Leyre: l’abate e la porta, storie simili

Tra le tante storie che si intrecciano nella vicenda secolare del nobilissimo monastero di Leyre, caposaldo della cristianità di Navarra – storie di pietre, storie di arte, storie di spiritualità, storie di uomini e fede – due meritano di essere raccontate. La prima narra di un abate, il vecchio santo Virila, che uscì dal monastero un mattino, e se ne tornò tre secoli più tardi; la seconda è la storia della “Porta Speciosa”, la più preziosa del monastero, la cui vicenda è anch’essa giocata su tempi e secoli che passano e ritornano.

Dell’abate Virila è presto detto: sul finire del IX secolo governava venerato questo cenobio benedettino sui monti che guardano a sud-est verso l’Aragona, cenobio che già da tempo prosperava; meditava sui molti misteri della fede, l’abate Videla, e riguardo ad uno in particolare si arrovellava, chiedendosi cioè com’era possibile conciliare la vita eterna che aspetta i giusti con l’eterna felicità: “Non sarà – si chiedeva infatti – che dopo un po’ in Paradiso ci si annoia?”. Un giorno, come sempre, se n’usci di buon mattino per pregare e pensare nel bosco, e ascoltando la voce di un usignolo s’incantò a lungo; quando infine si riprese fece ritorno al monastero, convinto di esserne rimasto lontano qualche ora; ma quasi non lo riconosceva, e non riconosceva i monaci, che non riconoscevano lui, che pure era il loro abate… Scoprì, dalle carte conservate in biblioteca, di essersene andato tre secoli prima, e che i confratelli del suo tempo lo avevano dato per disperso; lui per tre secoli invece se n’era rimasto in estasi davanti all’usignolo del bosco; e ora capiva – il Signore legge i cuori e aveva conosciuto i suoi dubbi, e li aveva sciolti a suo modo – che è ben possibile restare in estasi davanti alla gloria del Signore, anche per tutta l’eternità.

La “Porta Speciosa”

Anche la storia della “Porta Speciosa” – che, come dice il suo nome è la più bella del monastero di Leyre – è ugualmente tutta costruita su passare dei secoli e sul mutare del monastero. Si staglia, il portale, sulla facciata della chiesa dell’abbazia. Con le sue notevoli e preziose figure scolpite, che sono riferite al Maestro Stefano e che datano quindi al XII secolo, è stata probabilmente rimontata almeno cent’anni più tardi: mentre infatti tutta la parte orientale della chiesa, con le bellissima absidi e la famosa cripta, era stata edificata nel pieno tempo romanico, il resto della chiesa è stato aggiunto in epoca gotica; e se tutta l’aula è trecentesca, se le volte che la coprono sono trecentesche, trecentesca sarà anche la facciata; e il portale romanico, allora, non poté certo essere stato scolpito, in origine, per quella collocazione.

Osservando la “Porta Speciosa”, quindi, ricordiamo che fece un po’ come l’abate Virila, che se ne andò, e poi tornò molto e molto tempo più tardi. Come il santo abate, il portale di Leyre ha compiuto un viaggio nel tempo, ed è stato infine accolto in un monastero che nel frattempo era cambiato. E probabilmente in origine aveva forma differente: “Tutti i suoi elementi, o almeno la gran parte – scrive il benedettino Luis-Maria de Loyendio – sembrano disposte in disordine. Si direbbe che al momento dell’assemblaggio finale è stato utilizzato materiale presente in cantiere, ma preparato per un architetto di molto tempo addietro; e che, riprendendo i lavori dopo un tempo assai lungo, non ci si ricordasse più esattamente qual era il progetto primitivo…”.

La lunetta

E però la “Porta Speciosa” non usurpa il suo nome. Particolare è la lunetta, con le sette figure in piedi – l’ultima a destra è andata perduta – allungate ed eleganti, con le vesti svasate verso il basso, con i piedi poggiati su nuvole o mostri: al centro il Cristo dalla barba e dai capelli arricciati, benedicente; lo circondano la Vergine, Pietro con le chiavi e Giovanni imberbe. Sopra la lunetta, oltrepassati gli archivolti decorati di piccole figure e vegetali, altre grandi figure si stagliano scolpite con la stessa preziosa stilizzazione: tra le principali di questa fascia superiore, un grande san Michele con un gigantesco scudo, e poi di nuovo Pietro, e di nuovo un Redentore – è un “doppio”, rispetto alla scena della lunetta, e ancora siamo indotti a pensare che i rilievi fossero stati scolpiti, almeno in parte, per una collocazione diversa –; a destra tra le grandi figure si distinguono un angelo annunciante e una Vergine annunciata, sempre però rappresentati con la stessa frontalità impassibile, e poi il consueto abbraccio della Visitazione. Tra le figure minori – una rassegna di foto molto belle sta in arquivoltas.com, che non finisce di stupire) un angelo che suona il corno, che di nuovo potremmo immaginare scolpito, magari insieme ad altri, per chiamare al Giudizio ma in una scena impaginata diversamente.

Bella anche se traslata, parente stretta di altri portali del grande Cammino del nord della Spagna – tra cui la “Porta delle Argenterie” di Santiago, il portale di Estella e quelli di Léon –, la “Porta Speciosa” è ben lieta di aver trovato la propria collocazione anche quando tutto, all’intorno, stava cambiando: proprio come accadde all’abate Virila, che si allontanò da abate benedettino e quando tornò, tre secoli dopo, fu accolto da una comunità cistercense, le belle sculture dell’atelier del maestro Stefano sono state conservate e debitamente collocate anche dai costruttori del XIII secolo; i quali, nonostante il loro spirito gotico, ebbero per le lunghe figure romaniche lo stesso grande rispetto che riservarono alla parte orientale della vecchia chiesa, al suo presbiterio antico, alla cripta e alle absidi che, per nostra fortuna, sono sopravvissute al passare dei secoli e al mutare del gusto.

La parte absidale della chiesa

Non solo Leyre. I grandi portali romanici sono a Moissac, ad Autun, ad Arles, a Charlieu… E c’è un libro, un volumetto che è un magico percorso attraverso i dieci portali maggiori del tempo romanico: gli appunti di viaggio di Before Chartres sono ora anche su carta, e li trovi qui: DIECI grandi PORTALI ROMANICI.

4 pensieri su “Leyre: l’abate e la porta, storie simili

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Una narrazione avvolgente che ci accompagna a una conoscenza profonda dell’abbazia nelle sue vicende storiche ed architettoniche. Molto curioso questo portale ricomposto con le figure schierate allineate e in posizione frontale. C’è parecchio della spontaneità figurativa romanica a ben vedere.

    "Mi piace"

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