Corbera: va in scena l’arte di costruire

La pietra, la pietra pura, trasformata in linee, eleganza, perfezione. C’è, in Catalogna, una famiglia di chiese nelle quali è assente ogni forma di decorazione scultorea – non un capitello, né un architrave decorato, né un portale scolpito -. Eppure, queste chiese affascinano, rispondono, appagano, tutte. San Ponçe de Corbera, forse, supera le proprie sorelle per la spettacolare pulizia del suo interno, semplice e rigoroso come una costruzione del primo Novecento.

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La navata di San Ponçe

C’è un’ammiraglia, in questa piccola flotta, ed è la chiesa di San Vicente a Cardona, ineguagliabile per la sua posizione, per le dimensioni, per l’articolazione complessa eppure ineccepibile delle sue navate. Ma altre chiese – siamo alla fine dell’XI secolo – sono state costruite allo stesso modo, con muri fatti di pietre piccole, regolarissimi, pienamente simmetrici nel gioco della retta e del cerchio, lineari e sicuri: e tra queste San Ponçe de Corbera sicuramente eccelle. Più piccola della vicina Cardona, ma più grande della lontana Frontanya, come quest’ultima San Ponçe è stata costruita con una sola navata. E in essa si esprime meglio che nelle altre due chiese del gruppo – il monastero di Cassérres e quello di Sant Llorenc del Munt – la sintesi perfetta tra edificato e vuoto, tra pareti e spazi. Linee e fasce di pietra costituiscono i muri, e insieme li raddoppiano con arcate susseguenti; e allo stesso modo la volta, una botte perfetta, è ritmata da altre fasce e da queste è rafforzata. Tutto l’edificio si sostiene in equilibrio leggero; anche la grande cupola, sotto cui la chiesa si allarga in un transetto vasto e ordinato. Nel passaggio tra linee verticali ed archi, semplici accenni di cornici, come tratti di un grafico, o al più splendidi capitelli abbozzati nella stessa muratura di sempre.

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Uno dei capitelli

A questa sua specialissima spazialità, a questi suoi interni tirati su con la squadra e il compasso, San Ponçe aggiunge poi una collocazione suggestiva e ricca di fascino: costruita come chiesa del monastero che sorgeva fuori dall’abitato di Corbera, si trova infatti ora pressocché sola sul colle, ben presto svanita l’autorevolezza e la forza della comunità monastica, e completamente mutate nella funzione le poche costruzioni che le sono attigue.

E se dentro a stupire sono le pareti luminose e pure, preciso susseguirsi di pietre a disegnare architettura, fuori la sorpresa è la mole articolata ed inconfondibile di San Ponçe. Restano nella memoria gli spioventi successivi dei tetti, il transetto vasto, il possente tiburio quadrato, il camminamento fra i coppi che porta ad un campaniletto fuori scala – solo ai suoi capitelli, lassù, è concesso una semplice accenno di decorazione scolpita -. Restano le absidi gialle, che sembrano sorgere dalla terra riarsa del colle, tra i verdi alberi scuri che riempiono la vista di una seconda intensa tinta, a cui il cielo di Catalogna aggiunge, azzurro, un terzo colore.

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La chiesa vista da oriente

 

3 pensieri su “Corbera: va in scena l’arte di costruire

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Alberto Perfetti (da Fb):
    Veramente queste chiese affascinano per lo spirito che le anima : niente deve distrarre dalla meditazione il fedele deve essere rivolto solo a Dio ed anche la luce aiuta la concentrazione. una concezione come già detto da altri commenti che si ritroverà in molte chiese del Novecento

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Barbara Casciu (da Fb):
    Quanto mi garba questa architettura leale, pura, essenziale, rigorosa! Nessuna indulgenza alla decorazione, eppure perfettamente appagante, come tu stesso sottolinei magistralmente in questo splendido articolo, caro Giulio Giuliani😘

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  3. Paolo Salvi ha detto:

    Sono chiese essenziali, che non indulgono alla decorazione, perché lo spirito che le avvolge e le incarna basta ed avanza. In queste chiese io riesco a sentire una profonda spiritualità e non mi meraviglia che Bernardo di Clairvaux abbia voluto sul finire del XII secolo recuperare la purezza delle forme abbandonando decorazioni “superflue”, che distraggono il fedele dalla parola.

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