Santa Fede e le sue parentele francesi

Cominciamo dall’inizio, raccontando la chiesa di Santa Fede a Cavagnolo: cominciamo cioè dicendo di com’è bella nel suo aspetto complessivo, che pure racconta di una storia non certo lineare, e di come poi si distingue, non solo tra le chiese del Monferrato, per il suo portale scolpito e prezioso, indizio tra i più evidenti di certi suoi legami con le terre d’Oltralpe, che scopriremo via via.

Il portale

Sono rari in Italia – se ne trovano molti di più in Francia e in Spagna – i portali romanici così organicamente scolpiti: quello di Cavagnolo è retto da sei colonne, una maggiore e due minori per ogni lato, concluse da sei capitelli finemente decorati, i due maggiori sormontati da animali accucciati; dietro le targa di questi “guardiani” si diparte il giro degli archivolti, che, tra maggiori e minori, sono ben sette: bellissimo quello esterno, che alterna racemi intrecciati e animali o figure simboliche; al centro del portale spicca la lunetta, divisa in due vaste fasce scolpite: quella inferiore, assente l’architrave, quasi ne svolge il ruolo, con un bel gioco di girali vegetali, che si ripete discendendo per una certa misura nei due stipiti della porta; quella superiore, che si propone come la vera e propria lunetta, pur nel residuo spazio rimanente propone una interessante rappresentazione del Salvatore in Gloria, la cui mandorla è retta, secondo la tradizione, da una coppia d’angeli in volo. Tutto è eseguito da uno scalpello che, pur non dotato di tecnica sopraffina, mostra grande consapevolezza e pregevolissimo senso dell’ordine e dell’impaginazione: si notino le mani degli angeli strette sulla mandorla con grande realismo e insieme con una pregevole resa grafica, e allo stesso modo si osservi come i loro piccoli piedi si appoggiano senza fatica, quasi ad equilibrare il volo, sul bordo esterno della lunetta. Il portale è completato nei pennacchi da due busti che, uno per parte, potrebbero rappresentare Adamo ed Eva; più sopra, due lastre simmetriche con grifi affrontati. Siamo, quanto a datazione, al XII secolo avviato da un po’, negli anni in cui in Francia la scultura romanica aveva già prodotto le sue opere più perfette, e il gusto già virava verso il gotico; il portale di Cavagnolo evoca antecedenti più antichi e lontani nel tempo, e la lunetta in particolare ci porta a pensare – possiamo dirlo? – ai capitelli visigoti di San Pedro de la Nave e all’altare di Ratchis a Cividale.

La lunetta con il Cristo in Glorie e il “falso architrave” (foto: Laurom)
Uno scorcio dell’interno

Alcune parentele e alcuni collegamenti diretti, questi sì, sono maggiormente documentati, e portano in Francia. Studiosi autorevoli considerano accertato dai documenti il legame tra la chiesa di Cavagnolo e la grande abbazia di Sainte-Foy-de-Conques. Il famosissimo monastero-santuario sui monti dell’Occitania non si diffuse con proprie fondazioni in regioni lontane; e però per via di donazioni finì per possedere molte chiese in Francia e alcune anche al di qua delle Alpi, tra cui quella di Cavagnolo, la cui dedicazione alla medesima martire fanciulla, santa Fede da Agen, costituisce un’ulteriore suggestione.

Altri studiosi dubitano di un rapporto diretto tra Cavagnolo e Conques, e però sottolineano per altra via come intorno alla chiesa di Santa Fede spirasse, ai tempi dell’edificazione, una brezza che veniva dai Paesi d’oltralpe. Evidenziano infatti come la struttura architettonica originaria della chiesa di Cavagnolo sia diversa da quella delle chiese della regione e di tutta la “Lombardia” medievale. A distinguerla, e a richiamare esempi francesi, è la copertura in pietra, perfettamente conservata e realizzata con volte a crociera nelle navatelle e con una volta a botte nella navata centrale; due altri tratti salienti della chiesa originale – oggi purtroppo resi poco leggibili a causa delle secolari vicende di Santa Fede – sono costituiti dalla presenza di un transetto non sporgente in pianta ma concluso da testate a facciata, e poi dalla presenza di una torre – quella attuale è un povero manufatto dell’epoca moderna – posta proprio all’incrocio tra il transetto e la navata, soluzione che richiama esempi borgognoni, e il parallelo con Anzy-le-Duc è suggestivo.

Lo spaccato della chiesa

Insomma: Santa Fede a Cavagnolo è un gioiello, nobilitato da origini peculiari, e reso ancora più interessante da un portale notevolissimo e da una concezione architettonica originale; questa però in parte ci sfugge: se infatti all’interno è ben testimoniata, all’esterno oggi è difficile da ricostruire ed apprezzare appieno il progetto primitivo. Il quale forse non fu nemmeno realizzato: a suggerircelo è anche questa facciata che sembra come aver perso, salendo, l’ambizione iniziale, che fu avviata bianca di marmi e preziosa di rilievi, e poi, probabilmente già in epoca romanica, fu completata ripiegando su un progetto meno ambizioso, testimoniato dalla predominanza, da un certo livello in poi, del rosso dei mattoni.

Una visione complessiva (foto: Laurom, part.)

Quello di Cavagnolo è un portale bellissimo, ma “minore”. Before Chartres affronta invece il tema dei “grandi” portali del medioevo, e lo riassume, come in un viaggio – finalmente “su carta” – in un volumetto prezioso, dedicato ai suoi lettori più affezionati. Lo si trova qui: DIECI grandi PORTALI ROMANICI 

8 pensieri su “Santa Fede e le sue parentele francesi

    • Giulio Giuliani ha detto:

      In Italia non ci sono “grandi” portali romanici paragonabili a quelli di Moissac e di Vézelay in Francia, o di Compostela in Spagna, per citarne solo tre. E sono rari anche i portali di dimensioni minori però concepiti unitariamente e con tutti gli elementi scolpiti, come accade qui a Cavagnolo: si può pensare a quelli delle chiese di Santa Maria a Tuscania, di San Rufino ad Assisi e di San Leonardo a Siponto ma poi… non sono molti, davvero. Nelle grandi cattedrali di città – Verona, Ferrara, Ancona, per dirne tre… – si costruiscono alcuni portali inquadrati in un protiro, ma sono già una cosa diversa.

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  1. mauriziopistone ha detto:

    Probabilmente nella prima realizzazione la copertura in lastre di pietra (“lose” in piemontese) doveva posare direttamente sull’estradosso delle volte; in epoca imprecisata, si giudicò questa soluzione poco funzionale, e si fece una nuova copertura in coppi, leggermente rialzata. Questa modifica e la realizzazione di nuovi spioventi ebbe come conseguenza l’oscuramento delle strette finestrelle che si vedono ancora oggi all’interno sul lato sinistro, aperte direttamente sulla base della volta, e la rozza sopraelevazione in mattoni della facciata.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Il tema delle coperture “esterne” di Santa Fede, che tu sintetizzi bene, è interessantissimo. Anche facendo salvo il fatti che le volte interne sono quelle originarie, e mi pare sia così, è stata evidentemente modificata la copertura esterna, cioè il tetto. E la cosa interessante è che proprio la modifica delle coperture esterne potrebbe aver indotto la modifica della parte alta di tutta la chiesa, compresa la facciata, compiuta da poco o addirittura non ancora completata.
      Se non sbaglio, anche nella “cugina” Cortazzone l’intera parte alta è stata modificata in seguito, ma là si agì più in là nel tempo rispetto all’edificazione, e modificando le coperture con nuove volte a crociera gotiche.

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  2. mauriziopistone ha detto:

    a differenza di Cavagnolo, dove le volte sono originali, a Cortazzone la volta, che poggia su archi a sesto acuto, è sicuramente posteriore, in origine dovevano esserci capriate

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  3. Paolo Salvi ha detto:

    Splendida Santa Fede di Cavagnolo Po, anche nella sua varia partitura paramentale, tra pietra al registro inferiore e terminazione in cotto.
    Gli influssi francesi sono evidenti, tipica è la volta a botte abbastanza rara in area italica, lombarda. La suggestione di Sainte-Foy di Conques non è poi così campata in aria, visto che parrebbe rientrare tra i suoi possedimenti.
    Affascinanti i decori scultorei che si dipanano lungo tutta l’architettura, partendo appunto dalla facciata con la lunetta del portale.

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  4. mauriziopistone ha detto:

    Riguardo alla dipendenza da Conques, i documenti di parte francese che ne parlano sono riportati da fonti abbastanza tarde (una “pancarte” citata ma non pubblicata dal Dejardins, un Pouillé del 1648), ma descrivono una situazione che ormai era completamente cambiata; si tratta quindi di fonti che riproducono informazioni desunte da documenti molto più antichi:
    https://www.lacabalesta.it/biblioteca/SantaFede/Pouille/Pouille.html

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