poi entrambi a cavallo dei pochi gradini che separano il piano della navata da quello del presbiterio, i due “tempietti” in realtà costituiscono, proprio insieme ai gradini stessi, un passaggio strutturale non privo di elaborazione e di pregio. In un aula decisamente spoglia ed essenziale, così, si impongono come un momento di grande eleganza sia architettonica, sia scultorea, per l’appassionante ricchezza degli otto capitelli istoriati, tra i più belli della Castiglia.

Gli studiosi avanzano differenti ipotesi quanto alla funzione a cui dovevano assolvere i due “tempietti” affiancati di San Juan de Duero. Una delle più accreditate è che costituissero le due spalle d’appoggio per una separazione, costruita in materiali deperibili e per questo oggi scomparsa, tra l’aula e il presbiterio. Immaginano, quindi, che tra un tempietto e l’altro si estendesse una sorta di “iconostasi”, cioè quella parete normalmente decorata ad icone che veniva eretta, secondo il sentimento orientale, per separare l’area dei fedeli da quella della liturgia. Molto interessante, però, è anche la tesi proposta da un appassionato, Javer Gago, in “Pasión por el Románico”, che scrive:

Vi racconto ciò che so al riguardo, che non dev’essere necessariamente la versione giusta, ma semmai quella a cui attribuisco maggiore credibilità. Nel Medioevo c’era la convinzione che non si dovesse celebrare più di una messa al giorno sullo stesso altare; e per questo sorgeva la necessità di avere, all’interno delle chiese, altari ausiliari in alcune chiese. In quelle con più di una navata, questa necessità è stata assolta costruendo cappelle ausiliarie sulle navi laterali; in quelle di una sola nave, come nel caso di San Juan de Duero, si è optato per la costruzione di “cibori”, proprio per ospitare questi altari.

Dà sostanza a questa tesi la presenza, in entrambi i “tempietti”, di un altare costruito coerentemente con il tempietto stesso, poggiato alla parete di fondo, e perfettamente adatto ad una celebrazione di fronte all’assemblea. Quella di San Juan, quindi, conclude Javer Gago, “non è un’iconostasi: se non mi sbaglio queste sono sono invece proprie delle chiese visigote o preromaniche, come è il caso di Santa Cristina de Lena o San Julian de los Prados”.

La scorcio originalissimo che in San Juan introduce al presbiterio, questa parte elaborata e articolata dentro una chiesa che nulla del genere sembrava promettere, diventa ancora più carico di suggestione: possiamo immaginare, nella penombra, il rito celebrato sotto uno dei due “tempietti”, e sentirne amplificata la potenza. San Juan de Duero, così, ci riporta ad un tempo pieno di ansia e fermento, quello del medioevo romanico, e a secoli nei quali la messa non era riservata, come accade oggi, al giorno della domenica, e anzi, necessaria e indispensabile, se ne pretendeva la reiterazione anche più volte al giorno.

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L’interno di San Juan (foto: Diego Delso)

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La chiesa di San Juan, i suoi due “tempietti”, i capitelli che terminano ognuna delle colonne datano tutti al XII secolo; fuori, il chiostro famoso fu probabilmente costruito a cavallo tra questo secolo e il successivo. Una presentazione interessante del complesso in riva al Duero è quella proposta dal sito terranostrum.es, ricco di informazioni e di immagini, alcune delle quali qui riproposte.

Soria, nobile cittadina della Castiglia, presenta molte altre importanti realizzazioni del tempo romanico; prima fra tutte la cattedrale, il cui portale finemente scolpito in cui i numerosissimi  personaggi, anche i carnefici, sembrano sorridere, Before Chartres ha già descritto in questo altro articolo.

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Lo scorcio dei due “tempietti” nell’oscurità della chiesa

 

 

 

5 pensieri su “San Juan de Duero: una messa, anzi due

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Una costruzione molto originale, ottimamente presentata. In effetti pare difficile trovare una nomenclatura idonea a questi due manufatti, simili a cibori, funzionale come una sorta di iconostasi che separa dal coro vero e proprio, ma che in realtà, dotati ognuno di altare sono un coro ausiliario, come ben farebbe pensare l’idea dell’appassionato citato, che non pare campata in aria. Tutto molto interessante ed affascinante.

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