La storia di Giona fatta sintesi e magia

Che c’è da dire in più riguardo a Giona? A noi basta e avanza sapere che fu profeta, che finì in pasto alla balena, e che questa poi lo risputò sulla terra perché andasse a predicare a Ninive. Ma l’uomo del tempo romanico – lui sì – di Giona seppe molte altre cose, tutte interessanti, e tutte raccontate per magia, dal più bello e sorprendente tra i capitelli scolpiti nel XII secolo a Mozac.

Per dirci di Giona, il rilievo di Mozac – siamo in Alvernia, nell’abbazia dedicata a Saint-Pierre e Saint-Caprais – inventa una impaginazione narrativa specialissima, che colloca le due scene principali “di spigolo”: spariscono così le tre consuete “facce”, una maggiore e due laterali più piccole, in cui si articola normalmente un capitello addossato alla parete; e i punti di vista sono invece due, quelli angolari, su cui si collocano i due momenti centrali della vicenda: Giona buttato a mare e inghiottito, e Giona rigettato sulla spiaggia dal pesce. Oltre a farsi osservare “di sbieco”, le due scene sembrano anche invertite, poiché prima (a sinistra) c’è la scena della spiaggia, e solo dopo (a destra) troviamo Giona dato in pasto alla balena. Ma per rimettere tutto in ordine basta liberarsi dalle modalità di osservazione moderne, e immaginare, come ha fatto lo scultore di Mozac, un fedele che dal basso osservi il capitello incontrandolo lungo la navata: girerà intorno al rilievo, e giustamente vedrà prima la scena “a destra”, e solo poi, procedendo, la seconda parte del racconto.

Ma poi: sono davvero due, le scene? Nient’affatto: sono molte di più, perché molti momenti e molti dettagli della vicenda del profeta ribelle, narrata nel breve Libro di Giona, sono scolpiti, a ben guardare, nello stesso capitello.

MozacGiona1

La storia di Giona, prima parte del racconto

C’è la barca, su cui Giona si rifugia perché non vuole andare a Ninive, dove il Signore gli ha ordinato di predicare; c’è la tempesta, che provoca onde e mette in pericolo la sopravvivenza di tutti; ci sono i marinai che gettano a mare Giona, il quale è nudo perché – altro particolare che l’uomo del medioevo ben comprende – stava dormendo al riparo nella stiva, quando sul ponte si decise il da farsi.

In quella mano con cui uno dei marinai si copre il volto, poi, è riassunto tutto il processo che ha portato alla decisione: tirarono a sorte, i marinai, per capire chi aveva fatto adirare il Signore provocando la tempesta; e la sorte indicò Giona, che dormiva; e capirono che era un profeta ma che stava disobbedendo a Dio:

Essi gli dissero: ‘Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?’. Infatti il mare infuriava sempre più. Egli disse loro: ‘Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia’. Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano, perché il mare andava sempre più infuriandosi contro di loro. Allora implorarono il Signore e dissero: ‘Signore, fa’ che noi non periamo a causa della vita di quest’uomo e non imputarci il sangue innocente, poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere’. Presero Giona e lo gettarono in mare…

C’è tutto, nel capitello: un marinaio rema, per cercare un’altra via di salvezza; un altro si copre gli occhi, come fa, di fronte ad un crimine, chi non vuol essere considerato colpevole; il terzo butta a mare il profeta. E nella sintesi magistrale del capitello, il povero Giona nemmeno tocca l’acqua, che già un pesce lo divora – nel Libro passerranno invece tre giorni – e già lo restituisce alla terra, nell’altra parte del rilievo.

MozacGiona2

La seconda parte della narrazione

E anche qui, appaiono tutti gli elementi della vicenda, chiarissimi ad un osservatore medievale: c’è la città di Ninive, dove Giona predica, convertendola… Ma poi il profeta, ne uscirà – e siamo alla fine del Libro – per andare a dormire sulla spiaggia:

Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si sedette dentro, all’ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città. Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona, per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male

Così ci si accorge che la strana figura di Giona sotto il ricino rappresenta insieme due momenti: certamente quello in cui il profeta viene risputato a riva dalla balena, ma anche quello finale del Libro, in cui, dopo aver predicato a Ninive, riposa in attesa sotto l’albero, con la testa appoggiata alla mano…

C’è tutto il libro, per chi sa leggere, nel capitello di Giona scolpito a Mozac. Lo tengo in serbo: quando sentirò dire, come accade a volte, che i capitelli romanici istoriati somigliano ad una storia a fumetti, mostrerò questo capolavoro, che non ha riquadri e vignette e ballons, ma che parla cento volte di più, e cento volte più in profondità.

15 pensieri su “La storia di Giona fatta sintesi e magia

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Anna Russano Cotrone (da Fb):
    Tracce del pigmento originale? Ne ho trovato uno meno antico nel Crotonese di tipo barocco con tracce di colore rosa/arancio/mattone. Bellissimo. In effetti il bianco è un fraintendimento neoclassico!

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Donatella Butera (da Fb):
    Incredibile! E l’espressione dei tre marinai!!! Quello che rema cercando con occhi dubbiosi la terra, quello che getta in mare Giona con la convinzione di fare quel che andava fatto, e il terzo-magnifico! – che si copre il viso, inorridito Straordinaria la ricchezza di particolari e la loro sintesi in uno spazio tanto ridotto!

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Silvia Trevale (da Fb):
    Stupendo. Giona è un soggetto che si trova spessissimo anche sugli amboni. Morte e rinascita. Ricordo in particolare quello di Santa Maria del lago a Moscufo. Recentemente ho visto questo soggetto nell’ambone del duomo di Amalfi (mosaico).

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Difficile datare le attuali dipinture, o comunque stabilire se corrispondono alla dipintura originale riprendendola o se la modificano in modo arbitrario. Certamente sono meno “invasive” di quelle dei vicini capitelli di Issoire, e risultano un gradevole aiuto alla lettura della scena.

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