S. Pedro, ancor prima del preromanico

E’ stata smontata pietra per pietra, e ricostruita com’era qualche centinaia di metri più in là. E per questa sua particolarissima vicenda, la chiesa spagnola di San Pedro de la Nave può dirsi unica tra le chiese dell’alto medioevo. Deve molto, forse tutto, a Manuel Gómez Moreno, l’archeologo che la scoprì nei primi anni del Novecento, la valorizzò fino a farne un monumento di rilevanza nazionale, e infine ne volle e ne curò la spettacolare “traslazione”. San Pedro sorgeva, infatti, in un’area destinata ad allagarsi per la realizzazione del bacino idrico di Ricobayo; si decise allora di trasferirla, dopo aver numerato e documentato ogni pietra, in un luogo più alto e sicuro nei pressi della cittadina di El Campillo, a circa due chilometri di distanza. La chiesa “nuova” divenne addirittura più “antica”, perché con l’occasione le furono restituite le forme originarie, che i secoli avevano modificato, integrando in laterizio le parti mancanti. Tutto questo avveniva negli anni Trenta: così la nostra bella chiesa, un gioiello del più antico “preromanico” di Spagna, ha prefigurato, con trent’anni di anticipo, la grande impresa dello spostamento del tempio egiziano di Abu Simbel: altre dimensioni, senza dubbio; ma in entrambi i casi si trattò di mettere in sicurezza, smontandolo e poi rimontandolo, un capolavoro lasciatoci in eredità dai millenni che ci hanno preceduto.

La ricostruzione di San Pedro de la Nave (foto dal sito di El Paìs)
L’esterno della chiesa

Non avesse compiuto, nel suo passato recente, questa camminata certamente inattesa, la chiesa di San Pedro de la Nave sarebbe comunque, per chi ama l’architettura del Medioevo, un edificio dalla rilevanza eccezionale, per il tempo in cui fu costruita e per l’eccelsa qualità di esecuzione. Secondo gli studi più accreditati, infatti, quella conservata a El Campillo è una compiuta chiesa visigota del VII secolo; precede quindi il dilagare della conquista araba nella penisola iberica, nel 711, e ci offre una testimonianza perfettamente conservata della qualità che l’architettura cristiana aveva raggiunto in Spagna prima dell’avvento dei Saraceni, lasciandoci immaginare come essa avrebbe potuto fiorire se il suo progresso non fosse stato bruscamente interrotto dai secoli di dominazione araba.

San Pedro è quindi un fiore precocissimo, sbocciato prima dell’inverno, e conservatosi per miracolo; la primavera, tutto intorno, verrà solo tre secoli più tardi, perché risale solo al IX e X secolo il fiorire della coraggiosa stagione del pre-romanico spagnolo, a cominciare dalle Asturie rimaste faticosamente cristiane. Poi saranno i secoli della reconquista a diffondere in tutta la penisola le costruzioni cristiane e romaniche; ma San Pedro de la Nave – siamo più a sud, a metà strada tra Oviedo e Madrid – è lì a dirci che la metamorfosi che ha trasformato l’arte paleocristiana, e che porterà al romanico, era già cominciata in Spagna addirittura un secolo prima della rinascita carolingia.

Ed è quasi sconcertante che già nel VII secolo i costruttori visigoti abbiano utilizzato in questa chiesa – e chissà in quante altre – quei tratti distintivi che “costituiscono” l’architettura romanica: le mura in pietra spessa, l’articolazione dei volumi giustapposti, e soprattutto quella che è l’innovazione fondamentale del romanico, e cioè la copertura della chiesa con una volta in pietra; innovazione che in altre regioni non sarà accolta nemmeno nel XII secolo – quante chiese romaniche italiane sono coperte con un tetto in capriate lignee! – e che invece a San Pedro de la Nave già provoca il modificarsi dei sostegni, della muratura, della luminosità e della spazialità complessiva.

L’incrocio tra navata e transetto (foto dal sito di El Paìs)

Si dice che l’interno, bellissimo, di questa chiesa che ha quasi un millennio e mezzo nasca da una prima costruzione in cui la lunga navata e il lungo transetto si incrociavano a realizzare una croce greca, e che solo poi, o in corso d’opera, siano state aggiunte le due navate laterali. Comunque sia, il risultato è spettacolare; e noi oggi riconosciamo in San Pedro quella forma basilicale che viene dai primi secoli del Cristianesimo e resterà tanto cara al romanico compiuto. Il transetto, incrociando la basilica longitudinalmente, dà luogo a quel dialogo tra volumi che sarà uno degli obiettivi dei costruttori medievali. E però è evidentissima la concezione arcaica di San Pedro, in due elementi che legano fortemente questa chiesa con le tipiche realizzazione del preromanico asturiano: manca anche qui la curva dell’abside, la quale esiste ma, come accade in tutti gli edifici di culto di questa famiglia antica, ha forma rettangolare; e infine lo spazio interno è disegnato con linee rette intersecanti, quelle dei muri che spesso – più di quanto accadrà nel romanico compiuto – separano e distinguono le aree, in un gioco di spazi dialoganti tra loro e coerenti ma giustapposti, quasi come le stanze di un progetto novecentesco, più che fusi in un unico ambiente.

L’altare e l'”abside” (foto dal sito di El Paìs)
Un capitello (foto: Jaume)

Infine, va fatto qui solo un accenno ai capitelli di San Pedro de la Nave: due, uno dedicato a Daniele nella fossa dei leoni e il secondo al Sacrificio di Isacco, sono famosissimi e possono vantare di essere i primi capitelli medievali “istoriati”; due altri rappresentano uccelli che si nutrono tra i rami, e non sono meno belli. Di fattura speciale sono anche gli abachi, e i lati minori di questi pezzi di rara bellezza. Insieme agli altri rilievi che arricchiscono le pareti, così, i capitelli di San Pedro meritano ben altro spazio delle poche righe finali di un post; per la loro qualità e, di nuovo, per la loro datazione molto alta, contribuiscono a fare di questa chiesa un edificio notevolissimo, in chiaro dialogo con tutta l’arte dei secoli a seguire, ma unico per il timbro della voce e forse anche per la lingua, sconosciuta altrove, con cui si esprime ancora dopo così tanti secoli.

L’interno (foto: romanicoatlantico.org)

8 pensieri su “S. Pedro, ancor prima del preromanico

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Luigi Bertelli (da Fb):
    Che spettacolo questa chiesa. Così bella al suo interno che ci si dimentica del fatto che è frutto di una ricostruzione. E i rilievi che la adornano sono veramente unici. Grazie Before Chartres.

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  2. Paolo Salvi ha detto:

    Lasciano senza fiato le chiese visigote delle Asturie e questa, in Castiglia, non è certo da meno. Incredibile trovare nel VII secolo strutture di questa qualità e con tali dettagli architettonici, come i capitelli che ci proponi.
    Peraltro non è un caso unico quello della chiesa smontata e rimontata: in Sardegna abbiamo il bel San Pietro di Zuri, edificata nel XIII secolo nel fondo valle è stata smontata e ricostruita in 28 giorni a monte del lago nel 1925.

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