Il gigante Ferraguto e il suo ombelico, trafitto infine dal paladino Orlando

Tra i tanti scontri tra cavalieri scolpiti sui capitelli romanici*, quello che si può ammirare ad Estella spicca per la sua bellezza, e ancor più per la storia che narra: qui certamente si racconta di uno scontro preciso, quello tra un moro gigantesco e il paladino Orlando; ma tra le righe si legge anche di un’altra sfida, e di un altro gigante, infedele e fortissimo e pure questo alla fine soccombente.

I due cavalieri al culmine del loro duello
Lo scontro a piedi sul lato minore destro

Il capitello, posto sulla facciata del Palacio de los Reyes de Navarra**, mostra (almeno) due scene: sul primo lato breve e sulla faccia più ampia, due cavalieri con gli scudi tondi, islamici, giungono da sinistra e un avversario, anch’esso a cavallo, ma con lo scudo crociato, si fa loro incontro da destra, e le lance già si incrociano in un duello mortale; la seconda scena sta sul lato breve del capitello, a destra, e presenta due uomini d’arme appiedati, intenti a darsele di santa ragione.

L’iscrizione che corre sopra il capitello – su due righe sta scritto PHERA GUT MARTINVS ME FECIT ROLAN DE LOGRONIO – certifica che non siamo di fronte ad un combattimento qualsiasi. Vi si leggono in buona sostanza tre nomi: quello di Ferraguto, quello di Rolando, cioè Orlando, oltre a quello dell’autore del rilievo, un certo Martino di Logroño. Sappiamo quindi che a sfidarsi sul capitello sono, senza dubbio, il paladino Orlando e il gigante Ferraguto, di cui cantano i testi del ciclo carolingio. Andò così, secondo il racconto dello pseudo-Turpino: ai tempi di re Carlo, combatté tra le fila dei mori, alle porte di Nájera, che nel medioevo era città tra le maggiori della Navarra, questo siriano che discendeva da Golia ed era alto quasi dodici cubiti, cioè addirittura sei metri; grande e grosso com’era, Ferraguto sconfisse ed imprigionò senza sforzo tutti i prodi cavalieri che Carlo Magno gli scatenò contro; poi venne il turno di Orlando, che si scontrò col gigante per ore e anzi per giorni, a piedi e a cavallo, con la spada, coi bastoni e con le pietre, e alla fine lo sconfisse, infilzandolo nel solo punto in cui Ferraguto poteva essere ferito a morte, cioè nell’ombelico.

Il capitello di Estella, allora, con i suoi due episodi distinti, si legge da destra verso sinistra. Prima si assiste al combattimento a piedi; ed è facile riconoscere il moro che, con la sua mole mostruosa, sferra i suoi colpi brandendo una mazza, senza scudo e senza elmo, mentre il “piccolo” Orlando lo insidia con la spada al collo, dove però Ferraguto non può subire ingiuria. Poi viene lo scontro a cavallo, sulla faccia principale del capitello, e qui sì il paladino cristiano assesta il colpo fatale al ventre, mentre la lancia del musulmano si spezza nell’urto; il gigante cade all’indietro, verso l’altro cavaliere musulmano, forse uno scudiero che lo accompagnava nello scontro.

Ferraguto e, dietro di lui, quello che sembra essere uno scudiero
Golia decapitato?

Gli studiosi si sono fatti molte domande su questo cavaliere al seguito di Ferraguto; ma è ancor più interessante chiedersi chi sia quel personaggio che, seminascosto, è raffigurato proprio nel cuore del capitello e dello scontro, tra i due cavalli affrontati, come un corpo di soldato disteso a cui è stata tagliata la testa. Di certo non può essere, come dice qualcuno, un altro moro ucciso durante gli scontri: il romanico non indugia a disegnare sfondi, o a tratteggiare contesti e riempitivi alle proprie scene. Debole anche l’interpretazione secondo cui qui al centro, e in sottofondo, verrebbe rappresentato un terzo momento del combattimento: dopo lo scontro a piedi, e dopo quello a cavallo, il soldato a terra racconterebbe, come un terzo episodio della narrazione, l’esito finale del duello; ma la tradizione non dice che Ferraguto sia stato decapitato da Orlando, il quale anzi, sferrato il colpo decisivo al ventre, sarebbe fuggito mentre il gigante veniva soccorso, morente, dai compagni d’arme.

Possiamo immaginare, invece, che tra i due cavalli il buon Martino da Logroño abbia voluto raffigurare proprio Golia, l’antenato di Ferraguto citato dallo Pseudo-Turpino: al gigante biblico, sì, il giovane Davide staccò la testa di netto, dopo averlo atterrato con un colpo della sua fionda. Mentre Ferraguto è colpito, il capitello di Estella evoca quindi Golia. Ricorda così a chi guarda che le vicende raccontate nelle Scritture non sono lontane e anzi si ripetono nei secoli, senza che la morale cambi granché: tra un uomo grande e grosso, ma privo della fede, e uno più piccino che però si affida a Dio, il primo è destinato alla sconfitta, il secondo potrà invece danzare sul cadavere del proprio nemico.

La facciata del Palazzo dei Re di Navarra

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* Ne citiamo alcuni, di questi rilievi con cavalieri in pieno scontro: il capitello di Rebolledo de la Torre, innanzitutto, sotto il meraviglioso portico; e poi i due di Retortillo, nella chiesa di Santa María, in uno dei quali una donna si frappone tra i contendenti; ancora, possiamo ricordare i cavalieri che si affrontano sulla facciata di Angoulême, o nella metopa sopra il portale di San Martino ad Artàiz… In nessuno di questo capitelli è esplicitamente richiamato, come avviene invece ad Estella, il combattimento tra Orlando e Ferraguto; che invece potrebbe avere un parallelo a Vercelli, nel mosaico proveniente da Santa Maria Maggiore, in cui si affrontano a piedi un personaggio nero e scalzo, con in fianco la scritta FEL, e un soldato cristiano, vicino al quale è scritto FOL: e se nelle didascalie, certamente rimaneggiate, in origine fosse stato scritto FER, Ferraguto, e ROL, Rolando? Ad altri cavalieri in arme, quelli del ciclo arturiano, sono dedicati i due portali quasi gemelli di Modena e di Bari: Before Chartres ne parla in un altro articolo.

** Sulla facciata (laica) del palazzo dei Re di Navarra, ad Estella, c’è almeno un altro capitello molto interessante: tratta tutt’altro tema – i peccatori torturati negli inferi -, è stato scolpito probabilmente dalla stessa mano, e si trova sulla colonna che decora l’angolo del palazzo. Estella, poi: non si può terminare questo racconto senza ricordare che questa cittadina della Navarra offre almeno altre due eccellenze imperdibili, cioè il chiostro della chiesa di San Pedro de la Rúa, proprio di fronte al Palazzo dei Re, e il portale dell’altra chiesa, quella di San Miguel, con le sue ali aperte. Infine, la Navarra: è terra ricchissima di tesori romanici, e Before Chartres suggerisce un itinerario con le più importanti eccellenze in quest’altro articolo.

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2 pensieri su “Il gigante Ferraguto e il suo ombelico, trafitto infine dal paladino Orlando

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