Il romanico sui generis di san Pietro, gioiello d’altri tempi ad Alba Fucens

Perché classifichiamo tra le chiese romaniche questa meraviglia, così bianca, così eterea, leggera come un velo, impeccabile come una sposa all’altare? La chiesa di San Pietro ad Alba Fucens ha colonne da tempio greco, la sua fondazione risale all’età paleocristiana, respira con un eleganza profondamente classica: che cos’ha di romanico? cosa ci porta ad inserirla tra le più affascinanti realizzazioni di quel periodo artistico che ama i mostri, i muri spessi, le scene infernali, le torri, i volumi complessi, i capitelli che narrano storie? Vediamolo insieme.

L’interno della basilica
La chiesa sul colle e poi immagini dall’interno

Se ripercorriamo la cronologia di questo edificio, possiamo fissare alcuni momenti cruciali. Nei secoli della dominazione romana, sul colle su cui oggi sorge la chiesa di San Pietro – siamo in Abruzzo – c’era sicuramente un tempio pagano; peraltro, tutto ad Alba Fucens racconta, con importanti testimonianze archeologiche, di quando la cittadina era snodo non secondario di traffici e di cultura. Poi finì il tempo della romanità ed iniziò quello della vivacissima penetrazione del cristianesimo; e fu nel VI secolo che al posto del tempio, riutilizzandone probabilmente molti elementi, si costruì una chiesa cristiana. Sappiamo infine che verso la metà del XII secolo, questa chiesa venne riedificata dai monaci benedettini che da pochi decenni ne avevano ottenuto il possesso.

La prima chiesa dedicata a San Pietro è quindi, come dicevamo, di fondazione paleocristiana. Secondo Mario Moretti, questa basilica paleocristiana utilizzava già le colonne di spoglio che ancora vediamo. Ma non tutti i commentatori sono d’accordo, e comunque nessuno ritiene che la chiesa che appare a noi moderni sia la stessa del VI secolo. Il Delogu anzi ipotizza che l’attuale conformazione sia quella data dai benedettini in epoca romanica. Si limitarono a poche modifiche, i monaci industriosi? Oppure davvero possiamo affermare che la chiesa che vediamo è opera degli architetti che, guidati dai religiosi, la ricostruirono nel XII secolo? Non è facile dare una risposta: con il loro intervento i benedettini allungarono l’aula, probabilmente, e la dotarono dell’abside; utilizzarono le colonne di riuso – se già non erano state inserite nel VI secolo -, rialzarono il presbiterio per ricavare la cripta, e infine realizzarono e collocarono una iconostasi romanica, oggi quasi del tutto perduta, a delimitare l’area presbiteriale.

Possiamo dunque dire che la chiesa attuale è stata pensata e realizzata nel XII secolo; ma allo stesso tempi dobbiamo riconoscere che siamo di fronte ad una riedificazione fortemente condizionata e ispirata dai materiali a disposizione – a partire da colonne e capitelli -, dalla veste e dalla pianta che l’edificio aveva in precedenza, e dal rispetto complessivo, insomma, di un modello acquisito a cui si decise di restare fedeli. E possiamo affermare, con una semplificazione estrema, che se la chiesa che vediamo è opera di architetti del tempo romanico, comunque il suo interno è il più “classico” tra i tanti interni “classici” che furono realizzati in Italia, nel tempo in cui oltralpe il romanico costruiva invece edifici massicci e complessi, fatti di pietre, pilastri deambulatori, matronei e volte. 

La torre in facciata

Due sono le parti della chiesa di San Pietro in Albe chiaramente romaniche, costruite senza dubbio dopo l’avvento dei benedettini, quindi nel XII secolo. Si tratta della torre in facciata, con il nartece che ripara un portale indubitabilmente  romanico, e poi dell’abside, che all’esterno presenta sotto la gronda la più tipica archeggiatura “lombarda” – e che, come testimonia il passo differente di parte degli archetti, fu probabilmente ricostruita in parte, per via di un crollo, poco tempo dopo la realizzazione, in epoca tardo romanica -.

L’abside e il panorama circostante

Poi, nel Duecento avviato da un po’, un cantiere cosmatesco dotò San Pietro dei bellissimi arredi, cioè una nuova iconostasi – che sostituì quella romanica -, l’ambone monumentale a sinistra nella navata, e un pulpito nello stesso stile che purtroppo è andato perduto. Gli arredi cosmateschi – difficile dirli romanici – si sposano alla perfezione con le colonne e i capitelli antichi, contribuendo alla perfetta magia di questo interno che può dirsi tra i più affascinanti del tempo medievale. Interno che potremmo definire romanico quanto a datazione, ma è stato costruito nella sua quasi totalità su un modello antico, con elementi antichi, ed è stato infine arricchito – ma al di là dei confini dell’era che amiamo – con un apparato liturgico di rara bellezza.

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2 pensieri su “Il romanico sui generis di san Pietro, gioiello d’altri tempi ad Alba Fucens

  1. Avatar di Paolo Salvi Paolo Salvi

    Sono stato almeno tre volte se non quattro ad Albe, la città romana, e al magnifico San Pietro in Albe, che la domina come domina la piana del Fùcino.
    Una chiesa che come spesso succede ha conosciuto varie fasi che sono parzialmente riconoscibili. Sobria e nitida all’esterno, all’interno mostra una ricchezza inusitata per via degli arredi liturgici che la arricchiscono. L’ambone tardoromanico, l’iconostasi parzialmente conservata (vennero rubate alcune colonnine), le colonne scanalate ed i raffinati capitelli corinzi di epoca romana, sono tutti elementi pregevolissimi.
    E ancora viene voglia di rivederla…

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  2. Avatar di Sconosciuto Anonimo

    … davvero preziosa! Sì effettivamente anche se non ho visitato la chiesa, devo dire che la qualità dei materiali, l’eleganza della lavorazione e la stessa composizione architettonica non portano assolutamente al Romanico, che adoro per la sua essenzialità, ma non è qui! Grazie.

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