Due ore a piedi, poi l’abbazia dei sogni

Per una volta anch’io inseguo il fascino del romanico di pietra, di nebbia e di muschio, per guidarvi all’abbazia dei sogni. Che deve avere una chiesa antica nelle forme, e che dev’essere – lo sappiamo tutti – abbandonata da secoli, lontana, diruta il giusto, spoglia di colori che non siano il bruno della pietra e il marrone cupo del legno delle travi.

So dove condurvi, certo che pochi sono già stati là dove il sentiero – preparatevi a due ore di cammino, in salita, in mezzo ai boschi – si aprirà mostrando finalmente la chiesa di San Benedetto, e quel che resta del monastero che fu. E so che l’emozione sarà forte: in un pianoro nemmeno vasto – scosceso, piuttosto, che diresti poco adatto alla vita di un’intera comunità – sorge, costruita nell’XI secolo, una basilica in pietra, col possente campanile a sorvegliarla, circondata dagli edifici monastici, questi però in buona parte ridotti a ruderi. Disabitata l’abbazia, vuota la chiesa, officiata solamente in talune occasioni, il complesso ha oggi l’aria, davvero, di un luogo della memoria o del sogno: ha intorno il verde del prato, gli abeti del monte che continua a salire, le poche costruzioni diroccate, le nubi che si avvicinano, e a volte avvolgono ogni cosa.

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La chiesa di San Benedetto (foto: Dany, in Mapio.net)

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La parte absidale e la torre

Ma il tratto, il profilo, l’aspetto della basilica è quello del romanico duro e puro, e non delude, anzi. Muratura e coperture hanno ancora il gusto delle origini, e un linguaggio affascinante dal duplice accento, un po’ francese e un po’ locale: la lezione di Cluny – il complesso di San Benedetto è il frutto della penetrazione, anche qui in Val Perlana, della potente abbazia d’Oltralpe – risuona chiaramente, ma è declamata con la lingua rurale, e non per questo incerta, dei mestri comacini, che tante altre chiese realizzarono, tra XI e XII secolo, in queste terre e tutto intorno. Solo la traccia di un oculo aperto e poi chiuso disturba l’arcaica energia della facciata, penetrata da un piccolo portale; i fianchi, massicci e regolari, sono aperti da piccole finestre; e infine le absidi – anche a voi vien da pensare al San Salvatore di Capo di Ponte? – si ornano, secondo il gusto francese, e si permettono un soprassalto di lusso, inatteso, nella partitura in lesene.

Anche l’interno della chiesa ha un intenso sapore di pietra e di spirito: tre le navate, spartite da pilastri lineari e forti; meravigliosamente possente e sobrio il pavimento, in lastre di pietra accostate; tradizionale e coerente la copertura, a travi lignee sulla navata, ma già a crociere in muratura sulle campate più sacre, quelle che annunciano le absidi. Insomma: la chiesa e l’abbazia si collocano drasticamente nell’epoca d’oro romanica. Ne segnano infatti l’esistenza due date inconfutate: nel 1083 i documenti parlano della chiesa come già edificata, e nel 1298 è certificato l’abbandono del sito da parte della comunità monastica, che fu sì florida e ricca per due secoli, ma cui risultava ormai troppo lontana, ardua ed angusta la collocazione che un tempo era stata considerata felice.

San Benedetto non offre né un capitello, né un rilievo, né un affresco: il paragone con San Pietro a Civate, l’altra chiesa dei Laghi che impone una lunga salita prima di mostrarsi al visitatore, risulta quindi improponibile. Ma se davvero dovessero competere, alla ricchezza di stucchi e colori dell’avversaria, San Benedetto risponderebbe certamente con la forza del proprio profilo, con la suggestione delle linee intensamente medievali e intensamente romaniche, sia all’esterno che all’interno, disegnate mille anni fa per suscitare emozione, e ancor oggi in grado di farlo, per chi ancora accetta di camminare a lungo in salita e di socchiudere poi gli occhi davanti al mistero.

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Messa di Natale in San Benedetto (foto: Dany, in Mapio.net)

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SanBenedettoValPerlanaCartinaDue sentieri raggiungono l’abbazia di San Benedetto: entrambi in sostanza partono da Lenno, sulla riva nord del lago di Como, e a Lenno riportano. Occorre prevedere un paio d’ore per la salita, e poco meno per la discesa verso il punto di partenza (la cartina qui a fianco è tratta dal sito Gite di Confine, che presenta l’escursione, e a cui rimandiamo per i dettagli). 

Per quanto suggestivo sia raggiungere il sito e gustare la vista della chiesa e dei ruderi tra i boschi, si faccia quanto possibile per potersi assicurare anche la visita all’interno della basilica. Per verificare le occasioni e gli orari di apertura ci si può rivolgere alla locale Associazione sorta proprio per la gestione e la conservazione dell’antico monastero in quota: informazioni presso l’Ufficio per il Turismo di Lenno, in via Cesare Lomazzi, presso la biglietteria della navigazione sul Lago, cell. 366.6947129.

 

 

3 pensieri su “Due ore a piedi, poi l’abbazia dei sogni

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Paolo Lazzarini (da Fb):
    Poco più sotto c’è l’Abbazia dell’Acqua fredda antichissima. E il Sacro monte di Ossuccio. Un percorso circolare stupendo in mezzo alle cascate. E con molte altre chiese romaniche importanti.

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