Visitando la vasta chiesa di Cunault, nell’Angiò, abbiamo fatto le cose un po’ al contrario: ci siamo messi da subito ad ammirare e a fotografare i capitelli più interessanti, tra i tantissimi che, nelle navate, ne costituiscono il principale patrimonio; e solo dopo, a visita conclusa, ci siamo accorti che un pannello, a vantaggio dei visitatori, ne elencava sei, suggerendoli come maggiormente degni di nota. Ripartiamo allora da quello schema affisso alla parete, e dalle foto scattate, e vediamo se durante la nostra visita a Cunault, nonostante la fretta, abbiamo documentato il meglio, o se dovremo rimediare alla prossima occasione, o con l’aiuto dei lettori.
Sei capitelli, dicevamo, costituiscono, stando al pannello esplicativo, la schiera dei “perfetti” del priorato di Notre-Dame. Il primo è quello che raffigura l’Annunciazione: non ci era sfuggito, e siamo in grado di mostrarvelo, anche se, a dire il vero, non ci sembra dei più felici o interessanti. Il pannello poi suggerisce ai visitatori di cercare la raffigurazione di due altri episodi evangelici: la flagellazione di Gesù alla colonna e il Cristo che porta la croce. Le due scene stanno, in realtà, sui due lati di uno stesso capitello, collocato nel deambulatorio, a destra, dopo la prima absidiola: nella prima il Cristo è legato ad una colonna che sembra uscita dal chiostro di Monreale, e subisce le angherie di un soldato; bella e strana, per il suo taglio obliquo, la seconda scena, in cui Gesù, mentre va al patibolo, è scortato da un boia di stampo medievale, con l’ascia sulla spalla, quasi si preparasse una decapitazione; particolare il modo in cui lo scultore di questo pezzo spezza con angoli inusuali le gambe di tutti i personaggi, anche di quello che, in toga rossa, divide le due scene. Proponiamo di seguito i due rilievi così come li abbiamo inquadrati con il teleobiettivo, e sottolineiamo che non ne troveremo altri ispirati alla narrazione dei Vangeli o comunque delle Scritture – ma forse ci è sfuggito un Sansone intento a smascellare il leone -.


Il quarto capitello segnalato come notevole nella tabella orientativa è quello in cui “un cavalier s’élance au galop vers une ville. Sur ses remparts, se trouve un guerrier“. Con questo pezzo si entra nell’ambiente immaginario più proprio dei rilievi di Cunault, in cui moltissimo spazio è dato a temi laici, di fantasia, di battaglia: dalla nostra memory card troviamo uno scatto dedicato anche a questo capitello, e fin qui possiamo dire che, con un po’ di fiuto e di fortuna, non ci siamo lasciati sfuggire le eccellenze rimarcate dal pannello esplicativo.
Non troviamo invece nel nostro archivio una foto che proponga il quinto dei capitelli segnalati, quello in cui, secondo la didascalia del pannello, un centauro affronta una sirena e questa, “blessée par le centaure, revêt 1’aspect étrange d’un animal ailé en armure“. Ricorriamo quindi ad una foto che prendiamo, ringraziando, dal sito Romanes.com.
Il sesto tra i capitelli segnalati – anche di questo Before Chartres ha preso, e ripropone, almeno un’immagine – è davvero bellissimo. Il pannello esplicativo lo descrive così: “Due barbari seduti, uno dei quali con un volto mostruoso, impugnano ciascuno una lunga freccia e uno scudo rotondo dietro il quale si riparano. Di fronte a loro, vicino al suo cavallo sellato, bardato e corazzato, è raffigurato un cavaliere, protetto da una lunga cotta di maglia a forma di scudo che gli arriva fino al ventre e con indosso un elmo a punta”. Siamo dentro all’epica dei paladini e dei mori, e i capitelli con scene evangeliche sembrano lontanissimi; e però, a riprova che possiamo identificare e distinguere almeno uno degli scultori attivi in Notre-Dame, tornano anche qui le gambe strane dei personaggi, messe di sbieco, o divaricate, o distese in obliquo, così da poter lasciare più spazio ai corpi. E siamo davvero, ora, dentro il mondo fantastico dei capitelli di Cunault: la chiesa di Notre-Dame può infatti vantarsi di possedere, oltre alle sei scene scolpite di cui abbiamo detto fin qui, un universo intero di pezzi scolpiti che, come si spiega ai visitatori, spiccano nell’insieme “pour leur grande richesse ornementale, dominée par le végétal, et pour la variété de leurs illustrations: guerriers, combats, dragons, monstres, tous témoins de l’influence aquitaine et poitevine“.






Ci sono quadrupedi fantastici, soldati, ominidi barbuti, strani re seduti in mezzo a due dragoni, e poi mostri e animali in mezzo ai racemi, e ancora guerrieri e figure dai bestiari, alcune delle quali ricordano i rilievi di Chauvigny, e leoni, teste che, una in fianco all’altra, digrignano i denti… Before Chartres ha catturato col il suo teleobiettivo, per portarli con sé e per mostrarli ai suoi lettori, anche lo splendido rilievo in cui arcigni personaggi, come scimmie accovacciate in cima ad un muro, guardano verso il basso, e infine quello in cui due uomini con gli scudi tondi si affrontano, forse in uno scontro rituale, armati con bastoni.
La testa di mostro che, occupando un intero capitello, si divora la colonna sottostante, infine, è diventata un po’ il simbolo di questa imponente abbaziale; e a dir la verità non c’è n’è una sola.


Non si può lasciare il priorato di Notre-Dame, però, senza dire due parole sull’architettura della chiesa, che è molto particolare, con l’alta navata centrale coperta con volta a botte leggermente acuta, e con le laterali anche queste altissime. L’interno della chiesa, costruita in più fasi nel corso del XII secolo, e gradualmente ampliata, è davvero affascinante, proprio per via degli altissimi pilastri compositi – contando anche quelli del coro, sono addirittura 28 – e dei capitelli collocati su, tra gli slanciati sostegni e la volta.
Azzardiamo un parallelo ardito, fondato forse sulla suggestione più che su valutazioni rigorose, e concludiamo dicendo che forse questa grande chiesa può essere avvicinata a quella di Brioude, in Alvernia: come accade là, anche qui a Cunault l’interno sembra essere assai vasto e assai alto, e lo spazio interno si dilata in un’aula dal sapore ormai quasi gotico; e anche qui, come a Brioude, i pilastri salgono fino alla volta e solo sotto questo cielo in pietra presentano a chi guarda dal basso i loro capitelli. La chiesa di Brioude forse è più elegante, sicuramente è più colorata; in questa di Cunault domina il grigio chiaro, steso in un velo uniforme dentro cui i capitelli, e non solo quelli che abbiamo presentato qui, si inseriscono e si pongono in evidenza e, come fanno i bottoni di un divano Chesterfield, ne marcano con regolarità e fermezza l’intero spazio.
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Dodici tra i più interessanti capitelli del tempo romanico – da quelli di Sant’Antimo e di Mozac a quelli di Retortillo e di Clermont-Ferrand –, riletti con gli occhi di Before Chartres, sono stati raccolti tutti insieme nel volumetto pubblicato per i lettori più fedeli. Vedere per credere: DODICI splendidi CAPITELLI ROMANICI.
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