C’è una terra dei portali, e c’è una terra dei chiostri: mentre è in Borgogna, in particolare nel Brionnais, che si va per ammirare timpani, architravi e lunette scolpite, chi voglia compiere, in un sol giorno, un gran tour di chiostri romanici di qualità può scegliere come meta quell’angolo della penisola iberica che ha le città di Barcellona e di Girona come poli principali.
Che questa sia terra di chiostri, lo certifica anche il secondo volume dedicato alla Catalogna da Jaca Book, nella collana dell’Europa romanica: le sue schede ampie, infatti, sono solo sei, e sono tutte dedicate a chiostri. Sei sono anche i chiostri del nostro viaggio odierno: il primo sta a Barcellona, nella chiesa di Sant Pau del Camp; il secondo a pochi chilometri dalla città, nel monastero di Sant Cugat del Vallès; il terzo, più a nord, a mezz’ora di strada da Barcellona, è il chiostro di Sant Benet a Bages. Riprendendo da qui la strada che porta a Girona, meta finale, si incontra poco distante il monastero di L’Estany, con il quarto dei chiostri del nostro itinerario. Sta a Girona il quinto chiostro, ed è quello della cattedrale; e sta sempre a Girona l’ultimo, quello del convento di Sant Pere de Galligants: è l’unico tra i sei a cui il volume curato da Eduard Junyent dedica una scheda breve, e però, per la bellezza e per la collocazione, merita a buon diritto di essere inserito in questo pellegrinaggio “per chiostri” nella terra catalana.
Andando da Barcellona a Girona per la strada che percorre l’entroterra, un po’ più lunga di quella che collega le due città correndo parallela al litorale, è possibile visitare in successione i sei chiostri. Che hanno, inevitabilmente, dimensioni, stile, qualità artistica differenti – l’unico tratto comune, potremmo dire, sono le colonne binate – e che anche per questo costituiscono un repertorio assai interessante, quasi una sfida per gli appassionati: ci si troverà a confrontare via via il cuore porticato e quasi angusto di piccoli cenobi, come a Sant Pau del Camp e a L’Estany, e la vastità dei chiostri del grande monastero di Sant Cugat o della Cattedrale di Girona. Differente sarà, inevitabilmente, anche la qualità artistica sia delle strutture, sia dei capitelli – si va per chiostri, lo sappiamo, soprattutto in cerca di storie scolpite – che in alcuni casi risalgono ai decenni del primo romanico, come a Sant Benet a Bages, oppure, come a Sant Cugat e a Galligants, presentano una qualità scultorea matura e quasi tarda.



Diciamo qui, dei sei chiostri. appena qualcosa, anzi proviamo a tratteggiare solamente, di ciascuno dei sei, il segno più caratteristico. Quello di Sant Pau del Camp, quadrato e piccolo – ogni lato misura circa sette metri -, costruito a fianco di una chiesa marginale ora inglobata nell’area urbana, è inconfondibile per la forma degli archi tra le colonne: “La novità è costituita dalle arcate – scrive Junyent – che sono un caso nuovo per il loro profilo lobato, di tradizione nettamente moresca (…), manifestazione tardiva di arte romanica, pervasa già dalle novità che nel XIII secolo si facevano sentire con più forza in altri luoghi”. Quello di Sant Cugat del Vallès, invece, è un chiostro dalle dimensioni spettacolari – ogni lato misura ben più di venti metri – dentro un monastero ingente per potenza e notorietà; nelle sue ali distese i 144 capitelli sono tutti opera di uno scultore attivo tra il XII e il XIII secolo di nome Arnau Cadell e, a sentire lo studioso Marius Schneider, cantano le salmodie dei monaci. Il terzo chiostro è quello di Sant Benet a Bages: il suo tratto caratteristico è costituito da una serie di capitelli arcaici, per non dire primitivi; o forse a sorprendere in questo chiostro, ancor prima, è il modo in cui la vegetazione – arbusti, alberi, frasche, erba e muschio – lo abitano tutto, e come ne hanno colonizzato l’area al centro, che negli altri chiostri è spesso, invece, un ordinato giardino.



Il chiostro di L’Estany, il quarto, annesso alla chiesa dedicata a Santa Maria, è specialissimo per i suoi capitelli color del cacao; e sembra una splendida scatola di dolci, magica per le forme contenute e squadrate, e per l’atmosfera indimenticabile che si respira nelle sue gallerie. Il chiostro di Girona, il quinto nel nostro itinerario, è un grande quadrilatero irregolare, di dimensioni ingenti, e non poteva essere altrimenti perché serviva la cattedrale della città e la sua comunità numerosa di religiosi; si distingue per come la scultura, con piglio ambizioso, si provi qui ad uscire dai confini dei capitelli, e si diffonda nei fregi istoriati per adornare i pilastri che marcano le quattro gallerie. Junyent, infine, definisce “grazioso” il chiostro della chiesa di Sant Pere de Galligants, sesta e conclusiva tappa: vi troviamo notevoli capitelli istoriati ma anche “le sirene a doppia coda, i guerrieri, i combattimenti contro i leoni, gruppi di leoni e di arpie…” che ne costituiscono forse l’aspetto più affascinante.
Quante colonne, quante arcatelle, quanti capitelli e quante storie, e volute, e figure di mostri, d’animali e di acanti intrecciati regala questo viaggio attraverso i sei chiostri catalani? Così vicine, eppure tanto differenti, le sei mete dell’itinerario costituiscono un’immersione piena nello spirito più profondo del medioevo, della sua cultura e dell’arte da questa ispirata; ed è un viaggio sincero, che apre gli occhi: ciascuno dei sei chiostri infatti parla un linguaggio differente, e tutti insieme testimoniano di un periodo artistico e culturale in cui l’uniformità è bandita, e in cui ogni artista e ogni comunità si sanno esprimere, di volta in volta, pur nell’unità dell’ispirazione, con tratti, aspetti, accenti, dimensioni e forme profondamente originali, dando vita a quel bosco fitto di suggestioni che è l’arte romanica dei monasteri in religiosa attesa.
P.S.: La riflessione conclusiva vale un po’ anche per chi ama fotografare il medioevo. Il tour nei sei chiostri catalani, infatti, è l’occasione per il più ampio ventaglio di emozioni: si potranno cogliere qui la maestosità dell’insieme e là invece l’intimità profonda di uno scorcio o di un angolo; in certi momenti saremo sorpresi dalla luminosa ampiezza degli spazi, in altri dall’ambiente crepuscolare o dai giochi di luce, in altri ancora dalla capacità narrativa delle sculture; verremo affascinati a volte dall’ordine, altre volte dalla varietà dei temi. Ovunque potremo provare il gusto di catturare un dettaglio, che sia lo sguardo di un leone, le squame della coda di una sirena, o i segni lasciati sulla pietra da un singolo passaggio di scalpello, che da un millennio o quasi danno vita alla pietra.
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Carla Franchi (da Fb):
Bellissimo percorso. In Catalogna ci sono chiostri notevolissimi anche a Ripoll e a Urgell, che meritano sicuramente di essere visti.
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Senza dubbio, Carla. Ma stanno fuori dal percorso ideale che si può compiere in una giornata tra Barcellona e Girona. Del chiostro di Urgell, Before Chartres racconta in questo articolo: https://beforechartres.blog/2017/08/23/il-cortese-bestiario-umano-della-seu/.
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Christian Frete (da Fb):
Effectivement c’est très beau…
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Bruno Spaziani Testa (da Fb):
Veramente molto belli !! certamente da visitare con una guida che te li faccia apprezzare!!!
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Jordi Pedret Grenzner (da Fb):
L’altro ieri sono andato nel chiostro di Sant Pau del Camp, dove mi sono sposato 50 anni e 10 giorni fa!
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