Sansone, supereroe dell’era romanica

Che Sansone fosse un Ebreo forte come un gigante, questo ce lo ricordiamo tutti. E poi tutti ricordiamo che i suoi nemici furono i “Filistei”: è impossibile infatti dimenticare l’atto finale della sua storia, quando cioè Sansone fece crollare il tempio in cui era esposto al pubblico scherno, e la frase che pronunciò mentre ne abbatteva le colonne portanti: “Muoia Sansone con tutti i Filistei”.

E così, nel dizionario biblico-mitologico dell’uomo moderno, Sansone è il “gigante” che, imprigionato dai suoi nemici, se ne vendica portandoli tutti con sé nella tomba. In più, forse, ci è rimasto impresso il fatto che la forza di Sansone – quai un superpotere da supereroe della Marvel, raro in un personaggio della Bibbia – stava tutta nei lunghi capelli, e che per renderlo impotente la moglie, traditrice, glieli tagliò mentre dormiva. Questo, pressappoco, è il “nostro” Sansone.

Il tempo romanico, invece, ricorda l’eroe biblico come colui che lottò contro il leone e lo uccise. Tra i tanti capitelli con questa iconografia, quello scolpito per la chiesa di Santa Maria la Real di Aguilar de Campoo, ora al Museo Arqueológico Nacional di Madrid, è particolarmente bello, e costituisce un “canone”: come accade quasi sempre, Sansone è rappresentato mentre cavalca la fiera, o più precisamente mentre le monta sulle terga per immobilizzarla; i lunghi capelli identificano l’eroe che, da dietro la schiena del leone, con le mani ne divarica le fauci, fino a schiantarlo. Splendidi i lunghi capelli che, raccolti qui da fini legacci, si distendono all’indietro dialogando, come accade spesso, con il mantello anch’esso disteso al vento.

Il Sansone che ricordiamo noi, quello che, pur se in catene, fa crollare il tempio, sembra non aver appassionato più di tanto gli scultori romanici e i loro committenti – il caso dei capitelli di Autun e della Sacra di San Michele, dov’è scolpita appunto anche questa scena finale, sono esempi rari -. E in più va detto che il romanico trascurò molti altri episodi della storia biblica di Sansone, che pure si prestavano ad essere rappresentati forse almeno quanto la lotta con il leone: nel Libro dei Giudici, si racconta ad esempio di quando, per beffare i Filistei, Sansone scardinò le porte della città di Gaza e le condusse a spalla in cima ad un monte; e del giorno in cui scatenò nei campi dei nemici trecento volpi legate a due a due, con fiaccole accese sulle code, e dei raccolti fece un disastro; o anche di quando si lasciò legare dai Filistei, ma i fulmini del Signore bruciarono le corde che lo imprigionavano, e mille ne uccise, brandendo una mascella d’asino… Anche se un Sansone con un portone sulle spalle appare a Vézelay e a La-Sauve-Majeur, come scena ancillare a quella principale, di tutte queste altre imprese sembra che ben poco abbia fatto presa, nel tempo romanico. Rare anche le rappresentazioni del momento in cui Dalila taglia i capelli all’eroe dormiente. E invece si preferì l’episodio, in sé marginale, e accaduto nella giovinezza, dell’incontro con il leone:

Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un leone venirgli incontro ruggendo. Lo spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto. Ma di ciò che aveva fatto non disse nulla al padre né alla madre (Gdc 14, 5-6).

In questo giovane eroe che schianta la belva a mani nude, così fortemente scelto e così spesso riproposto dall’arte romanica, è difficile non vedere il riflesso di un altro mito, quello di Ercole, l’eroe classico, il figlio di dei che, proprio come Sansone, affrontò il leone e lo soffocò con la forza delle proprie braccia, liberando dal terrore la città di Nemea. Per una volta si può dire lampante, nelle scelte e nel gusto degli uomini romanici, il riverbero di un mito classico; e se a giustificare l’accostamento tra i due eroi ci soccorre sicuramente una motivazione teologica – Ercole è figura di Sansone, ed entrambi sono figura del Cristo, che vince la morte – in questa riproposizione di una lotta ancestrale tra un uomo e una belva si respira anche il gusto, quasi “pagano”, che portò l’artista di Aguilar de Campoo e tanti altri nel suo secolo a sovrapporre due figure, due miti simili e suggestivi, due saghe entrambe antiche. Raccontando così, con una sola scena, tutta la storia dell’uomo e la sua sfida eterna contro le forze del male.

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Il Sansone del Museo di Madrid (foto: Anka Reé)

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Il capitello della Sacra di San Michele

E’ alla Sacra di San Michele, in Val di Susa, che incontriamo il Sansone rappresentato secondo una iconografia diversa: qui si racconta appunto l’episodio finale della vicenda, e il protagonista è intento a divellere una delle colonne del tempio, sotto cui sono rappresentati i Filistei. Il capitello è uno di quelli che adornano il Portale dello Zodiaco, in cima al famosissimo scalone dei morti.

Ad Autun torna una scena simile, declinata però in modo differente: nel capitello dedicato a Sansone, l’eroe spinge a forza di spalle un grande pilastro che sostiene non solo la copertura del tempio, ma il tempio stesso, posto come una gabbietta abitata dai Filistei in cima alla colonna che sta per essere abbattuta. 

 

2 pensieri su “Sansone, supereroe dell’era romanica

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