Su, nei cieli, a San Miguel de Aralar

La strada che porta su al santuario di Aralar, così isolato ed elevato che viene detto “in excelsis“, “attraversa boschi magnifici e sale su fino alla vetta, dov’è posta la chiesa dedicata a san Michele arcangelo e da dove si può ammirare un grandioso panorama della Navarra“. “Si gode di uno spettacolo splendido – prosegue entusiasta dom Luis-Maria de Loyendo – in tutte le stagioni dell’anno, che diventa addirittura indimenticabile quando dall’Aralar contempliamo le valli sottostanti sommerse da un mare di nuvole, da cui emergono solo le cime più alte delle montagne”. E non esagera, lo studioso spagnolo, perché davvero il mondo intorno a San Miguel “in excelsis” è strabiliante; per contro, ammette de Loyendo, la chiesa “non è di grande qualità artistica, almeno nel suo stato attuale”, ed effettivamente l’edificio, appena si dirada la fascinosa nebbia, si mostra con un volto modesto e spartano, e l’interno non offre maggiori sollecitazioni.

L’ultimo tratto della salita al Santuario

Invece è appassionante la leggenda che narra le origini del santuario. C’è un nobile che, ai tempi di re Witiza, cioè nell’VIII secolo, parte per combattere i mori. Si chiama Teodosio de Goñi, e al temine di una lunga campagna d’arme, mentre torna dalla mogli e dai figli, ancora fuori dal villaggio incontra un falso pellegrino che lo mette in allerta: “Tua moglie – gli sussurra quello che in realtà è un demone – se la fa con un servo, e addirittura lo fa dormire in casa vostra, nel letto che era il vostro”. Giunto a casa in preda alla rabbia, Teodosio scorge due figure che dormono nel talamo familiare: con la spada ne fa strage, ma poi esce di casa e incontra la moglie che lo abbraccia festosa, e scopre così, di aver ucciso, nel letto, i propri genitori, che la consorte fedele e devota aveva accolto in casa. Per far penitenza, su richiesta del Papa in persona, Teodosio vagherà per i monti in catene fino a quando queste, consunte, non si spezzeranno. E solo dopo sette anni di vita eremitica avviene il miracolo: mentre prosegue il suo girovagare sull’Aralar, un drago assale il cavaliere; questi invoca l’arcangelo Michele, che appare nel fragore e sconfigge il mostro alato portando sul capo la croce di Cristo; già che c’è, l’Arcangelo fa cedere i ceppi della penitenza, e Teodosio è libero, finalmente purificato, di tornare alla sua famiglia.

Il “nartece” che dà accesso alla chiesa, affiancato al santuario

In quel luogo, ovviamente, si costruì una chiesa per san Michele – ed è l’ennesima dedicata all’Arcangelo nelle alture – anzi appunto “in excelsis“. Il santuario, la cui fondazione risale quindi al medioevo altissimo, fu più volte ampliato e ricostruito: la chiesa attuale risale ai secoli del romanico, con una dedicazione registrata nell’anno 1141; alla seconda metà dello stesso XII secolo risale la costruzione, al centro della navata, della cappella – quasi una chiesa nella chiesa – edificata sulla grotta dell’apparizione per conservare e onorare il reliquiario dell’Arcangelo, rappresentato mentre porta la croce sulla testa, insieme alle catene della penitenza di Teodosio de Goñi.

L’interno, con la cappella al centro della navata

Il santuario di Aralar, con la leggenda del miracoloso intervento del principe degli angeli, divenne per tutta la Navarra e per i vicini paesi baschi un riferimento fortissimo, perno della devozione all’Arcangelo potente. E il segno più nobile, e più interessante dal punto di vista artistico, dell’importanza del santuario è il paliotto posto oggi nel presbiterio, opera di altissima oreficeria del XII secolo: rappresenta Maria in trono nella mandorla della gloria, con il Bambino sulle ginocchia, circondata dai Viventi – inusuale questo Tetramorfo che non gira intorno al Salvatore -, a cui fanno da corte, in due registri, le figure degli Apostoli e i personaggi di un’adorazione dei Magi. Per la finezza del manufatto, realizzato in smalto, metalli e pietre preziose, non c’è dubbio che il paliotto sia il prodotto di una bottega tra le più prestigiose, e che con buona probabilità provenga addirittura da un atelier della cittadina francese di Limoges. Ed è il segno, dicevamo, dell’importanza del santuario sorto “in excelsis“, a cui molti salivano nonostante le difficoltà, attratti dalla potenza di una leggenda e del desiderio della propria redenzione, o almeno di un grazia.

Il paliotto in metalli preziosi, pietre e smalti

Aralar insomma, oltre a costituire una meta irrinunciabile per chi ama le chiese perse in mezzo al cielo, è soprattutto un promemoria. Ci ricorda che in tutta l’Europa cristiana questi luoghi elevati hanno un padrone e un protettore, e questo padrone e protettore è san Michele arcangelo. Gli uomini l’hanno incontrato e l’hanno visto all’opera, nel corso del Medioevo, in molti luoghi “alti” – tra i più noti, Monte Sant’Angelo sul Gargano, la Sacra di San Michele in Val di Susa, Mont-Saint-Michel nel nord della Francia – e dalla Puglia e alla Normandia affacciate su mari tra loro lontanissimi, fino alle prime Alpi e agli altopiani dei Pirenei in Navarra, al Principe delle schiere angeliche hanno scelto di votarsi in una devozione che dura da secoli.

Il santuario e il pianoro circostante

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3 pensieri su “Su, nei cieli, a San Miguel de Aralar

  1. Avatar di Sconosciuto Anonimo

    Sono salito ad Aralar l’anno scorso in luglio, tra i boschi ed evitando mandrie di cavalli “bradi” che salivano i tornanti. Purtroppo vi arrivai poco dopo le 18 e la chiesa era già chiusa. Ai 1200 m l’aria era frizzantina, credo 12 gradi, e sbuffi di nebbia l’avvolgevano. Ma il paesaggio sulle vallate circostanti era impagabile.
    Dovrò tornarci.

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